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Casa Famiglia 2: la risposta
di Guido Seu
L'articolo che segue è un commento a importanti fatti che emergono dalle notizie più recenti. Esso NON esprime in assoluto il parere di tutta la redazione ma quello dell'autore, offrendo uno spunto di discussione ed approfondimento perché ognuno possa trarne le proprie conclusioni.
La news letter del 5 giugno u.s. inviata della American Diabetes Association (ADA) denuncia il grave rischio per i pazienti diabetici americani di perdere le garanzie di copertura assicurativa per le spese da sostenere per l’acquisto di farmaci, presidi sanitari e servizi.
A causa del ridimensionamento dei budget di spesa sanitaria, molti stati USA stanno tentando di seguire la strada del risparmio tagliando le spese dirette per la cura di questa grave malattia sociale. Questa scelta potrebbe rappresentare un vero e proprio disastro per la popolazione più povera o meno abbiente e per i disabili che dipendono dall’Assistenza Sanitaria Pubblica (Medicaid) per le loro cure.
Per esempio, il Piano Sanitario dello Stato dell’Oregon del marzo 2003 vorrebbe escludere dall’assistenza sanitaria gratuita per gli approvigionamenti necessari alla cura del diabete, circa 6000 diabetici. Anche lo Stato dela California sta prendendo in considerazione di fare altrettanto, ma per l’intera popolazione, mentre il Massachusetts, a partire da aprile, escluderebbe dalla copertura sanitaria circa 3500 pazienti diabetici.
Gli stati stanno inltre minacciando di porre dei limiti ai requisiti di copertura assicurativa statale per quanto riguarda la fornitura di farmaci, diagnostici, apparecchiature e servizi per la cura del diabete. Nonostante negli ultimi anni l’ADA abbia sostenuto con successo la promulgazione di nuove leggi in 46 stati per la garanzia della copertura assicurativa pubblica per i pazienti diabetici, quest’anno il Colorado ha posto tra le priorità del suo programma di governo quella dell’abrogazione di queste leggi, esempio che altri stati come la Florida, l'Oregon, il Nebraska, l'Indiana, il Dakota del sud e Washington stanno tentando di seguire.
Sia l’assistenza sanitaria gratuita per I più poveri, sia l’assicurazione sanitaria pubblica sono attualmente oggetto di dibattito al Congresso. Nell’apparente tentativo di dare maggior “flessibilità” agli stati (in Italia la chiameremo “devolution”), il Presidente George W. Bush ha proposto di ristrutturare il programma di assistenza sanitaria pubblica in modo da permettere ai singoli stati di decidere se escludere dalla copertura gli approvigionamenti per I diabetici.. Un'altra proposta permetterebbe che i piccoli gruppi di aziende si uniscano ed offrano assicurazioni esenti dai requisiti di attuali di copertura. E pare molto probabile che, se le associazioni dei pazienti e dei medici non faranno sentire la loro voce, il congresso promulgherà questi.
La ragione di questa scelta è da ricercare nella convinzione che essa renderebbe la spesa sanitaria dei governi, sulla quale grava pesantemente la malattia diabetica, più sostenibile, offrendo così la possibilità di una copertura assicurativa allargata ad un maggior numero di persone e con un minor costo. Ma sappiamo che una posizione di questo tipo non è sostenibile, non entrando nel merito del problema ed essendo assolutamente miope: è risaputo infatti che è impossibile per la quasi totalità dei pazienti sostenere tutte le spese necessarie alla cura della malattia e, come documentano diversi studi, questo comporta inevitabilmente la riduzione o la sospensione delle cure, aumentando notevolmente il rischio delle complicazioni. Fatto, questo, che implicherà un aumento delle spese mediche e sociali dovute alle amputazioni, alla perdita della vista e alla necessità di ricorso a trapianti d’organo e a ricoveri prolungati, nonché alle assenze dal mondo produttivo e alla morte.
Secondo recenti dati diffusi dall'Anagrafe Usa (2002) un milione e quattrocentomila cittadini americani avrebbe perso quest'anno l'assicurazione sanitaria, portando le persone sprovviste di qualsiasi copertura medica a 40 milioni (circa il 17% del totale). Di questo gruppo fanno parte anche 800mila persone con un reddito annuale di 75mila dollari che non si possono permettere di pagare il premio richiesto dall’assicurazione (per una famiglia media di tre persone, si aggira intorno a 930 dollari al mese).
Ma attenzione: il sistema sanitario americano è anche quello più costoso in termini assoluti sulla Terra. Secondo un rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità infatti, la spesa in Italia per il Servizio Sanitario è inferiore all'8% del P.I.L. mentre negli Stati Uniti si attesta al 14%. L'Ocse conferma inoltre che, se da un lato la percentuale di spesa sanitaria pubblica rispetto a quella totale negli Usa (pubblica e privata) è ovviamente inferiore a quella italiana, dall'altro la sanità americana è così costosa che la spesa pubblica pro-capite è di 3299 dollari contro i 1523 in Italia. Insomma, lo Stato americano spende meno, è vero, ma ogni paziente che assite costa più del doppio di uno italiano. Contemporaneamente non riesce ad assistere tutti.
Nel frattempo in Italia stiamo assistendo al ricorrente dibattito sulla privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale (con l’introduzione di mutue e assicurazioni private) e sulla devolution proposta da Bossi che vorrebbe creare 20 sanità diverse (una per regione) nel tentativo di renderle più efficienti e razionali. L'America però insegna: assoggettare il problema della salute soltanto a questioni di bilancio, può creare ingiustizie enormi. Le assicurazioni private "profit" (a scopo di lucro) americane tendono infatti a garantire quelle prestazioni che rendono di più e a trascurare invece quelle più costose. Allo stesso tempo, i premi assicurativi variano in ragione dell'età dell'assicurato e soprattutto del rischio-malattia a cui è oggettivamente esposto.Cercare di mediare le due esigenze, quella economica e quella della tutela univesale della salute è la vera sfida del futuro. Speriamo l'Italia sia in grado di coglierla al volo.
Fonti: Libero - News2000- 6 dicembre 2002 Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 21 Maggio 2003 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/commenti_0006.html
