Diritto alla salute

La sfida del futuro

di Guido Seu

L'articolo che segue è un commento a importanti fatti che emergono dalle notizie più recenti. Esso NON esprime in assoluto il parere di tutta la redazione ma quello dell'autore, offrendo uno spunto di discussione ed approfondimento perché ognuno possa trarne le proprie conclusioni.

La news letter del 5 giugno u.s. inviata della American Diabetes Association (ADA) denuncia il grave rischio per i pazienti diabetici americani di perdere le garanzie di copertura assicurativa per le spese da sostenere per l’acquisto di farmaci, presidi sanitari e servizi.

A causa del ridimensionamento dei budget di spesa sanitaria, molti stati USA stanno tentando di seguire la strada del risparmio tagliando le spese dirette per la cura di questa grave malattia sociale. Questa scelta potrebbe rappresentare un vero e proprio disastro per la popolazione più povera e meno abbiente e per i disabili che dipendono dall’Assistenza Sanitaria Pubblica (Medicaid) per le loro cure.

Secondo recenti dati diffusi dall’Anagrafe Usa (2002) un milione e quattrocentomila cittadini americani avrebbe perso quest’anno l’assicurazione sanitaria, portando le persone sprovviste di qualsiasi copertura medica a 40 milioni (circa il 17% del totale). Di questo gruppo fanno parte anche 800mila persone con un reddito annuale di 75mila dollari che non si possono permettere di pagare il premio richiesto dall’assicurazione (per una famiglia media di tre persone, si aggira intorno a 930 dollari al mese).
Ma attenzione: il sistema sanitario americano è anche quello più costoso in termini assoluti sulla Terra. Secondo un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità infatti, la spesa in Italia per il Servizio Sanitario è inferiore all’8% del P.I.L. mentre negli Stati Uniti si attesta al 14%. L’Ocse conferma inoltre che, se da un lato la percentuale di spesa sanitaria pubblica rispetto a quella totale negli Usa (pubblica e privata) è ovviamente inferiore a quella italiana, dall’altro la sanità americana è così costosa che la spesa pubblica pro-capite è di 3299 dollari contro i 1523 in Italia. Insomma, lo Stato americano spende meno, è vero, ma ogni paziente che assite costa più del doppio di uno italiano. Contemporaneamente non riesce ad assistere tutti.
Nel frattempo in Italia stiamo assistendo al ricorrente dibattito sulla privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale (con l’introduzione di mutue e assicurazioni private) e sulla devolution proposta da Bossi che vorrebbe creare 20 sanità diverse (una per regione) nel tentativo di renderle più efficienti e razionali. L’America però insegna: assoggettare il problema della salute soltanto a questioni di bilancio, può creare ingiustizie enormi. Le assicurazioni private "profit" (a scopo di lucro) americane tendono infatti a garantire quelle prestazioni che rendono di più e a trascurare invece quelle più costose. Allo stesso tempo, i premi assicurativi variano in ragione dell’età dell’assicurato e soprattutto del rischio-malattia a cui è oggettivamente esposto.

Libero News, dic 2002

Per esempio, il Piano Sanitario dello Stato dell’Oregon del marzo 2003 esclude dall’assistenza sanitaria gratuita le forniture per la cura del diabete, necessarie a circa 6000 diabetici. Anche lo Stato dela California e quello del Massachusetts stanno prendendo in considerazione la possibilità di mettere in atto misure analoghe.

È da segnalare inoltre la grave tendenza, questa volta nelle assicurazioni sanitarie pubbliche americane, di porre dei limiti alla copertura assicurativa statale per quanto riguarda la fornitura di farmaci, diagnostici, apparecchiature e servizi per la cura del diabete. Nonostante negli ultimi anni l’ADA abbia promosso con successo nuove leggi in 46 stati per garantire la copertura assicurativa pubblica ai pazienti diabetici, quest’anno il Colorado ha posto tra le priorità del suo programma di governo quella dell’abrogazione di queste leggi, esempio che altri stati come la Florida, l’Oregon, il Nebraska, l’Indiana, il Dakota del sud e Washington stanno tentando di seguire.

Sia l’assistenza sanitaria gratuita per i più poveri, sia l’assicurazione sanitaria pubblica sono attualmente oggetto di dibattito al Congresso. Nell’apparente tentativo di dare maggior “flessibilità” agli stati (in Italia la chiameremo “devolution”), il Presidente George W. Bush ha proposto di ristrutturare il programma di assistenza sanitaria pubblica in modo da permettere ai singoli stati di decidere se escludere dalla copertura gli approvigionamenti per i diabetici. Un’altra proposta sarebbe quella di permettere a piccoli gruppi di aziende di unirsi ed offrire assicurazioni esenti dai requisiti attuali di copertura. E pare molto probabile che, se le associazioni dei pazienti e dei medici non faranno sentire la loro voce, il Congresso promulgherà queste disposizioni.

La ragione di questa scelta è da ricercare nella convinzione che la riforma renderebbe la spesa sanitaria dei governi, sulla quale grava pesantemente la malattia diabetica, più sostenibile, offrendo così la possibilità di una copertura assicurativa allargata ad un maggior numero di persone e con un minor costo. Ma sappiamo che una posizione di questo tipo non è sostenibile, non entra nel merito del problema ed esprime un punto di vista assolutamente miope: è risaputo infatti che è impossibile per la quasi totalità dei pazienti sostenere tutte le spese necessarie alla cura della malattia e, come documentano diversi studi, questo comporta inevitabilmente la riduzione o la sospensione delle cure, aumentando notevolmente il rischio delle complicazioni. Fatto, questo, che implicherà un aumento delle spese mediche e sociali dovute alle amputazioni, alla perdita della vista e alla necessità di ricorso a trapianti d’organo e a ricoveri prolungati, nonché alle assenze dal mondo produttivo e alla morte.

Come tutti sappiamo anche l’Italia, in questi ultimi anni, sta indirizzando i propri intenti verso una riduzione della spesa sanitaria pubblica. La devolution, cioè la delega di parte delle funzioni amministrative e di governo dallo stato centrale alle singole regioni, ha portato alcune di queste a prendere decisioni mirate al risparmio economico, sicuramente necessario, ma affrontato con la stessa brevità di visione e ottusità che sta caratterizzando le scelte di certi stati Americani. Ne è la testimonianza la reintroduzione dei tickets sanitari, già attuata in molte regioni, su prescrizioni mediche e farmaci salvavita quali appunto l’insulina. E ancora l’imposizione di tetti alla fornitura di materiali diagnostici di consumo (strisce reattive, aghi, pungidito, ecc...) oltre i quali il paziente è costretto a pagarli di tasca propria o comunque a doverli richiedere con prassi più complesse atte a scoraggiarne la prescrizione e l’uso.

Per altri versi in Italia assistiamo ad un aumento del prezzo di alcuni prodotti, per esempio dei presidi sanitari per la misurazione della glicemia, che non appare giustificato dalla crescita dei costi né di produzione né di distribuzione. Aumento che ricade inevitabilmente sulla spesa sanitaria pubblica. A conforto di quanto appena detto, riporto un grafico che mostra, comparando l’Italia ad altri Paesi europei, l’andamento dei prezzi dei presidi diagnostici, in particolare delle strisce reattive, (Figura 1) che in Italia, come si può notare, risultano in costante crescita nonostante il trend degli altri paesi abbia assunto un andamento in controtendenza a parire dal secondo/terzo anno esaminato.


Figura 1

Scrive a Progetto Diabete, all’ADUC, all’Unione Consumatori e alla trasmissione “Mi manda Rai Tre” il sig. Gaetano Minasi “Riguardo ai costi che le Regioni devono sostenere per tutti i pazienti non si può fare a meno di rivelare la scarsa trasparenza del costo dei farmaci e parafarmaci. Problema, tra l’altro, sollevato dall’europarlamentare Dorette Corbey in un’interrogazione scritta che non ha avuto altro esito se non quello di infastidire il commissario all’industria Liikanem secondo cui «la commissione non raccoglie informazioni sui prezzi dei prodotti medicinali».”

E ancora: “Il Ministro Sirchia ha garantito un risparmio con la nuova riforma sanitaria. La Repubblica ha pubblicato, in data 24/12/2002/, una tabella compartiva dei prezzi di alcuni farmaci di fascia C, tra l’Italia e la Francia, dalla quale risulta che in Italia i costi sono notevolmente più elevati rispetto alle sottostime del Ministro Sirchia. Scarsa informazione o altro?”

Cercare di mediare le due esigenze, quella economica e quella della tutela universale della salute è la vera sfida del futuro. Speriamo che l’Italia sia in grado di coglierla al volo.


Fonti:    Libero - News2000- 6 dicembre 2002
Provvedimento n. 11946 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
Clinical Diabetes 21:76-77, 2003
Lettera aperta agli organi di informazione e di tutela dei diritti del cittadino del sig. Gaetano Minasi

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 12 Giugno 2003 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/commenti_0007.html


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