L’articolo che segue è un commento a recenti notizie o che si inserisce in dibattiti di attualità. Esso NON è detto che esprima il parere della redazione di Progetto Diabete ma quello dell’autore, offrendo uno spunto di discussione ed approfondimento perché ognuno possa trarne le proprie conclusioni.
Ultimi o primi?
di Guido Seu
Riporto due brevi notizie di questi giorni.
Sanità italiana in coda in classifica consumatori Ue
Cattive notizie per la ‘reputazione’ della sanità italiana in Europa. Il nostro sistema si è piazzato infatti al 18esimo posto dell’Euro Health Consumer Index (Ehci), la classifica annuale dei servizi sanitari nazionali del vecchio continente considerati sotto cinque aspetti fondamentali per i consumatori: i diritti e l’informazione dei pazienti, i tempi di attesa per le prestazioni, i risultati delle terapie, la generosità del sistema e l’accesso ai farmaci. La nostra sanità, dunque, appare poco ‘a misura di consumatore’, secondo l’indagine condotta dalla Health Consumer Powerhouse, un’organizzazione di analisi e informazione specializzata con sede a Bruxelles. E nella sua mediocre prestazione l’Italia è in compagnia di Repubblica Ceca, Regno Unito, Malta, Spagna e Slovenia. La vincitrice di quest’anno è stata invece l’Austria con 806 punti, seguita da Paesi Bassi (vincitore nel 2005), Francia (vincitore nel 2006), Svizzera, Germania e Svezia. Su cinque categorie composte da 27 indicatori, il Bel Paese ha ottenuto 80 punti su un potenziale di mille. “L’accesso diretto alle cure specialistiche - ha commentato Arne Bjoernberg, Research Director dell’Ehci - potrebbe portare a una decisa riduzione dei lunghi tempi di attesa. Ma il sistema sanitario italiano appare dominato da ‘baroni in camice bianco’”. Cosa servirebbe dunque per rendere la nostra sanità meno ‘invisa’ ai consumatori? “L’Italia - afferma Johan Hjertqvist, presidente di Health Consumer Powerhouse - dispone attualmente di servizi di informazione sanitaria piuttosto buoni, trasparenti e accessibili. Peccato che i cittadini non ne sono bene informati: un po’ più di marketing non guasterebbe”.
[Roma, 1 ott. (Adnkronos Salute)]
Turco, confermato secondo posto Italia in classifica Oms
È confermato il secondo posto dell’Italia nella classifica dei sistemi sanitari nazionali, stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2000. E ora una convenzione con l’Oms contribuirà alla valutazione permanente dell’assistenza sanitaria italiana e alla promozione delle buone pratiche. È questa una delle novità annunciate oggi dal ministro della Salute Livia Turco in occasione della conferenza stampa in vista dei 30 anni del Ssn, a cui ha partecipato anche il premier Romano Prodi, a Palazzo Chigi a Roma. “Il Sistema sanitario nazionale dovrà essere sempre monitorato - annuncia Turco - con l’Oms. È una proposta italiana che servirà alla promozione delle buone pratiche nell’assistenza sanitaria”. Per questa ragione il ministero della Salute ha deciso di costituire un Comitato indipendente per la valutazione del Ssn, composto da personalità appunto indipendenti nel campo della medicina, della sanità e del management sanitario, con il coinvolgimento attivo dell’Oms attraverso un’apposita convenzione che costituirà “il primo esempio di collaborazione diretta per la valutazione dei Servizi sanitari tra Oms e un Paese membro”. “Il secondo posto guadagnato dal Ssn nella classifica stilata dall’Oms nel 2000 - dice Turco - è confermato. Non nascondo che esistono ancora dei problemi nel nostro Paese, tra cui quello delle liste d’attesa”. Sull’ormai famosa graduatoria dei sistemi sanitari interviene anche il direttore Oms Italia, Roberto Bertollini, che spiega: “si tratta di una classifica che tiene conto di alcuni paramentri, tra cui l’esito delle malattie, contributo versato dai cittadini e la risposta alla domanda di assistenza. Certo - aggiunge - non teneva conto delle liste di attesa, ma di quei parametri che l’Oms ha ritenuto che caratterizzassero meglio la qualità del Ssn”. La ‘classifica’ mondiale che ha assegnato la medaglia d’argento al Ssn italiano, dietro solo a quello francese, risale oramai al 2000. “Ed è frutto dell’analisi dei dati dell’anno precedente”, precisa Bertollini. Dunque ha quasi 10 anni. “Ma in vista non c’è un suo aggiornamento. Almeno per il momento”, aggiunge l’esperto dell’Oms che ricorda come “sia il frutto di un lavoro molto lungo e rigoroso su alcuni parametri che erano stati scelti come indicatori base della qualità dell’assistenza sanitaria. E i risultati - ricorda - non piacquero a molti. Allora come oggi - conclude - ci furono vibrate proteste e accese discussioni, perché alcune nazioni si videro posizionate indietro nella classifica”.
[Roma, 2 ott. (Adnkronos Salute)]
Commento
Come spesso accade, le notizie ci possono apparire poco chiare e a volte contraddittorie. Ma se leggiamo attentamente i due articoli, seppur brevi e scarni di informazioni specifiche, capiamo le ragioni di questa apparente divergenza tra l’opinione della Ehci e quella della Oms.
La prima indagine si basa sulla sanità percepita dai “consumatori” che si sono espressi sui tempi di attesa, i risultati delle terapie, l’accesso alle cure e ai farmaci, la disponibilità del Servizio Sanitario Nazionale ad affrontare e risolvere i loro problemi di salute. Gli italiani, in sostanza, si sentono trascurati, poco ascoltati, percepiscono i fornitori del bene più importante per loro, la salute, lontani e “impermeabili” alle loro richieste. Per questo, come suggerisce Johan Hjertqvist, sarebbe utile una maggior “comunicazione”, quella che lui chiama “marketing”, per guidare i consumatori a raggiungere con maggiore efficacia e minori costi le cure che il SSN Italiano è in grado di dare loro, cure e servizi che sono ai primi posti nel mondo.
Infatti, come viene evidenziato dalla seconda indagine, che valuta non la “percezione soggettiva” ma la realtà oggettiva, “l’esito delle malattie, il contributo versato dai cittadini e la risposta alla domanda di assistenza”, vede il SSN italiano al secondo posto nel mondo.
Ma cosa è più importante? Avere una Ferrari su cui non ci è permesso salire perché di fatto irraggiungibile, o avere una cinquecento di cui disponiamo di tutto ciò che serve per usarla? Io dico, meglio una Ferrari... di cui disponiamo di tutto ciò che ci serve per usarla in maniera efficace.
Guido Seu
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 8 Ottobre 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/commenti/commenti_0020.html
