Diabete di tipo 2: due sperimentazioni in corso
Sul fronte della prevenzione alle complicanze del diabete di tipo 2 o non insulino dipendente ci sono due novità:
uno studio italiano sta valutando l'efficacia di diverse combinazioni di farmaci ipertensivi che potrebbero ridurre il rischio di complicanze renali e cardiache nei diabetici che soffrono di ipertensione arteriosa;
uno studio inglese ha dimostrato la validità di un farmaco, la metformina, nel trattamento del diabete associato al sovrappeso e all'obesità (il 90% dei diabetici di tipo 2 è in sovrappeso e questo è a sua volta un fattore di rischio).
Studio Benedict (acronimo di Bergamo nephrologic diabetic complication trial), progetto iniziato circa tre anni fa e tuttora in corso. Condotto dall'istituto M. Negri di Bergamo, coordinato dal prof. G. Remuzzi e dal dott. P. Ruggenenti.
Tale studio si propone di esaminare nuove strategie diagnostiche e terapeutiche per i diabetici che soffrono di ipertensione arteriosa (circa i due terzi della popolazione diabetica). Tali soggetti sono esposti a due fattori di rischio, in quanto gli elevati livelli di glucosio nel sangue associati all'ipertensione arteriosa sono condizioni che possono potenziarsi a vicenda nel danneggiare i reni, il cuore, i grandi vasi, gli occhi.La ricerca condotta su circa mille pazienti affetti da diabete di tipo 2, ipertesi e senza tracce di albumina nelle urine (indice di un danno renale già in atto), prevede la sperimentazione di un trattamento farmacologico precoce basato sull'assunzione quotidiana di un ace-inibitore, il trandolapril, e di un farmaco appartenente al gruppo dei calcio-antagonisti, il veratran o il verapamil, o meglio sulla loro associazione. Queste sostanze (che già da anni vengono utilizzate nella cura dell'ipertensione) svolgono anche un'azione protettiva su reni, cuore e distretti del microcircolo, come la retina.
Tra due anni sarà possibile stabilire con certezza la loro efficacia nel prevenire le complicanze del diabete e quindi la comparsa di nefropatia, di problemi cardiovascolari e della retinopatia diabetica.
Se l'abbinamento di un ace-inibitore e di un calcio-antagonista evidenziasse dei risultati soddifacenti il comitato etico indipendente che sovraintende lo studio stesso potrebbe stabilire la sospensione della fase di sperimentazione e l'immediato trattamento con i due farmaci di tutti i pazienti.
Studio UKPDS 34 (United Kingdom Prospective Diabetes Study), condotto dal Diabetes Research Laboratory dell'università di Oxford in collaborazione con altri 23 centri. In Italia tale studio è stato seguito da vicino dal prof. A. Pontiroli dell'istituto San Raffaele di Milano.
I muscoli del tessuto adiposo presente nelle persone obese sono meno sensibili all'insulina che serve per trasportare il glucosio all'interno delle cellule, di conseguenza queste persone non riescono a utilizzare tale zucchero correttamente. Da qui la necessità di trovare un farmaco efficace nel controllo della glicemia, ma che tenga conto anche dell'obesità. Nel diabetico obeso il pancreas produce quantità di insulina a volte addirittura più elevate del normale. Il problema dell'iperglicemia è legato alla scarsa efficienza del fegato e dei recettori dell'insulina (situati nei muscoli e nel tessuto adiposo) che non riescono ad utilizzare questo ormone e determinano così un aumento di glucosio nel sangue. Ecco perchè il paziente obeso spesso non va trattato con l'insulina ma con farmaci in grado di ridurre la resistenza all'insulina.
Questo studio va avanti da 11 anni e ha coinvolto 1700 diabetici di tipo 2, di età compresa tra i 25 e i 65 anni, senza problemi vascolari, di ipertensione maligna, insufficienza renale o retinopatia.
La metformina riducendo il rilascio di zucchero dal fegato aiuta l'attività dell'insulina, sembra quindi essere il trattamento più indicato nel trattamento del diabetico in sovrappeso od obeso (nei pazienti tattati con metformina si è riscontrata una riduzione del 32% nell'insorgenza delle complicanze, del 39% del rischio di infarto, oltre ad un abbassamento del colesterolo cattivo LDL e ad un aumento di quello buono HDL. Inoltre il trattamento con metformina contribuisce al controllo del peso corporeo, cosa che non accade con la terapia insulinica, che invece ha un effetto anabolizzante).
Tratto da Salve, Febbraio 1999, pagg. 78-81, articolo di Antonella Marchitto
Sintesi di Elena Invernizzi
Data ultimo aggiornamento: Lun, 22 Febbraio 1999 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n1999_017.html
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