Prevenzione delle complicanze
Ridurre il rischio di attacchi cardiaci nel diabete
A cura di Anna Manetti
Una nuova ricerca pubblicata su Lancet ha confermato che i pazienti diabetici in grado di mantenere livelli glicemici bassi con terapie intensive, hanno minori probabilità di soffrire di attacchi cardiaci e di coronaropatie.
I ricercatori dell’Università di Cambridge, con una meta-analisi che ha raccolto informazioni da cinque vaste sperimentazioni, hanno potuto per la prima volta dare prove attendibili della connessione fra il controllo intensivo delle glicemie e un minor numero di attacchi cardiaci.
La ricerca, sponsorizzata dalla British Heart Foundation, mirava ad una riduzione del 17% degli attacchi cardiaci e del 15% della coronaropatie. Lo studio, tuttavia, ha dimostrato una riduzione degli infarti più modesta del previsto con il controllo intensivo dei livelli glicemici a confronto con il trattamento standard. E’ importante notare però che, in contrasto con precedenti studi più limitati che avevano suggerito la possibilità di danni causati da un più intenso controllo glicemico, non sono stati rilevati effetti negativi riguardo alla mortalità per qualsiasi causa.
E’ un fatto ben documentato che i diabetici sono soggetti a maggior rischio di malattie cardiache. Tale rischio rimane alto anche per coloro che cercano di ridurlo, mantenendo buoni livelli di pressione arteriosa e di colesterolo.
Il dott. K. Ray, direttore dello studio, ha notato che le ricerche precedenti non sono arrivate a conclusioni chiare, lasciando dubbi nei medici e nei loro pazienti sugli effettivi benefici del mantenimento di livelli glicemici non elevati. Questo studio, invece, chiarisce l’importanza di migliorare i livelli della glicemia, non solo con i farmaci ma anche con cambiamenti dello stile di vita.
Le cinque sperimentazioni, prese in esame, hanno coinvolto più di 33.000 persone, fra le quali si sono verificati 1.497 casi di attacchi cardiaci, 2.318 di coronaropatie e 1.227 ictus. Per valutare il possibile rischio dei vari problemi cardiaci, il gruppo del dott. Ray ha analizzato i dati raccolti riguardanti i livelli glicemici nel sangue e in modo particolare un marker a lungo termine del controllo glicemico, denominato HbA1c. Nelle persone sane, il livello di HbA1c rimane in media fra 4 e 5%, mentre i diabetici superano spesso il livello di 6.5%.
In questa ricerca, coloro che seguivano una terapia standard hanno mantenuto un livello di HbA1c del 7.5%. Nelle persone che si sono sottoposte ad una terapia intensiva per abbassare le loro glicemie è stato registrato circa 0.9% in meno (6.6% in media), riducendo così notevolmente il rischio di malattie nelle grandi arterie.
Il professor Peter Weissberg, direttore sanitario della British Heart Foundation ha osservato: “È cosa già provata che un controllo attento della glicemia nelle persone con diabete aiuta a prevenire le malattie dei vasi sanguigni minori che portano all’insufficienza renale e alla cecità. Questa analisi collettiva di varie ampie sperimentazioni cliniche suggerisce che un attento controllo glicemico protegge anche da attacchi cardiaci e da ictus, cause maggiori di mortalità nelle persone diabetiche. Questi risultati sottolineano l’importanza di scoprire e curare il diabete al più presto, in modo da prevenire la possibilità che insorgano malattie cardiache e circolatorie”.
Il dott. Ray ha concluso: “I risultati ottenuti rafforzano la necessità per i pazienti diabetici di conseguire e mantenere un migliore controllo glicemico a lungo termine, per ridurre il rischio di malattie cardiache”.
Fonte: Medical News Today - Fonte: Università di Cambridge - Traduzione e adattamento a cura di Anna Manetti
Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 25 Giugno 2009 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2009/n2009_040.html