Gruppi di sostegno psicologico on line: l’esperienza di Progetto Diabete

Intervista con la dr.ssa Patrizia Amici, psicoterapeuta, conduttrice dei gruppi

A cura di Guido Seu

Patrizia Amici
Patrizia Amici, psicoterapeuta: “Credo che a spingermi sia stato il rendermi conto delle difficoltà psicologiche e di vita affrontate dalle persone con diabete”

Patrizia Amici, psicoterapeuta, collabora dal 2008 con il Portale Internet Progetto Diabete. Laureatasi in Psicologia Clinica all’Università degli Studi di Padova nel 2000, è specializzata in psicoterapia cognitiva comportamentale. Ha lavorato per anni nelle comunità pichiatriche e con disturbi gravi; ha esperienza nel trattamento dei disturbi dell’umore e disturbi del comportamento alimentare; si occupa di progetti di prevenzione primaria e secondaria sulla psicologia della salute ed in particolare di sostegno alla persona sofferente di diabete.

Dr.ssa Amici, grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Come prima cosa volevo chiederle cosa la ha condotta a occuparsi proprio di diabete e dei problemi psicologici ad esso collegati?
A voi per il tempo dedicatomi e al sito Progetto Diabete per la sensibilità verso persone affette da diabete. Credo che a spingermi sia stato il rendermi conto delle difficoltà psicologiche e di vita affrontate dalle persone con diabete. Difficoltà spesso del tutto inascoltate dal sistema sanitario che ha verso questa patologia un approccio medico e biologico. Si dimenticano gli aspetti cognitivi e affettivi della patologia medica, con la conseguenza che spesso la persona sofferente si trova ad affrontare da sola: l’ansia per la propria salute, il lutto per una funzionalità fisica compromessa, la depressione, il timore del giudizio, le difficoltà pratiche di gestione della patologia. Per tacere del timore che molte persone sviluppano verso certi cibi, la tendenza a diventare controllanti rispetto alla propria alimentazione, la difficoltà psicologica della gestione delle ipo, la paura di stare male, etc. Potrei continuare all’infinito.

Dal 2008 lei collabora con Progetto Diabete, la cui attività viene svolta interamente “on line”. Come lei stessa scrive, il sostegno on line “non è una terapia”... ma allora cosa è? Qual’è la sua funzione e cosa la ha spinta a impegnarsi su questa strada?
Che il sostegno on line sia un supporto specifico diretto a persone con una difficoltà psicologica nell’affrontare una malattia. Non vi è una terapia psicologica per guarire dal diabete. Vi può essere un accompagnamento mirato che aiuti ad affrontare meglio alcune difficoltà legate alla patologia fisica, che cerchi di sviluppare modalità e tecniche per gestire al meglio le ricadute della malattia sulla vita quotidiana… che è vita fisica, biologica, emotiva, cognitiva, relazionale e sociale. Noi siamo tutto ciò. E su tutti questi aspetti, il diabete come moltissime altre patologie a carattere cronico e ingravescente, va a pesare fortemente. Il gruppo di sostegno offre ascolto, condivisione e cerca di creare soluzioni alle difficoltà quotidiane. È un luogo aperto a raccogliere le difficoltà e le sofferenze di tutti coloro che sono coinvolti… le famiglie, se a soffrire di diabete è il bambino o l’adolescente, o le persone medesime.

Prima ancora di iniziare i “Gruppi di sostegno psicologico” su Progetto Diabete, lei rispondeva già alle domande dei visitatori del sito attraverso la rubrica delle “Domande agli esperti”. Cosa è un “Gruppo di sostegno psicologico” e quali i pregi e i difetti delle due diverse modalità di supporto?
Due cose completamente diverse. A mio parere non sono paragonabili. Infatti, credo, che la maggior parte di domande agli esperti sul sito non siano rivolte allo psicologo bensì alle figure mediche che collaborano con lo stesso.
La rubrica è utilissima ma esaurisce in uno spazio molto breve il suo contributo. A mio parere, questo la rende più adatta agli aspetti medici e/o sanitari. Il gruppo permette di affrontare in modo diretto, personale ed individuale le proprie difficoltà. Permette ad esempio di lavorare insieme sui modi per contrastare cognitivamente le ipoglicemie o ragionare su come aumentare il coinvolgimento di un adolescente nella gestione della sua malattia… cosa impossibile da fare in un semplice “botta e risposta”. Certo, il gruppo richiede maggiore assiduità e frequenza settimanale; richiede, inoltre, maggior coinvolgimento e la “voglia” di affrontare “a piene mani” e sentimenti negativi. credo che entrambe gli strumenti offerti siano utili e vadano a rispondere ad esigenze diverse ma conciliabili.

Nel 2009 è partito il primo “Gruppo di sostegno psicologico” on line. Leggendo il breve report delle risposte che i partecipanti hanno fornito al questionario di valutazione di fine corso, possiamo dire che l’esperienza è stata effettivamente molto positiva. Lei si aspettava questo risultato? E perché?
Me lo aspettavo. Forse non così buono ma comunque positivo.
In primo luogo perché i partecipanti erano tutte persone molto motivate e interessate; in secondo luogo, perché il gruppo ha lavorato tantissimo e con entusiasmo.
Inoltre, credo che il sostegno cogliesse un reale bisogno di molte persone che non hanno trovato ascolto in altro luogo.
Queste persone mi hanno dato tantissimo; voglio ringraziarli ancora tutti. Mi hanno fatto sentire che quello che stavo facendo aveva un senso ed una utilità.

Tutti i partecipanti hanno riscontrato un giovamento da questi incontri... c’è una frase di un partecipante al gruppo che l’ha particolarmente colpita e che vuole condividere con noi? E perché?
Non ricordo una frase in particolare…. ma più o meno tutti i partecipanti erano lietissimi che vi fosse qualcuno che comprendesse le loro difficoltà e le criticità della loro condizione medica e psicologica, con cui condividere il peso della loro sofferenza.

Sappiamo che quest’anno è intenzionata a ripetere l’esperienza. Cosa cambierà rispetto allo scorso anno?
Darò maggiore spazio alla conoscenza individuale, proponendo incontri a due con chi fosse interessato a partecipare. Gli incontri sono destinati alla valutazione. Inoltre, come già l’anno passato, i partecipanti devono compilare una scheda medica/farmacologica e psicologica, creata in collaborazione con gli esperti di Progetto Diabete, in particolare il Dr. Songini, che ringrazio. La valutazione è una fase importantissima alla quale ritengo debba venir dato il giusto spazio. In questo modo vi sarebbe una maggiore presa in carico e il lavoro nel gruppo risulterebbe più facile.
Il numero di incontri rimarrà identico.

E se dovesse dire una frase di incoraggiamento a chi fosse ancora dubbioso?
Direi che i dubbi si possono fugare solo assumendo maggiori informazioni; che eventualmente, il gruppo non è un contenitore chiuso e si può sempre cambiare idea laddove si vedesse che la proposta fatta non convenisse o fosse adeguata alle proprie necessità. Inoltre, ognuno di noi può vivere le cose con diversi gradi di coinvolgimento, partecipazione ed interesse; nel gruppo ci si può giocare al livello che si vuole. Ricordo a tutti, infine, che questo gruppo non è una psicoterapia e il lavoro viene limitato al suo obbiettivo: offrire sostegno e soluzione alle problematiche psicologiche della persona sofferente per il diabete…

Ringraziamo ancora la dottoressa Amici. I “Gruppi di sostegno” 2010 partiranno entro marzo di quest’anno e ci auguriamo che anche questa volta la partecipazione sia attiva e motivata come lo scorso anno, perché noi siamo fatti di “vita fisica, biologica, emotiva, cognitiva, relazionale e sociale” … “E su tutti questi aspetti, il diabete va a pesare fortemente”.

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A cura di Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 10 Febbraio 2010 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2010/n2010_011.html