Informazione e mass media

“Dove ti curano meglio”:
No dell’AMD al “sensazionalismo” di annunci di “isole salvifiche”

L'articolo che segue è un commento a importanti fatti che emergono dalle notizie più recenti. Esso NON esprime in assoluto il parere di tutta la redazione ma quello dell'autore, offrendo uno spunto di discussione ed approfondimento perché ognuno possa trarne le proprie conclusioni.

Progetto Diabete si unisce alla protesta del Presidente dell'Associazione Medici Diabetologi, nella speranza che l'informazione in Italia, nel rispetto della libertà di stampa, stabilisca alcune norme di comportamento e di autodisciplina che consentano un'informazione sempre più corretta e attenta.

Pubblichiamo quindi la lettera inviata dal dott. Vespasiani al direttore del Corriere della Sera.

Roma li’, 24 luglio 2003
Dott. Stefano Folli
Direttore del Corriere della Sera
Via Solferino, 28
20121 Milano (MI)

Egregio Direttore,

Le scrivo in qualità di Presidente dell’A.M.D, la società scientifica che rappresenta i medici diabetologi , per l’inchiesta sugli “ospedali di eccellenza” veicolata dietro il messaggio forte: “Dove ti curano meglio”.

Innanzitutto Le faccio notare l’assurdo di stilare una graduatoria degli ospedali “dove si cura meglio il diabete” pubblicata senza una verifica del metodo proposto con gli stessi diabetologi e la loro organizzazione scientifica nazionale.

Non pretendiamo di avere il “verbo” in tasca ma poiché, studiando da decenni le modalità della cura in raccordo con le altre organizzazioni internazionali e in annuali verifiche congressuali, siamo giunti a definire una serie di parametri molto rigidi sulla base dei quali definire la “qualità” del sistema di assistenza: “parametri” noti perché proprio in base ad essi viene definito l’accreditamento professionale dei nostri servizi diabetologici. Un’inchiesta giornalistica doveva quanto meno registrarli e confrontarli con quelli “scelti” a monte.

E’ poi sbagliato e quindi produttore di disinformazione, particolarmente grave perché ci si rivolge a malati cronici che comunque sperano ci sia “in commercio” un farmaco od esista “un centro” capace di dar loro la guarigione, utilizzare i modelli di definizione di buona o eccellente ricerca con quelli dell’assistenza: è la stessa differenza che alle elementari ci insegnavano fra meloni e strade, con i primi pesati e le seconde misurate, fra chilogrammi e chilometri e via discorrendo. Si, perché un ottimo ricercatore per essere tale potrebbe anche non aver mai visto un malato, altra infatti è la sua funzione.

I diabetici in Italia sono circa il 5 % della popolazione, con un notevole incremento previsto nei prossimi decenni tanto da poter parlare di “Epidemia di diabete”. Purtroppo però solo la metà degli italiani “adulti” sa di avere il diabete, immagini quindi il dramma che verifichiamo su tre/quattro pazienti al giorno mediamente in ogni centro ospedaliero e che viviamo insieme a loro ed alle loro famiglie. Sappia che una parte dell’intera “popolazione diabetica italiana” è costituita da bambini: la cui diagnosi ha un tasso di moltiplicazione del dolore nei genitori e per l’intera comunità in cui vivono, che solo i medici curanti conoscono e condividono per intensità e per l’impegno che offrono a questi giovanissimi malati, cui va garantita una “vita normale”, ma che la Sua sensibilità di giornalista (e di padre) Le può certamente far intuire.

E’ deontologicamente scorretto “strillare” in prima pagina e per giorni prima “Diabete: dove ti curano meglio” per pubblicizzare l’inserto del supplemento “Salute” e vendere più copie del Corriere della Sera della domenica. L’impact factor, che come si scrive in un trafiletto quasi illeggibile a fondo pagina, è “un coefficiente attribuito ad ogni sperimentazione a seconda dell’importanza della rivista scientifica su cui viene pubblicata”, non può perciò spiegare la “qualità” in termini di assistenza , che non comprende evidentemente la ricerca ma l’aggiornamento e la formazione professionale sui risultati già certificati della ricerca stessa ed il loro trasferimento a livello clinico con la migliore “appropiatezza” delle prestazioni.

Falso è quindi il neretto di spiega del titolo perché l’impact factor dell’Istituto Negri, di cui non discutiamo il valore scientifico, non è costruito sui “posti letto, il numero dei medici ecc, ecc…”: tra l’altro chiunque conosca un po’ di medicina sa che i numeri citati non sono credibili se riferiti all’assistenza perché il più “ricco” dei centri diabetologici non può avere decine di medici, sarebbe infatti “fuori mercato” per ogni azienda ospedaliera , oltrecchè assurdo per la patologia stessa. Il diabete è infatti una malattia cronica, definita dalle sue complicanze: occhi, reni, cuore , arterie, , piede. La sua cura deve essere quindi plurispecialistica ed interdisciplinare per essere efficace ed appropriata.

So che Lei ha assunto solo recentemente la Direzione del Corriere della Sera e che non può perciò aver programmato ed approvato la serie di inchieste sul “chi ti cura meglio”, ma ne era tuttavia il Direttore al momento della pubblicazione e non può essere addotta la Sua non responsabilità “nell’omesso controllo” perché l’inchiesta del supplemento “Salute” è stata pubblicizzata più giorni sulla prima pagina del giornale e Lei non può non averne preso coscienza.

Le chiedo formalmente quindi cosa intenda fare il Suo giornale per riparare il danno grave, morale e professionale, subito da tutti i nostri colleghi che assistono e curano negli ospedali e sul territorio decine di migliaia di diabetici , molti dei quali rischiano una “destabilizzazione” per il “sensazionalismo” di annunci di “isole salvifiche” che non esistono per il diabete, patologia cronica –ripeto e sottolineo- che può essere cioè curata, non guarita: purtroppo!

Non interessano all’A.M.D. nuove e corrette tabelle “di merito”: siamo contrari per le ragioni che Le ho esposto. Liberi naturalmente voi di farlo, nel rispetto però delle regole: violate nel nostro caso e, se identico criterio è stato adottato per le altre “specialità”, per l’intero mondo medico non universitario.Ci auguriamo invece che proprio i “numeri” che le ho sopra indicato: il 5% della popolazione italiana, cui vanno sommate le famiglie, il diabete tipo 1 che colpisce i bambini, porti il Corriere della Sera a diventare l’elemento di modifica del “sensazionalismo” a favore di un’informazione corretta sui rischi di intercorrere nella patologia diabetica, che potrebbe espandersi a dismisura proprio per l’invecchiamento di una popolazione, sempre più in soprappeso e sottoposta dalla pubblicità a scorretti comportamenti alimentari e di vita.

Credo, Direttore, che le tirature del Corriere della Sera se ne avvantaggerebbero molto!

In attesa di un Suo rapido riscontro Le invio i nostri più cordiali auguri di buon lavoro,

dott. Giacomo Vespasiani
Presidente A.M.D.


Fonte: A.M.D. - Associazione Medici Diabetologi

Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 30 Luglio 2003 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/commenti_0010.html


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