Il 58° meeting dell'American Diabetes Association (ADA), recentemente svoltosi a Chicago lo scorso giugno, ha rappresentato una importante e qualificata occasione per aggiornarsi sulla realtà presente e futura

Insulina per via inalatoria

Il 58° meeting dell'American Diabetes Association (ADA), recentemente svoltosi a Chicago lo scorso giugno, ha rappresentato una importante e qualificata occasione per aggiornarsi sulla realtà presente e futura dell'insulina somministrata per via inalatoria.

Alla luce delle presentazioni orali e poster ascoltate a Chicago sull'argomento, si può affermare che l'efficacia dell'ormone, somministrato per via inalatoria, è stata confermata, per ora solo in fase sperimentale e nel breve periodo, sia nel paziente affetto da diabete tipo 1 come in quello con tipo 2 anche se è doveroso sottolineare come ancora molti studi sono necessari prima che l'insulina inalatoria sia disponibile nelle farmacie.

Dall'Australia il dott. Aidan McElduff ha presentato gli incoraggianti dati su 11 soggetti normali, volontari, nei quali ha studiato l'assorbimento e l'effetto ipoglicemizzante di insulina regolare (Humulin R) per via s.c. rispetto alla via inalatoria utilizzando a tal fine blister usa e getta di insulina ed un sistema computerizzato di aereosol denominato AERx che permette un fine dosaggio dell'insulina somministrata per via aereosol. Dai dati riportati l'assorbimento per via inalatoria dell'insulina risultava leggermente più rapido della via s.c (il picco ipoglicemizzante si osservava un'ora dopo la via inalatoria rispetto alle due ore dopo con la via s.c.) ricordando molto a tal proposito la lispro.
Infatti, in una successiva presentazione del dott. Stephen Farr della Aradigm Corporation americana, l'efficacia della lispro per via s.c. e della insulina regolare per via inalatoria sono state trovate esser identiche in un gruppo di 9 soggetti sani di controllo. Probabilmente, concludevano gli autori, l'assorbimento per via inalatoria della lispro potrebbe rivelarsi ancora più rapida rispetto alla via s.c. tradizionale e con ciò rivelarsi ancora più vicina alla secrezione fisiologica del soggetto normale.

La Aradigm Corporation sta sviluppando, in collaborazione con la Novo Nordisk danese, il sistema inalatorio computerizzato AERx. Esso è composto, come già detto, da un inalatore che guidato da un computer nebulizza dosi esatte di insulina liquida. Tale inalatore ha mostrato eccellenti qualità di riproducibilità. Le due corporations intravedono un uso promettente dell'insulina inalata soprattutto nei soggetti anziani affetti da diabete tipo 2 e richiedenti un trattamento insulinico aggiuntivo. Infatti, in questi casi è proprio la necessità della via iniettiva che scoraggia o rende difficile l'applicazione della terapia insulinica e tanto meno quella intensiva richiedente più iniezioni al dì.

I dati sull'utilizzo della insulina per via inalatoria, con un nebulizzatore tascabile di insulina in polvere preparato dalla Inhale Therapeutics Systems, su pazienti diabetici sono stati invece presentati, per quanto riguarda il tipo 1, dal Dr. Jay Skyler dell'Università di Miami in Florida (121 pazienti tipo 1) e dal Dr. William Cefalu dell'Università del Vermont per quanto riguarda i pazienti con tipo 2 (25 pazienti ). Skyler ha riportato il suo studio che ha coinvolto 70 soggetti adulti (dell'età media di 35 anni) con diabete di tipo 1 randomizzati al 50% per il trattamento insulinico tradizionale e al 50% per quello per aereosol (regolare per aereosol prima dei tre pasti più lenta bedtime). Sono state misurate le glicemie immediatamente e due ore dopo i pasti per un periodo per ora di soli tre mesi. I risultati hanno dimostrato che l'insulina inalata è in grado di controllare le glicemie almeno quanto quella iniettata per via s.c. tradizionale. Inoltre lo studio non ha rilevato alcuna ripercussione sul funzionamento polmonare e 28 dei 35 soggetti continueranno ad usare l'insulina inalabile per un anno. Dallo studio sono stati esclusi i fumatori e gli asmatici. A novembre dovrebbe inoltre partire un nuovo arruolamento che prevede di trattare oltre 1000 soggetti.

Lo studio del dott. William T. Cefalu, invece, condotto con criteri simili a quelli precedente, ha ottenuto risultati praticamente sovrapponibili. L'insulina inalata ha dimostrato pari efficacia a quella iniettata in pazienti con diabete mellito di tipo 2 che richiedevano trattamento insulinico e 23 di loro su 25 totali hanno deciso di continuare lo studio per un anno.


Tratto da: Scienza & Diabete, settembre-ottobre 1998

Data ultimo aggiornamento: Mer, 2 Dicembre 1998 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n141.html

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