Comunicato Stampa
Le donne e il diabete:
una maggiore cultura della prevenzione, tutta al femminileIn Italia si stima che il 5,2% delle donne sia diabetico
La prevenzione del diabete diventa ancora più efficace se pensata in chiave di genere, per favorire una maggiore appropriatezza nel riconoscimento dei fattori di rischio, nelle diagnosi e nei trattamentiRoma, 9 febbraio 2010. Come promuovere efficacemente una maggiore cultura della prevenzione del diabete, tutta declinata al femminile e rivolta, quindi, in prima istanza alle donne. Questo il tema al centro della conferenza stampa “Diabete: donne e domani. Quale prevenzione?” che si è tenuta oggi presso la Sala Nassiriya del Senato della Repubblica.
Se è vero che l’arma della prevenzione si rivela decisiva per limitare la diffusione del diabete - patologia cronica e invalidante che sta registrando una netta crescita in tutti i paesi del mondo, tanto da essere definita “la nuova pandemia silente” - e per ritardare il momento in cui esso diventa cronico, diminuendo così i disagi dei malati e i costi per la sanità, essa diventa ancora più efficace se viene pensata in chiave di genere, per favorire una maggiore appropriatezza nel riconoscimento dei fattori di rischio, nelle diagnosi e nei trattamenti.
Sempre più donne, al giorno d’oggi, si trovano a svolgere molteplici ruoli nello stesso tempo - in famiglia, sul lavoro, nella società e spesso non trovano né il tempo né il modo per occuparsi di se stesse e della propria salute. Inoltre, secondo la “medicina di genere”- l’approccio metodologico che, nato una decina di anni fa negli Stati Uniti, distingue le ricerche e le cure mediche in base al genere di appartenenza del paziente, non soltanto da un punto di vista anatomico, ma anche secondo le differenze biologiche, funzionali, psicologiche e culturali che caratterizzano i due sessi essere donna anziché uomo influisce sullo stato di salute e sulla percezione che ne abbiamo.
In linea con il taglio volutamente femminile dato all’iniziativa, l’incontro ha visto la partecipazione di autorevoli relatrici, fortemente impegnate al più alto livello istituzionale nella ricerca di strategie efficaci per limitare la diffusione del diabete e garantire una migliore qualità di vita dei pazienti. I lavori sono stati aperti dal presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, senatore Antonio Tomassini, che ha voluto testimoniare l’attenzione delle istituzioni nei riguardi dell’iniziativa.
“L’incidenza del diabete e le sue conseguenze negative normalmente non vengono correlate al sesso dei malati. Da qualche tempo si è passati a fare questo distinguo che ha evidenziato una netta prevalenza delle complicazioni connesse a questa patologia nel caso in cui i malati coinvolti siano donne.” ha affermato la senatrice Laura Bianconi, vice presidente dei senatori del Pdl e componente della commissione Igiene e Sanità. “Diabete e sesso femminile causano una maggior esposizione al rischio di morte per cause cardiovascolari (aumento di 2,2 volte per le donne diabetiche e 1,7 volte per gli uomini diabetici). I diabetici cinquantenni di ambo i sessi vivono in media 7,5 anni (gli uomini) o 8,2 anni (le donne) in meno rispetto ai coetanei non diabetici; la differenza in anni liberi da malattie cardiovascolari risultata di 7,8 anni negli uomini e 8,4 nelle donne. Questi dati confermano una peggiore qualità e una minore aspettativa di vita, soprattutto per le donne diabetiche”.
“Il diabete ha proseguito la professoressa Buzzetti, Professore Associato di Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e Direttore Unità Operativa Complessa di Diabetologia dell’Ospedale S. Maria Goretti di Latina - è una patologia ad elevata prevalenza (3-5%) ed in forte incremento, che interessa tutto l’arco della vita. Vi sono individui che sviluppano il diabete di tipo 1 in età infantile e adolescenziale - con forte impatto sulla qualità di vita sia del bambino che della mamma - soggetti che si ammalano in età adulta, ed infine anziani, sia tra gli obesi che i normopeso, che contraggono il diabete di tipo 2. Una delle priorità della società di oggi è quindi quella di cercare di approntare misure di prevenzione del diabete e delle sue complicanze”.
“Il diabete mellito ha ricordato la dottoressa Pisanti, Presidente e Coordinatore Commissione Nazionale Diabete del Ministero della Salute - rientra nelle quattro grandi patologie individuate dal Piano Sanitario Nazionale 2006-2008 - insieme alle malattie cardiovascolari, i tumori, le malattie respiratorie - ed è una patologia cronica a larghissima diffusione in tutto il mondo e destinata ad aumentare con il progressivo invecchiamento della popolazione. In Italia, i dati riportati nell’annuario statistico ISTAT 2008 indicano che è diabetico il 4,8% della popolazione (5,2% per le donne e 4,4% per gli uomini), pari a circa 2.900.000 persone.” Nella fascia d’età 18-64 anni la prevalenza è maggiore fra gli uomini, mentre oltre i 65 anni è più alta fra le donne. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, la prevalenza risulta maggiore nel Sud e nelle Isole, con un valore del 5,8%, seguita dal Centro con il 5,3% e dal Nord con il 3,9%.
Secondo Francesca Merzagora, Presidente dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna,“Il diabete colpisce sia uomini che donne, anche se sembra osservarsi una lieve prevalenza nelle donne per quanto riguarda il diabete di tipo 2. Alcune forme di diabete, poi, colpiscono le donne in fasi “delicate” della loro vita come la gravidanza o la menopausa. La donna, inoltre, è doppiamente colpita da questa malattia sia perché si può ammalare, sia perché svolge l’importantissimo ruolo di caregiver nei confronti dei propri familiari, sostenendoli e supportandoli nella gestione di questa patologia”
Per la senatrice del PD Baio, “È la ricerca la vera sfida per il diabete. In Italia a livello diagnostico e terapeutico abbiamo buoni risultati, ma è fondamentale investire nella ricerca per riuscire a rintracciare la vera causa dell’insorgenza del diabete, a tutt’oggi ancora sconosciuta.
Siamo di fronte ad una malattia silenziosa, a causa della quale in un anno sono morte circa 18.000 persone, e ogni anno il SSN spende 5 milioni di euro proprio per far fronte alle complicanze di questa pandemia. Il diabete coinvolge indistintamente uomini e donne, ma per queste ultime esiste una specificità maggiore, sia nella fase della procreazione che nell’insorgere della menopausa. Fattori che determinano spesso nelle donne diabetiche complicanze molto critiche. Se prevenzione, diagnosi e cura sono essenziali, sono convinta che si possa fare ancora tanto per garantire alle donne diabetiche una maggiore attenzione mirata ad aumentare le loro aspettative di vita”.
In un’ottica di crescente attenzione istituzionale al diabete si inserisce anche la recente approvazione da parte del Senato - avvenuta nel dicembre scorso - della mozione bipartisan sulle prestazioni assistenziali ai malati affetti da questa patologia. La mozione, nata dall’impegno dei senatori Baio e Tomassini, è stata accolta favorevolmente dal Ministro della Salute Ferruccio Fazio, convinto della necessità di garantire l’accesso alle cure e alle prestazioni per i pazienti diabetici in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Dal mondo politico è arrivata anche la richiesta di comprendere nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) le prestazioni finora escluse per la cura del diabete e delle sue complicazioni.
L’iniziativa è realizzata grazie al contributo di Takeda Italia Farmaceutici
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A cura di Guido Seu
Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 11 Febbraio 2010 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2010/n2010_012.html