La fame in utero si sconta da grandi
Non è mai troppo presto per iniziare a prevenire il diabete. Le lancette dell'orologio che indica il momento migliore hanno fatto un nuovo balzo indietro, fino alla vita intrauterina. Diversi studi hanno infatti dimostrato come la ridotta crescita fetale determini un'aumento dell'incidenza del diabete di tipo 2 in età adulta.
In molti casi l'iposviluppo coincide con un insufficiente apporto calorico al feto, dovuto ad una scarsa alimentazione della madre. Una conferma è giunta da uno studio epidemiologico condotto in Olanda sui dati ottenuti dalla carestia che flagellò i Paesi Bassi durante la Seconda guerra mondiale, tra il novembre 1944 e il maggio 1945. Sono stati rintracciati oltre 700 bambini nati ad Amsterdam in quel periodo e sono stati analizzati i principali parametri dello sviluppo. I dati sono poi stati confrontati con quelli delle madri. Il campione è stato quindi suddiviso in tre gruppi a seconda che i soggetti fossero stati concepiti prima, durante o dopo la carestia.
Abbiamo notato che coloro che sono stati esposti alla carestia in epoca prenatale, soprattutto nella fase terminale della gestazione, avevano una ridotta tolleranza al glucosio in età adulta spiega I. Van Der Meulen dell'Università di Amsterdam. Questo fenomeno era più chiaro nei neonati con basso peso alla nascita o con madri che hanno avuto un calo ponderale in prossimità del parto. L'effetto della carestia si è inoltre spesso legato a un aumento dei casi di obesità in età adulta.
Tutto questo pare dimostrare, conclude il ricercatore olandese che lo scarso apporto nutritivo in utero generi importanti e permanenti cambiamenti nel metabolismo glucidico. I risultati sono importanti in particolar modo per le conseguenze sulla prevenzione del diabete e dell'obesità. Si potrà, per esempio, ridurre l'incidenza di queste condizioni invitando le gestanti a seguire un'alimentazione più corretta e incitando coloro che abbiano ricevuto uno scarso apporto calorico in epoca prenatale a intraprendere una dieta mirata o a praticare attività fisica con regolarità.
Tratto da "Scienza e diabete", ott-nov 1998
Data ultimo aggiornamento: Gio, 26 Novembre 1998 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n137.html
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