Trapianti di Cellule Beta incapsulate:

Sperimentazione del dottor Soon-Shiong

Riportiamo in questo articolo alcune tappe di una sperimentazione in via di sviluppo sul trapianto di isole pancreatiche incapsulate.
Facciamo riferimento in particolare al lavoro portato avanti nel corso di questi ultimi anni dal dottor Patrick Soon-Shiong del St. Vincent Medical Center di Los Angeles, California.
Data la difficoltà trovata nell'individuare un'unica fonte esauriente di informazioni abbiamo ritenuto opportuno trarre spunto da diversi articoli, in modo da dare una visione più obiettiva degli sviluppi e dei progressi di questa tecnica.

Steven Craig fu la prima persona su cui venne effettuato un trapianto di cellule beta dal dottor Patrick Soon-Shiong.
L'operazione fu eseguita il 6 maggio 1993 in California.
Al momento del trapianto Steven Craig aveva 38 anni, era diabetico da circa 30 anni ed era già in terapia con immuno-soppressori a causa di un precedente trapianto di reni.
La procedura con cui venne effettuato il trapianto si può ritenere scarsamente invasiva: viene effettuata una incisione a L sopra l'ombelico attraverso la quale vengono istillate le cellule beta nella cavità addominale.
L'operazione (che può essere fatta in regime di anestesia totale o locale) nel caso specifico durò circa 20 minuti e la ferita si rimarginò in soli 2-3 giorni.

Furono trapiantate cellule di origine umana, ma se la tecnica avrà degli sviluppi positivi nel corso del tempo non si esclude l'utilizzo di cellule animali, in particolare da maiali.

Per ovviare al problema di un probabile nuovo attacco da parte del sistema immunitario alle cellule trapiantate, è stato studiato un metodo per incapsulare le isole di Langerhans.
Le cellule da trapiantare vengono incapsulate in un alginato gelatinoso (un polimero derivato dalle alghe marine).
Tale sostanza ha una struttura porosa che permette alle cellule beta di venire a contatto con i fluidi corporei e di riconoscerne la quantità di glucosio presente.
Di conseguenza le cellule beta impiantate sono stimolate a produrre una quantità di insulina adeguata al bisogno.
Il materiale poroso permette quindi all'insulina così prodotta di passare nel sangue ma al contempo è in grado di proteggere le cellule dagli attacchi del sistema immunitario.
La ricerca di questa particolare sostanza è stata sviluppata dalla NOBIPOL (The Norvegian Biopolymer Labora-tory) all'NTH e dall'istituto di ricerca sul cancro della facoltà di medicina di Trondheim, in collaborazione con la compagnia norvegese Pronova Biopolymer A/S e con l'università della California.
Le capsule di alginato sono di dimensioni inferiori a quelle della punta di uno spillo e sono in grado di mantenere vive le cellule in esse inserite per molti anni
Il vantaggio maggiore di questo materiale consiste nel fatto che, essendo totalmente naturale, è in grado di limitare le reazioni da parte del sistema immunitario.
Proprio per questa caratteristica le capsule di alginato potrebbero trovare un campo di applicazione anche in altre malattie come nel caso del morbo di Parkinson o di varie patologie del fegato.


Isole di Langerhans in capsule di acido alginico. Queste capsule possono contenere cellule che producano anche altri tipi di ormoni o enzimi.

Per 4 anni e mezzo Steven Craig non subì alcun tipo di restrizione per quanto concerne il regime alimentare, proprio allo scopo di verificare fino a che punto potessero essere spinte le cellule trapiantate.
Per la maggior parte del tempo egli non ebbe bisogno di iniettarsi insulina.
In media in questo periodo il suo fabbisogno insulinico si ridusse dell'80% - 90 %.
Steven Craig venne sottoposto al reimpianto di nuovi gruppi di cellule dapprima a distanza di 6 mesi dal primo trapianto e successivamente dopo 18 mesi.
Non fu mai effettuato su di lui un trapianto completo di cellule, cioè gliene vennero iniettate solo dosi parziali, inferiori all'ammontare complessivo di cellule beta di una persona sana.
Sperimentazioni di laboratorio su cani diabetici hanno indicato che, dopo un trapianto di una dose completa di cellule beta, a distanza di anni non si sono resi necessari ulteriori reimpianti per garantire l'indipendenza dall'insulina di questi animali.

E' doveroso riportare la notizia della morte di Steven Craig avvenuta il 22 aprile 1998, anche se non correlata con il diabete.


Il dottor Soon-Shiong insieme a Steven Craig

La metodologia di trapianto delle isole di Langerhans sperimentata dal dottor Soon-Shiong è promettente a causa della relativa semplicità della procedura attraverso la quale vengono inserite le cellule beta nell'addome (è ritenuta una tecnica non chirurgica) e quindi della sua ripetibilità nel caso di bisogno.
Inoltre la ricerca di un materiale con cui proteggere le nuove cellule impiantate sembra sia arrivata ad una svolta con l'individuazione della sostanza utilizzata nel caso di Steven Craig.

Il caso di Steven Craig è stato quello in cui il dottor Soon-Shiong ha ottenuto i risultati migliori fino a questo momento.
Un'altra diabetica, Clarissa Hooper, è stata sottoposta ad un analogo trapianto all'incirca nello stesso periodo, ma con risultati nettamente peggiori.
Un articolo del maggio 1998 segnala l'imminente inizio di una nuova sperimentazione da parte del dottor Soon-Shiong che dovrebbe aver coinvolto un numero maggiore di pazienti non sottoposti a terapia immuno-soppressiva (24 persone in totale, ad alcune delle quali sarebbero state impiantate cellule umane, ad altre cellule suine) e della quale aspettiamo di conoscere gli esiti.


Tradotto da: The Islet Foundation ; NTNU Norvegian University of Science and Technology, Trondheim
Traduzione di Elena Invernizzi

Data ultimo aggiornamento: Mar, 4 Maggio 1999 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n1999_049.html

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