Trapianti

L'ultima spiaggia

di Carmelo D'Alessio

L'articolo che segue è un commento a importanti fatti che emergono dalle notizie più recenti. Esso NON esprime in assoluto il parere di tutta la redazione ma quello dell'autore, offrendo uno spunto di discussione ed approfondimento perché ognuno possa trarne le proprie conclusioni.

Da diabetico di vecchia data, ricordo i miei pensieri di bambino e le aspettative dei miei genitori. Ci chiedevamo allora e forse, ancor oggi, si chiedono loro: si potrà guarire? L’ottimismo della volontà suggerisce sempre una risposta positiva ed incoraggiante. È sempre stato così e lo è tuttora, anche per patologie assai più gravi e finanche letali. Ci nutriamo della speranza di poter svoltare l’angolo, perché la soluzione appare proprio dietro. Ogni notizia nuova ci appassiona ed auspichiamo che possa essere il preludio di grandi cambiamenti, di definitive realtà. Tranne poi svegliarci ogni mattino, ripetendo pedissequamente gli stessi gesti.

La speranza è di casa tra gli uomini, più che mai tra i malati. Buona cosa, se non fosse poi condita dai miraggi delle guarigioni, anche facili ed a buon prezzo. Ma la verità fa spesso a pugni con la speranza. Chi di quest’ultima se ne alimenta troppo, ne esce malconcio.

Quando sento parlare di trapianti, penso che siano una grande conquista della medicina, ma soprattutto dell’umanità che, attraverso la donazione, eleva enormemente la sua infima statura etico-morale, conferendo senso e continuità alla vita. È quasi un miracolo, fatto dagli uomini e non da Dio. Non è poco, con i tempi che corrono…

Ma il pessimismo della ragione mi dice che non potrò guarire grazie al trapianto, né oggi né mai. Quei pochi che se ne possono avvantaggiare, li considero tutt’altro che fortunati. Essere candidati al trapianto vuol dire trovarsi in una situazione che, per la sua gravità, impone la scelta fra una morte certa ed una vita incerta. L’opzione è più che scontata.

Mi spiego meglio o tenterò di farlo. Da quando esiste, il trapianto d’organo non ha guarito nessuna patologia cronica: il trapianto di cuore non ha liberato il genere umano dalle cardiopatie, né il trapianto di rene dalle nefropatie, né quello di pancreas dal diabete. A questo si aggiungano i pericoli dell’intervento, i danni della terapia immunosoppressiva, il rischio di rigetto, l’estrema penuria di organi e, il quadro è completo. Una soluzione per pochi che, per tutte le ragioni dette, non sarà mai applicabile ad una moltitudine di persone o una categoria di malati. Ciò è ancor più vero per i diabetici che, potendo condurre una vita normale con le attuali terapie, non hanno motivo di “giocarsela a dadi”. Non conviene, i rischi superano di gran lunga i possibili benefici.
Ecco perché alcuni discorsi sui trapianti, benché umanamente comprensibili, mi irritano quando fatti da diabetici in salute. Mi sono convinto, personalmente e scientificamente, che la soluzione definitiva al diabete non verrà dal trapianto, né di pancreas né di isole, allogeniche o xenogeniche che siano. Il trapianto è l’extrema ratio, l’ultima spiaggia alla quale non voglio mai approdare. Non so se, quando e come verrà la soluzione: forse dalle biotecnologie, dalla terapia genica, fra dieci, venti o cent’anni. Adesso preferisco vivere, con insulina, glicemie, non importa. Né mi interessano i discorsi sui presunti complotti delle aziende farmaceutiche per ostacolare la sconfitta del diabete. Credo che siano stupidaggini, ognuno fa i propri interessi. E, l’interesse (economico e non) di sconfiggere questa malattia è infinitamente più grande di tutta la retorica circostante, se non altro perché siamo tantissimi, troppi. Paradossalmente, la grande e crescente diffusione del diabete è stata la fortuna dei diabetici: in un quarto di secolo, sono stato testimone di enormi ed impensabili progressi. Il progresso non si può fermare, è come il vento. Ho molta fiducia, anche se non sarò testimone di questa sconfitta, forse lo saranno sconsolati i miei figli o i miei nipoti. Per ora mi tengo lontano dall’ultima spiaggia, anzi lontanissimo. Sarà per questo che, pur essendo nato in una città di mare, frequento poco e malvolentieri le spiagge. Strana la vita!


Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 20 Settembre 2002 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/commenti_0001.html


Hosted by Publinet