La Finanziaria: "Quattro ore al giorno a costo fisso"
E così si apre la strada alla concorrenza fra i provider

Navigare senza scatti:
il sogno si fa realtà

di GIANCARLO MOLA, Repubblica 28 settembre 1998

ROMA - Internet senza l'ossessione degli scatti telefonici. È il sogno non tanto segreto dei cybernauti italiani. E dall'anno prossimo sarà realtà. Nel collegato alla Finanziaria '99 è stata infatti inserita una norma che impone ai gestori di reti telefoniche di stabilire la tariffa massima per garantire a tutti un tempo continuato di navigazione. Una misura che dovrebbe dare impulso allo sviluppo del web italiano. E in prospettiva mettere in concorrenza tra loro i provider dell'intera penisola, livellando i costi degli abbonamenti.

La nuova regola è stata inserita nella manovra economica su richiesta esplicita del vice presidente del Consiglio Walter Veltroni. Stabilisce che agli utenti sia permesso di navigare ogni giorno ad un costo fisso per un tempo “non inferiore a quattro ore nell'ambito di fasce proposte dai soggetti fornitori di telecomunicazioni”. Si potrà cioè navigare per almeno quattro ore al giorno: il contascatti resterà fermo e sulla bolletta sarà addebitato un fisso la cui determinazione spetta all'Autorità garante per le Telecomunicazioni. Accadrà in Italia quel che è già possibile negli Stati Uniti. Dove, grazie all'inesistenza della tariffa urbana a tempo, è possibile navigare a piacimento spendendo l'equivalente di 250.000 lire l'anno.

La norma definisce in realtà l'attuazione dell'articolo 5 della legge 249/97, quella che appunto istituisce l'Autorità. Il principio che oggi ha una chiara interpretazione è quello della “garanzia di comunicazione tra i terminali degli utenti, ove compatibili, di non discriminazione e di proporzionalità di obblighi e di diritti tra gli operatori ed i fornitori”.

“Sono ormai oltre 700 - spiega il sottosegretario alla Funzione pubblica Ernesto Bettinelli - i siti Internet delle pubbliche amministrazioni che forniscono servizi di informazione sempre più interattivi. È ormai indispensabile eliminare le insostenibili barriere tariffarie che impediscono alla gran parte dei cittadini di fruire dei servizi pubblici essenziali”.

Ma dopo l'abbattimento della tariffa a tempo è in arrivo un'altra novità. Per fornire gli accessi a Internet ai provider saranno attribuiti dei numeri di telefono ad hoc. “Numeri azzurri”, li definisce Bettinelli. “Chiamarli avrà un costo uguale da qualunque città d'Italia. In questo modo si aprirà una effettiva concorrenza tra i fornitori di accessi alla Rete. Ciascuno potrà scegliere sull'intero territorio nazionale l'offerta più conveniente”. Il costo degli abbonamenti Internet oscilla oggi fra le 180.000 e le 650.000 lire annue. E nei centri più piccoli è praticamente impossibile scegliere. La rivoluzione è quindi destinata ad estendersi. “Ma questo è solo l'inizio”, conclude Bettinelli. “Con l'ingresso nel mercato dei nuovi gestori di telefonia fissa, le tariffe scenderanno ancora e finalmente navigare non sarà più un lusso per pochi”.


Il sottosegretario Bettinelli spiega la rivoluzione delle tariffe
“Chiamare costerà allo stesso modo da tutta Italia”

E con i numeri azzurri
più concorrenza tra i provider

di GIANCARLO MOLA, Repubblica 28 settembre 1998

ROMA - “Chiamare un provider avrà un costo uguale da ogni parte d'Italia. Ci sarà più concorrenza e scenderanno i costi degli abbonamenti”. La rivoluzione nel regime degli accessi a Internet la anticipa il sottosegretario alla Funzione pubblica Ernesto Bettinelli, docente di diritto costituzionale all'università di Pavia. Lo fa mentre spiega gli effetti immediati della norma della Finanziaria che impone ai gestori delle reti telefoniche di stabilire teriffe a costo fisso per le connessioni a Internet.

Sottosegretario, come funzionerà il nuovo sistema?
“Il Garante stabilirà fisserà una tariffa massima, non a tempo, per gli accessi alla Rete. Per almeno quattro ore al giorno, in determinate fasce orarie, non si pagheranno gli scatti, ma solo il fisso. Gli utenti potranno così sfruttare tranquillamente la Rete per gli scopi più diversi: lavoro, educazione, informazione e, perché no?, gioco”.

A quanto ammonterà la tariffa?
“Non voglio rubare il mestiere al Garante, sarà lui a deciderlo. Ma penso che ventimila lire al mese possano dare a Internet un grosso impulso e mettere l'Italia al passo con i tempi”.

Che impatto avrà questa misura?
“Enorme. Perché darà il via ad una vera e propria rivoluzione del sistema dell'accesso a Internet”.

In che senso?
“Per applicare la tariffa fissa i gestori dovranno attribuire ai provider numeri particolari. Mi piace definirli 'numeri azzurri'. Il costo della chiamata a questi numeri dovrebbe essere, secondo me, uguale da qualsiasi parte d'Italia si telefoni. I provider entrerebbero quindi in concorrenza su tutto il territorio nazionale. Quel che accade oggi è che molti provider, soprattutto nei centri più piccoli, hanno quasi una posizione di monopolio. Con la riforma tutto questo non sarà più possibile”.

Ma tutto questo cosa c'entra con la Finanziaria?
“Oggi i siti della pubblica amministrazione sono più di 700. E ogni giorno se ne aggiungono di nuovi. A disposizione di chi naviga ci sono una infinità di informazioni e spesso anche di servizi interattivi. Già adesso è possibile scaricare una grande quantità di moduli e documenti. Domani, con la firma digitale, si potranno stipulare contratti, chiedere certificati, prenotare visite ospedaliere. La informatizzazione di questi servizi determina un grande risparmio per lo Stato. È per questo che abbiamo voluto inserire la norma nella Finanziaria”.

Chi sarà avvantaggiato dalle innovazioni?
“Soprattutto giovani e famiglie. Oggi Internet in Italia è utilizzato da un milione e mezzo di persone. Ma la gran parte degli accessi arriva da uffici e università. Questo perché i costi dell'utenza domestica sono troppo alti e molti non se la sentono di sostenerli. Ecco, noi speriamo di invertire la rotta e portare Internet nelle case della gente”.

Un obiettivo ambizioso...
“Sì, però non c'è scelta. Le nuove tecnologie possono risolvere una buona parte dei problemi della burocrazia. Non ha senso però creare siti e renderli sempre più ricchi e interattivi, se poi nessuno li va a visitare. Non è un pallino del governo. È questione di partecipazione, è questione di democrazia”.


Tratto da: la Repubblica, 18 settembre 1998

Data ultimo aggiornamento: Ven, 9 Ottobre 1998 6:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/n123.html

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