Ricerca

Cellule staminali sì, cellule staminali no

di Guido Seu

L'articolo che segue è un commento a importanti fatti che emergono dalle notizie più recenti. Esso NON esprime in assoluto il parere di tutta la redazione ma quello dell'autore, offrendo uno spunto di discussione ed approfondimento perché ognuno possa trarne le proprie conclusioni.

L'articolo che segue è un commento a importanti fatti che emergono dalle notizie più recenti. Esso NON esprime in assoluto il parere di tutta la redazione ma quello dell'autore, offrendo uno spunto di discussione ed approfondimento perché ognuno possa trarne le proprie conclusioni.

Il 7 aprile scorso, il commissario europeo alla Ricerca, il socialista belga Philippe Busquin, ha deciso di voler porre termine alla moratoria imposta l’anno scorso sui finanziamenti alle ricerche con le cellule staminali embrionali e in scadenza il prossimo 31 dicembre. Busquin in una intervista al quotidiano spagnolo “El Pais” ha chiarito che «non si tratta di riaprire il dibattito dietro cui ci sono problemi etici e religiosi». Semplicemente quei Paesi in cui è legale utilizzare gli embrioni sovrannumerari per la ricerca scientifica potranno attingere ai finanziamenti del VI Programma Quadro di Ricerca (2002-2006), come la Gran Bretagna, la Svezia, ma anche il Belgio che si è da poco dato una legge in questa direzione.
«La nostra tesi è che negare tali fondi va contro i principi dell’Unione», dice una fonte della Direzione Generale delle Ricerche, citata dal quotidiano spagnolo, che spiega: «sarebbe come se l’Austria negasse finanziamenti per la politica della pesca perché non la riguarda».
La proposta Busquin prevede la sperimentazione solo sulle staminali ottenute dagli embrioni sovrannumerari delle cliniche di fecondazione assistita. Non saranno avviate sperimentazioni negli Stati membri che non consentono questo tipo di ricerca. Né saranno fissate regole etiche uniche. Saranno, invece, tracciate delle linee guida che valgano per tutti, riprese in parte dal parere espresso lo scorso novembre dal Gruppo europeo sull'etica: 1) consenso libero e informato della donna o della coppia donatrice; 2) approvazione di questo tipo di ricerca da parte dell'autorità pubblica; 3) nessun ricavo finanziario per i donatori; 4) protezione dell'anonimato; 5) trasparenza dei risultati ottenuti. Il VI Programma Quadro del 2002 fissava come limiti la clonazione, i cambiamenti del patrimonio genetico e la creazione di embrioni per ottenere cellule staminali.

L'8 maggio scorso il presidente del Consiglio Nazionale di Bioetica (Cnb) Francesco D'Agostino ha illustrato alla stampa il parere del comitato in relazione al programma di ricerca quadro dell'Ue sulla ricerca finalizzata all'uso di embrioni umani.
«Oggi il Cnb - ha spiegato D'Agostino - ha ritenuto di votare differenti mozioni: la prima (proposta dai professori Fiori e Loreti), votata a larga maggioranza, sostiene che la vita embrionale è vita umana a pieno titolo ed ha diritto ad una vita totale; per questo non è etico fare sperimentazione sull'embrione. La seconda (proposta dal genetista Neri), votata da 10 componenti, ritiene al contrario etico l'uso per ricerca delle cellule staminali raccolte dagli embrioni congelati e non utilizzati per la fecondazione artificiale. Questi componenti sostengono pragmaticamente che questi embrioni sarebbero destinati alla distruzione, meglio quindi utilizzarli. Una terza mozione (ha avuto 5 voti) sosteneva la riformulazione del metodo Ue per il finanziamento della ricerca».
«Il principio su cui si basa la mozione di Mario Fiori, approvata dalla maggioranza dei componenti del comitato - spiega ancora D'Agostino - è chiaro: se l'embrione è una vita umana a pieno titolo ha un diritto alla vita totale, che va riconosciuto senza se e senza ma». Una posizione «eticamente cristallina, che rifiuta ogni compromesso, anche quando questi sono allettanti e anche se contrasta con l'opinione prevalente in Europa».

Il 23 Giugno scorso, la rivista Nature Biotechnology, ha riportato una ricerca del team del dr. Mickie Bhatia, del John P. Robarts Institute, Canada, che ha dimostrato che cellule staminali adulte derivate dal midollo osseo, una volta trapiantate in topi di laboratorio, possono indurre il tessuto pancreatico ad autorigenerarsi, ristabilendo la normale produzione di insulina, riducendo in modo significativo la glicemia e facendo regredire i sintomi associati al diabete. Benché lo studio sia stato condotto su topi di laboratorio esso fornisce nuove evidenze che il trapianto di cellule staminali del midollo osseo può essere un possibile approccio per la cura del diabete di tipo 1 anche negli umani.

L'utilizzo delle cellule staminali (embrionali, adulte, o derivate da altri tessuti come per esempio il cordone ombelicale), se da un lato apre importanti prospettive nella ricerca per la cura di molte malattie croniche, come appunto il diabete, dall'altro è argomento di ampio dibattito e non ci pare questa la sede opportuna per dare risposte a quello che si presenta, oltre che come un problema scientifico, come un fatto di coscienza ed etico.
Ci pare però preoccupante la posizione dell'Italia, incaricata alla presidenza dell'Unione Europea per i prossimi sei mesi, che ha ripetutamente espresso un'opposizione dura ad ogni finanziamento della ricerca sulle cellule staminali di origine embrionale. Le parole del sottosegretario per la Ricerca prof. Guido Possa in occasione dell'unico voto sfavorevole a Bruxelles contro il programma di ricerca comunitario dell'ottobre scorso sono chiare: «Abbiamo assunto una posizione molto severa perchè noi, in nessun modo, consentiamo l’uso degli embrioni a fini di ricerca in quanto sono potenziali esseri umani e hanno per noi un carattere sacro». A chi gli faceva notare che gli embrioni in sovrannumero congelati non potevano essere conservati indefinitivamente e che sarebbero stati prima o poi distrutti e che quindi tanto valeva utilizzarli a scopo di ricerca, il viceministro ribatteva insistendo sulle loro potenzialità e sacralità. «In fondo, la nostra posizione è uguale a quella del presidente Bush. Negli Stati uniti si può accedere ai fondi federali solo se si utilizzano cellule staminali di linee già esistenti, una settantina in tutto».
Altrettanto indicative le parole di Antonio Tajani di Forza Italia e vicepresidente dei Popolari europei sul quotidiano "Corriere della Sera": la proposta Busquin «riapre certamente il dibattito. Non è una materia, però sulla quale si possono fare scelte politiche. È una questione che riguarda le coscienze (...) Io personalmente credo che la ricerca debba avere dei limiti. E molti tra i cattolici europei la pensano come me».
«La scelta del Governo italiano di opporsi alla decisione della Commissione Europea di finanziare la ricerca su embrioni soprannumerari crioconservati e destinati alla distruzione, non è francamente giustificabile - commenta Gilberto Corbellini (docente di Storia della medicina e Bioetica alla Sapienza di Roma) su il Sole 24 Ore del 25 maggio - La tesi per cui la scelta di finanziare queste ricerche interferirebbe con le legislazioni nazionali e preluderebbe a un'etica europea della ricerca imposta istituzionalmente, suona come un eccesso di "precauzionismo" etico-politico. È vero che a Bruxelles sta prevalendo una visione dell'Europa come nuovo super-Stato, ma difficilmente questa prospettiva potrà essere scongiurata lavorando con un'idea al ribasso delle dinamiche concorrenziali e propulsive che dovrebbe orientare le scelte normative nei sistemi federali. Basti soffermarsi su quello che sta accadendo negli Stati Uniti, dove California, New Jersey e Wisconsin stanno legiferando a favore delle ricerche con le staminali embrionali per condizionare le scelte del Governo federale nella stessa direzione.
Nella fattispecie mette seriamente a rischio i benefici che a livello conoscitivo e anche pratico, cioè medico ed economico, possono venire ai cittadini europei da ricerche finanziate a livello Ue sulle cellule staminali derivate dai cosiddetti embrioni soprannumerari (che di fatto sono cadaveri)». (…)
«Quello che sconcerta è il modo di operare del Comitato nazionale di bioetica italiano, che diversamente dalla maggior parte dei comitati di bioetica del mondo civile funziona come una sorta di tribunale morale, dove una cupola affatto non rappresentativa degli orientamenti etico-culturali della società italiana, invece di fornire alle istituzioni elementi conoscitivi e comparativi di valutazione o di promuovere e ascoltare il dibattito nella società, fa una conta interna per stabilire che cosa è etico e che cosa non lo è.
Per la cronaca, in base ai dati dell'ultimo Eurobarometro, la maggioranza dei cittadini europei -e italiani- è favorevole all'uso dell'ingegneria cellulare per sviluppare nuove terapie. Insomma, ha capito quello che i parlamentari cattolici, in modo trasversale, e la maggioranza del Cnb sembra non capire: sarebbe immorale lasciar distruggere gli embrioni prodotti in eccesso e conservati nei congelatori invece di utilizzarli per derivarne cellule da studiare per tentare di curare gravi malattie degenerative come il Parkinson, diabete, infarto, Alzheimer, eccetera».


Fonti:   Notiziario quattordicinale sulle politiche per la clonazione terapeutica - Edito dall'Aduc - Associazione per i diritti degli Utenti e Consumatori: Anno II Numero 38, 27 Giugno 2003
Il Sole 24 Ore, 25 maggio 2003
The JDFR E-NewsLetter n.32

Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 30 Giugno 2003 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/commenti_0009.html


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