Terapia
Nel trattamento del diabete tipo 2 è meglio evitare gli estremismi
A cura di Guido Seu
La moderazione appare il miglior approccio per controllare la forma di diabete che colpisce soprattutto gli adulti, il tipo 2, dal momento che puntare ad abbassare troppo la glicemia può comportare gli stessi rischi di una iperglicemia trascurata per tempi lunghi. I diabetici di tipo 2 trattati con insulina sono risultati molto più a rischio di morte precoce rispetto a quelli che usano farmaci orali, come la metformina e le sulfoniluree. In un vasto studio publicato dalla rivista medica The Lancet, i ricercatori della Cardiff University sostengono che questo può essere dovuto al fatto che i diabetici di tipo 2 che hanno bisogno di insulina tendono ad iniziare la terapia sempre più avanti nell’età e quando sono già in situazioni troppo compromesse.
I risultati suggeriscono che per i diabetici di tipo 2 la terapia con farmaci orali che aumentano la sensibilità all’insulina, in combinazione con dieta ed esercizio fisico, può essere il modo più sicuro per mantenere sotto controllo la glicemia. Per questo, i medici dovrebbero puntare a mantenere questo trattamento il più a lungo possibile.
“Questo studio farà sollevare le sopracciglia a molti”, ha detto in un’intervista a Reuters Craig Currie, che ha condotto lo studio con un gruppo di ricercatori della Cardiff’s Medical School. “Normalmente, ai medici si dice di mantenere l’emoglobina glicata HbA1c (livello che indica la glicemia media in un periodo di 2-3 mesi) il più bassa possibile. Sarà una sorpresa per molti scoprire invece che tenere la glicemia troppo bassa può essere ugualmente rischioso – continua Currie - Questi risultati non richiedono di intervenire immediatamente, ma i pazienti dovrebbero confrontarsi appena possibile con i loro medici”.
Lo studio è l’ultimo di di una serie di ricerche sull’uso di trattamenti farmacologici aggressivi per raggiungere una HbA1c che permetta di prevenire i gravi rischi dovuti al diabete, come l’infarto e l’ictus. Lo studio ACCORD promosso dal governo U.S.A. fu interrotto anzitempo nel febbraio del 2008 in quanto si verificò un incremento del 20% di decessi tra i pazienti diabetici con problemi cardiaci che seguivano un trattamento intensivo rispetto a quelli sottoposti a trattamento convenzionale.
Il diabete di tipo 2 – spesso chiamato diabete dell’adulto – è una malattia comune che interferisce con la capacità dell’organismo di usare in maniera propria lo zucchero e l’insulina, un ormone prodotto dal pancreas, per mantenere bassa la glicemia anche dopo i pasti. Il diabete sta raggiungendo livelli epidemici, con una stima di 180 milioni di persone che ne soffrono in tutto il mondo. Le persone sovrappeso sono a maggior rischio di sviluppare il diabete e si pensa che i casi aumenteranno ancora nei prossimi anni con l’aumentare dell’obesità.
In questo studio gli scienziati hanno analizzato il collegamento tra il tasso di mortalità e i livelli di emoglobina glicata in circa 48.000 pazienti con più di 50 anni e trattati per il diabete di tipo 2. I dati sono stati prelevati dal UK General Practice Research Database ed erano riferiti al periodo da Novembre 1986 a Novembre 2008. Hanno scoperto che sia i pazienti con alti livelli di glicemia che quelli con livelli più bassi erano a maggior rischio di decesso - 79% e 52% rispettivamente. Il rischio di morte più basso era in quelli che mantenevano livelli di HbA1c intorno al 7,5%. Il rischio di morte nei pazienti insulino-trattati era del 49% superiore di quelli trattati con farmaci orali.
Tratto da Reuters - Fonte: The Lancet Volume 375, Issue 9713, Pages 481 - 489, 6 February 2010 - Traduzione e adattamento a cura di Guido Seu
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 15 Febbraio 2010 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2010/n2010_014.html