Studio Ukpds: il controllo rigoroso è obbligatorio
Glicemia e Pa a posto
in scacco il tipo 2di Brigida Stagno
Diabete di tipo 2, quale scenario nei prossimi anni? A fronte di un'impennata ormai prevista per la patologia in tutto il mondo, qualcosa sembra si possa fare per arginare le ricadute, soggettive e sociali. Obiettivo: il controllo di glicemia e pressione arteriosa, parametri da tenere sotto stretto scacco farmacologico per ridurre le complicanze. La conferma arriva dallo studio Ukpds (United Kingdom prospective diabetes study), il più vasto condotto finora sul diabete non insulino-dipendente. I risultati, già pubblicati sul British Medical Jourrnal e su The Lancet e comunicati a Barcellona in occasione del 34° Congresso della Società europea di Diabetologia, dimostrano per la prima volta come la gestione rigorosa del diabetico possa abbattere il rischio di retinopatia, nefropatia e macroangiopatia. L'indagine, durata vent'anni e coordinata dall'Università di Oxford, è stata avviata nel 1977 su cinquemila diabetici arruolati in 23 centri di tutta la Gran Bretagna. Lo studio si è articolato in tre direzioni spiega Domenico Cucinotta, presidente dell' Associazione medici diabetologi italiani. La prima ha valutato, in 3.867 soggetti neodiagnosticati per diabete di tipo 2 e mai trattati, gli effetti dello stretto controllo dell'iperglicemia, con sulfaniluree o insulina, sulle complicanze croniche della malattia, confrontandoli con quelli di un regime terapeutico convenzionale. In dieci anni, nel gruppo sottoposto a trattamento intensivo, i valori di emoglobina glicosilata (HbA1c) sono risultati inferiori dell'11 per cento rispetto a quelli dei pazienti in terapia convenzionale. Il rischio di microangiopatie, (renali e retiniche, si è ridotto del 25 per cento.
Incremento della concentrazione di HbA1c durante lo studio UkpdsUna seconda ricerca ha invece valutato, su 342 diabetici sovrappeso, gli effetti del controllo intensivo della glicemia con metformina, a confronto con 411 soggetti sottoposti a solo controllo della dieta. Anche in questo caso, nell'arco di dieci anni, il gruppo metformina ha ottenuto una riduzione del 32 per cento del rischio di morte per tutte le cause, una diminuzione del 42 per cento della mortalità correlata alle complicanze e del 39 per cento di quella da infarto miocardico, rispetto ai controlli.
Lo scopo del terzo ramo dello studio, infine, è stato valutare l'efficacia del controllo pressorio nel prevenire le complicanze micro e macrovascolari. Di 1.148 pazienti ipertesi e diabetici illustra Cucinotta 758 sono stati trattati con terapia antipertensiva massiccia (captopril o atenololo più altri farmaci, per mantenere valori pressori inferiori a 150/85 mmHg), mentre nei 390 soggetti controllo sono stati somministrati antipertensivi (esclusi Ace-inibitori e beta bloccanti), così da mantenere la pressione entro i 180/105 mmHg. Nel primo gruppo i valori pressori si sono mantenuti mediamente inferiori rispetto al trattamento non intensivo. La mortalità correlata alle complicanze del diabete si è ridotta del 32 per cento e del 37 per cento l'insorgenza di complicanze microvascolari; è diminuito del 34 per cento il rischio di progressione della retinopatia diabetica e del 47 per cento quello di cecità, senza alcuna differenza rispetto ai farmaci utlizzati. Il messaggio più significativo dell'Ukpds conclude Cucinotta è dunque: qualsiasi riduzione dei valori glicemici e pressori comporta diminuzione del rischio di complicanze, indipendentemente dal farmaco utilizzato. Molto resta da fare, invece, sulla comprensione dei meccanismi patogenetici che sottendono la malattia nei soggetti predisposti. Infatti si è visto che l'HbAlc, nonostante il buon controllo operato, ha mantenuto nel corso di tutto lo studio una tendenza all'aumento.
Tratto da: Giornale del Medico, 25 gennaio 1999, Anno XV, n.2, pag. 3
Data ultimo aggiornamento: Gio, 25 Febbraio 1999 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n1999_022.html
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