Legislazione

Revisione della Legge 115/87: cui prodest?

di Carmelo D’Alessio

L’articolo che segue è un commento a recenti notizie o che si inserisce in dibattiti di attualità. Esso NON è detto che esprima il parere della redazione di Progetto Diabete ma quello dell’autore, offrendo uno spunto di discussione ed approfondimento perché ognuno possa trarne le proprie conclusioni.

Nel corso dell’ultimo Congresso AMD svoltosi a Genova, si è parlato anche della Legge 16 Marzo 1987 n. 115. Tutti ne hanno sottolineato la valenza, la paternità, la larga inapplicazione e, soprattutto, le necessità che sia adattata ai nuovi tempi, cioè alle modifiche intervenute nel quadro istituzionale e nel Servizio Sanitario Nazionale.

Andiamo per ordine. È una legge unica per l’assistenza cronica e l’Italia è uno dei pochi paesi al mondo ad averne e ciò ci pone all’avanguardia nel campo della legislazione sanitaria, anche per i tempi in cui tale legge è stata approvata. Le Associazioni si accapigliano per ascriversene i meriti, ma in realtà questa legge non esisterebbe se non ci fosse stato un diabetico alla guida del Governo. Devono farsene una ragione: le leggi ci sono non perché le propone qualcuno, ma solo perché riescono a coagulare una sostanziale comunanza di interessi e sensibilità in Parlamento. Nel caso in questione, un interesse per tutti: Bettino Craxi. Onore al merito.

È una legge che ha il dono della chiarezza, della completezza e della sintesi, qualità sconosciute al nostro Legislatore. Insomma, è una legge buona e giusta ed invito chi ancora non la conoscesse a leggerla attentamente, per farsene una bella corazza all’occorrenza. Sì, perché i diritti enunciati sono molti. È stata una legge innovativa. Per esempio, nello sport ha chiaramente disciplinato lo svolgimento di attività agonistiche per i diabetici, subordinandolo alla certificazione del diabetologo e non alla discrezionalità del medico sportivo. Molti diabetici hanno eccelso nello sport, competendo alla pari con gli altri. Ciò nonostante, si dice che le discriminazioni siano ugualmente avvenute, specialmente nello sci. Non ho motivo di dubitare, stava per accadere anche a chi scrive. Ma la ragione e la legge hanno prevalso.

Il cuore della legge è rappresentato dall’art. 3, quello sull’erogazione dei presidi diagnostici e terapeutici. Tale articolo investe i servizi di diabetologia di particolari responsabilità sulla prescrizione dei presidi, ma non pone alcun limite. Quindi, sono i diabetologi a dover valutare, caso per caso, il tipo e la quantità del presidio da prescrivere. Così doveva essere, tranne poi scoprire che ogni ASL della Penisola, si comporta autonomamente. Un quadro ulteriormente aggravato dalla devoluzione della materia sanitaria alle regioni, con evidenti ed intollerabili disparità di trattamento. L’Italia dell’assistenza diabetologica è diventata un “leopardo”, un paese maculato e variopinto, dove l’unica vittima è il paziente, quello che la legge doveva tutelare. Mi viene spontanea una domanda. Come mai le Associazioni, capaci a loro dire di far approvare una legge, non sono state dopo altrettanto capaci di garantirne la puntuale ed uniforme applicazione? Come si sono potute concretizzare le assurde limitazioni nelle forniture di diagnostici, microinfusori e quant’altro?

Si possono addurre varie e legittime motivazioni, come la legge 229 che ha trasformato le Unità Sanitarie Locali da enti comunali in aziende regionali, con manager ossessionati dai bilanci e dal controllo della spesa sanitaria, per sperare in una poltrona più duratura. Ma i grandi manager e le aziende floride solitamente non “tagliano” gli investimenti, ma gli sprechi. Nell’ambito della salute pubblica, il migliore investimento possibile è la prevenzione. Su questo tutti sono d’accordo, ma solo a parole. Il caso del diabete lo dimostra: la prevenzione passa attraverso corretti stili di vita, uno stretto controllo glicemico ed una terapia intensiva per evitare le temibili complicanze della malattia. Questa è un’evidenza scientifica raggiunta da grandi studi (DCCT, UKPDS) e non un capriccio medico. Così, alcune regioni italiane e diverse ASL, governate da amministratori informati e lungimiranti, cosa hanno pensato di fare? Hanno ridotto la quantità di strisce reattive prescrivibili, impedito la concessione dei microinfusori e posto altri limiti. Si risparmia un pò oggi, domani è un altro giorno. Se non s’invertirà questa preoccupante e dilagante tendenza, domani avremo più diabetici complicati, con la necessità di ospedalizzazioni, terapie, interventi chirurgici. Il modesto risparmio di oggi si tramuterà in inimmaginabili costi nel futuro, non solo sanitari ma anche sociali. Quindi, si facciano scelte giuste e si punti sulla prevenzione. Questo è un percorso possibile nell’aggiornamento della legge 115. Speriamo che, nell’auspicata revisione della legge, non ci sia la velata intenzione di metter mano all’art.3, per poterlo adattare alle scelte contingenti della politica. Su questo le Associazioni devono tenere gli occhi aperti, piuttosto che pretendere, dopo quasi vent’anni dal varo della legge, l’istituzione di una commissione che ne preservi l’osservanza.

Non c’è bisogno di alcun tutore perché una legge sia rispettata. Le discriminazioni, nello sport, nel lavoro e gli abusi nell’assistenza, sono stati possibili, perché c’è troppa ignoranza, tanto negli amministratori e nei medici, quanto nei pazienti. Non credo ci sarebbero stati se il diabetico o il genitore di turno si fosse corazzato con la legge 115/87. Mi dispiace, ma la legge non ammette ignoranza. È inutile lamentarsi, se si rinuncia ai propri diritti. Dapprima a conoscerli e poi a farli valere, con forza se necessario.


Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 8 Giugno 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/commenti/commenti_0017.html


Hosted by Publinet