Si profila un cambiamento nell'atteggiamento del medico nei confronti del soggetto malato... almeno a livello terminologico... ma per cambiare tale rapporto e rendere più umana la medicina, non basta operare un mascheramento dei termini... Riporto qui di seguito l'articolo apparso sul Corriere Salute del 21 Febbraio, circa la nuova dizione del Codice Deontologico dei Medici.


Nuova dizione del Codice deontologico dei medici

Il paziente non è più paziente

di Sandro Spinsanti Osp. Fatebefratelli – Roma

I medici italiani hanno abolito il termine “paziente”: è una delle novità della recente revisione del Codice deontologico. Al posto dei pazienti, il Codice parla dei cittadini, di utenti, di persone. L'intenzione è chiara: i medici vogliono dissociarsi da quel rapporto tradizionalmente in vigore tra il malato e il professionista sanitario. Di solito è il medico che decide -<in scienza e coscienza>- a quali esami il malato deve sottoporsi e quali terapie deve intraprendere. Ebbene, la rinuncia al termine paziente sottolinea che la medicina è entrata nell'epoca della modernità, che richiede la partecipazione più ampia del malato alle decisioni che lo riguardano.

Di fatto, perché i rapporti tra medici e malati si modifichino è necessario che la popolazione acquisti più potere. Ciò che si ottiene principalmente con l'informazione: non solo quella occasionale, ma l'informazione considerata come il dovere prioritario di chi gestisce la sanità pubblica. Questo è il disegno sottostante a un'iniziativa del Dipartimento Opere Sociali del Canton Ticino, da cui dipende il sistema sanitario. A tutte le famiglie è stato inviato un libretto dal titolo "SI e NO per la Salute", concepito come una piccola guida per capire e decidere. Tra i NO spicca quello della medicina inutile, introdotto da un'affermazione impopolare "La medicina contrariamente a quanto si crede, non è una scienza esatta: è un sapere caratterizzato da un'ampia incertezza.

Da questa premessa discende una esortazione: dal momento che il paziente non è sempre in grado di valutare da solo se l'operazione o il trattamento è effettivamente necessario, è opportuno che chieda un secondo parere a un altro medico. Ciò vale soprattutto per le operazioni chirurgiche.

Un altro no di grande rilievo è quello dei test diagnostici fini a se stessi. Spesso è inutile sottoporsi a un esame se a priori si è contrari all'operazione o alle cure che seguirebbe. Il libretto incoraggia i cittadini a porre al medico alcune precise domande: "Quale malattia questo test può individuare? Quante probabilità ci sono che il test non dia un risultato attendibile? La malattia che si intende ricercare, può essere curata? E con quali probabilità di guarigione?".

Chi è capace di rivolgere al medico domande simili è un cittadino moderno e responsabile, anche se si chiama ancora paziente. Mentre a ben poco può servire cancellare questo termine dall'uso comune, se non aumenta la consapevolezza che dobbiamo giocare un ruolo attivo nelle decisioni che riguardano la nostra salute.


Tratto da: Corriere Salute del 21 Febbraio 1999

Data ultimo aggiornamento: Lun, 15 Marzo 1999 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n1999_024.html

Pag. < Home Pag. >
[Indice] [Il nostro sito] [Il diabete] [Associazioni] [Servizi] [Leggi] [Community] [Notizie] [Pubblicazioni] [Passatempo] [Altri siti] [Cerca] [Lettere]


Hosted by Publinet