Gita a Siracusa e Noto con le Tragedie Greche ”Edipo Re“ e “Medea”
Associazione Diabaino Vip Vip dello Stretto Onlus
Il passaggio dai padri ai figli...
22 e 23 Maggio 2004di Pino Salvadore
Il tempo che passa ma in fondo è facile che tutto rimanga eternamente uguale, come per i padri, che per i figli.
Potersi sedere ad ammirare uno spettacolo, che è stato scritto ed ideato quando, la capitale era al centro del Mediterraneo, dove nacque gran parte della cultura.
Parlo di Siracusa, strano? Non direi, basta leggere tra le righe della storia ed i racconti che ci sono stati tramandati,
Forse guardando tra le mura della nostra casa oppure nei nostri posti di lavoro, o nei luoghi in cui viviamo possiamo notare alcuni aspetti, che con il tempo si ripetono.
Dicevo, ho avuto la possibilità di ammirare in un teatro autentico greco, posizionato appunto come scelto dagli ideatori del tempo, che potesse avere dislocazione appropriata con l’ambiente che fosse una cornice e che spettacolarizzasse i racconti, quindi per sfondo il mare, un cielo dai colori intensi, gli alberi che solo ad ammirarli emozionano sempre, costruito nella roccia ed i sedili della stessa natura donando un acustica perfetta, da far invidiare i migliori teatri del mondo, aspetto che ne aumenta le innumerevoli sensazioni, visto che il racconto ne acuisce raggiungendo facilmente il cuore.
La storia di Edipo Re al Teatro Greco di Siracusa, una rappresentazione che è stata fatta nel secolo scorso solo poche volte, ma l’emozione più forte è stata poterla rivivere di persona nel luogo dove anticamente si svolgevano le stesse rappresentazioni, potendosi accomodare proprio come gli antichi spettatori di quel tempo.
Altro che cinema e televisione, il teatro è teatro, anche per gli attori sicuramente è qualcosa di più emozionante.
Dapprima ho dovuto preparare i miei piccoli, notando dalle loro domande la curiosità propria di chi sconosce ciò che stava da lì a poco essere rappresentato. Considerando che sono abituati alla televisione, per cui non riuscivano a comprendere il perché di quei manichini, situati sulla parte più bassa del teatro, spiegavo perciò, che indicavano “un momento” del racconto, necessaria alla comprensione della situazione e l’ arco temporale in cui si svolgevano i fatti dando così l’idea agli spettatori, di cosa si stesse peresere rappresentato.
Difatti la loro attenzione è stata encomiabile, li ho perfino fotografati per come erano attenti al racconto, solo Miriam che già era febbricitante, mi aveva appunto segnalato che sentiva freddo e visto l’alzarsi del vento, non potevamo più seguire la fine della tragedia.
La “Diabaino Vip Vip dello Stretto” di Reggio Calabria ormai, si sta anche distinguendo per l’intento di far vivere i propri soci parte della cultura che sicuramente, migliora il vivere e lo stare insieme.
Ormai si è un gruppo affiatato che convive con tutto ciò che l’associazione, nata per “Amore” verso il prossimo, continua a svolgere mantenendo questa strada, certamente difficoltosa, ma con le innumerevole azioni atte ad aggregare più gente, di età diverse che possono avere la stessa patologia, ma anche con coloro che, “amano stare con noi”, proprio per passare un momento diverso dal solito tran tran quotidiano.
Partiti con un pulman “particolare” vista la sua immagine attaccata lungo le fiancate, che attira l’attenzione ovunque vada, anche per coloro che, trovandosi in altri “lidi” notano lo Stretto di Messina visto da Reggio Calabria con l’inclusa Etna, visione a cui noi Reggini siamo abituati, ma sollecitano anche agli stranieri l’interesse, tanto che l’autista del pullman e stato più volte oggetto di domande ed in particolare se i Bronzi di Riace posti in evidenza, si trovano proprio a Reggio Calabria.
Ma quante opere abbiamo qui, e sono poco conosciute!
Sicuramente le teniamo nascoste per far sì che nessuno ce le sottragga, come si tenta di fare con le due opere che cercano di “clonare”, mi chiedo perché allo stesso modo non si cerchi di clonare altre opere per poi portarle nei nostri luoghi?
La nostra mitica “Dott” ha chiamato l’Associazione “Diabaino” proprio per la natura antica del nostro territorio definito dagli stessi Greci la “Magna Grecia” (Grande Grecia), dove anche nel racconto rappresentato nel Teatro di Siracusa, si evincono alcuni aspetti che ancora esistono insiti nel DNA.
Il credere per esempio, che ad un evento si cerca la causa, e non trovandola si pensa magari... “è colpa dei padri se ai figli succede questo” difatti a Tebe era in atto una tremenda pestilenza che seminava morte, il popolo chiedeva appunto a lui Re che prendesse provvedimenti per allontanare la funesta moria dei cittadini.
Creonte comunica al Re Edipo che, l’oracolo di Apollo, gli ha svelato il motivo della pestilenza che nasceva proprio per un omicidio impunito di Laio ex re di Tebe ucciso in circostanze al momento ignote.
Il racconto prosegue con vicissitudini che ne rendono il resoconto proprio come si sul dire da “tragedia greca” e, come tale rasenta le vicissitudini a cui si è sottoposti al sorgere di una patologia che cambia la vita a chiunque.
Le varie richieste, indagini, i motivi, le sofferenze, le facce della gente che vengono a conoscenza della tua patologia, “forse... tua mamma o tuo padre hanno il diabete?”
Sembrando per l’appunto, non un fatto naturale che può succedere, ma una colpa, di: esserti trovato nel luogo sbagliato (famiglia) al momento sbagliato.
L’oracolo che recitava, era un vecchio cieco che io interpretavo come una persona con il diabete del tempo, momento in cui non era possibile curarsi, e ognuno ne dava la cura come meglio poteva, ed era facile diventare accecato, oggi grazie a Dio non è più così.
Invece Edipo scoprì che fu proprio lui ad uccidere il Re Laio in un incrocio per difesa, e si scoprì così parricida, tanto da decidere egli stesso, di essere messo al bando evidenziando l’infelicità umana da un fato inclemente, la rappresentazione evidenziava così il misero re accecato dal dolore e piangente per la sua orribile sventura.
Il coro nel finale, recitava che nessuno dei mortali può considerarsi beato se prima non sia giunto al termine dell’esistenza, scevro di ogni male.
Sofocle era l’autore della tragedia e come un tempo ancor oggi alcuni aspetti di essa si ripetono, è importante rammentarsene, così per apprezzare ciò che abbiamo e non quello che vorremmo avere.
Ho trascorso, anche se breve, un momento intenso e memorabile, ho seguito il gruppo de gitanti con il mio camper, potendo meglio accudire Miriam, che con la febbre era diventata un fornellino elettrico, ma lei stessa dispiaciuta, per il non aver visto il racconto sin alla fine, essendo stata subito rapita dal contenuto, ma io ritengo che il suo coinvolgimento sia stata causata dalla novità nel vedere una rappresentazione in un luogo così inusuale per lei.
Non in una scatola di plastica chiamata televisione ma dal vivo! Ed è tutta un’altra cosa.
Il mesto rientro fatto di ricordi della basilica della Madonna delle Lacrime, un opera immane ed unica, il Duomo di Siracusa costruito su un tempio dorico, poi corinzio, poi cristiana, poi trasformata in moschea e poi tornata in chiesa cristiana, piena dei segni lasciati dalle varie trasformazioni e culture, Ortigia con il suo tempio di Apollo con colonne imponenti, le stradine tipiche di luoghi marini, balconi che, solo in Sicilia si trovano, ed ahimè molte opere abbandonate all’incuria del tempo inesorabile.
L’unico rammarico e che il tempo è stato tiranno, ma per visitare ci vuole tanto tempo e conoscenza dei luoghi, e concludo con la mitica frase della “Diabaino Vip Vip dello Stretto” - la conoscenza ci rende liberi - proprio come con la nostra patologia.
Sempre il vostro
Pino Salvadore
Data ultimo aggiornamento: Martedì, 25 Maggio 2004 06:00:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/incontri/incontri_007.html
