Ricerca
La Dr.ssa Francesca Spagnoli riceve una sovvenzione di un milione di euro per la sua ricerca contro il diabete
A cura di Valentina Fasano
Il Consiglio Europeo della Ricerca (CER) ha assegnato una sovvenzione di un milione di Euro, stanziati nei prossimi cinque anni, alla dottoressa Francesca Spagnoli. La dottoressa Spagnoli lavora in Germania, al Max Delbrück Center for Molecular Medicine (MDC) a Berlino. Per quasi un anno è stata a capo di un gruppo di ricerca in questo centro, partecipando a uno degli studi più importanti e ambiziosi degli ultimi tempi. Il CER ha selezionato circa 2500 candidati alla sovvenzione, scegliendo infine la dottoressa Spagnoli come destinataria del fondo.
La Dottoressa Spagnoli è italiana e ha due dottorati, uno in medicina e l’altro nel campo della genetica e della biologia cellulare. Il suo campo di maggiore interesse è la ricerca sulle cellule staminali e, attualmente, sta esaminando lo sviluppo embrionale delle cellule beta pancreatiche e lo sviluppo embrionale delle cellule epatiche.
La Dottoressa Spagnoli ha studiato medicina all’Università La Sapienza di Roma, in Italia e ha completato un dottorato di ricerca aggiuntivo in genetica e in biologia cellulare presso l’Istituto Pasteur di Parigi, in Francia.
Prima di andare a Berlino nel 2008 per condurre le sue ricerche al MDC, ha lavorato nel laboratorio del professor Ali Hemmati-Brivanlou alla Rockefeller University di New York, Stati Uniti, in uno dei laboratori leader nel campo della ricerca sulle cellule staminali e della biologia dello sviluppo.
Il progetto di ricerca della dottoressa Spagnoli studierà la possibilità di riprogrammare le cellule epatiche per renderle cellule del pancreas, in modo che possano sostituire le cellule beta pancreatiche distrutte e produrre l’insulina necessaria alla vita e carente nei diabetici.
Le cellule beta producono l’insulina che regola i livelli di glucosio nel sangue, principale fonte di energia nell’organismo. Nei pazienti con diabete di tipo 1 le cellule beta sono state distrutte a causa di una risposta errata del sistema immunitario ed i livelli di glucosio nel sangue sono elevati.
Questi pazienti devono, quindi, iniettarsi l’insulina per tutta la vita. Anche i pazienti con diabete di tipo 2, che inizialmente possono essere trattati con una dieta speciale e con compresse ipoglicemizzanti, subiscono la distruzione nel tempo delle cellule beta e, a lungo andare, hanno bisogno di iniettare anche loro insulina per tenere sotto controllo la loro malattia.
La terapia sostitutiva con insulina, tuttavia, ha degli effetti collaterali negativi. È per questo che i medici hanno cercato per lungo tempo di dedicarsi al trapianto di cellule beta del pancreas o di pancreas intero, ma con scarso successo.
Secondo la dottoressa Spagnoli ci sono diverse ragioni per questi fallimenti: uno dei motivi è la carenza di donatori, un altro dei motivi di insuccesso è che l’organo trapiantato o le cellule trapiantate spesso non funzionano bene. Inoltre nella maggior parte dei casi, dopo cinque anni dal trapianto i pazienti spesso hanno bisogno di un nuovo trapianto o di riprendere la terapia insulinica.
Il motivo per cui il dottoressa Spagnoli intende mettere a confronto le cellule beta e le cellule epatiche è che il pancreas e il fegato hanno molto in comune. “Entrambi gli organi derivano dalla stessa regione embrionale e svolgono entrambi un ruolo importante nel metabolismo e nella regolazione del glucosio nel sangue”, ha spiegato. “Inoltre, essi condividono un certo numero di geni”.
La Dottoressa Spagnoli vuole capire, attraverso questo studio, se le cellule beta e le cellule epatiche derivano da una cellula comune progenitrice bipotente e spera di identificare i segnali molecolari che determinano la differenziazione in cellula epatica e in cellule beta.
“Vogliamo chiarire i fattori che determinano questa differenza”, ha detto. La dottoressa Spagnoli, partendo da questi presupposti, vorrebbe cercare di riprogrammare le cellule epatiche in cellule beta del pancreas in modo che siano in grado di produrre insulina. Bypassando l’uso di cellule staminali embrionali, spera di accorciare e semplificare il processo di riprogrammazione.
Tratto da Medical News Today - A cura di Valentina Fasano
Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 15 Ottobre 2009 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2009/n2009_053.html