Trapianti

Un affare complicato

Un buon controllo può essere alla base del successo del trapianto di rene

A cura di Linda Possanzini

Il primo trapianto di reni eseguito con successo risale al 1954, quando un team di medici di Boston trapiantò un rene prelevato da un soggetto sano nel fratello gemello. Da quella lontana e fredda notte di Dicembre le varie tecniche utilizzate per i trapianti hanno fatto passi da gigante, soprattutto per ciò che concerne la sicurezza che l’organo trapiantato attecchisca. Potenti farmaci di ultima generazione sono in grado di tenere sotto controllo il sistema immunitario cosicché il corpo non rigetti il nuovo rene. Tuttavia, non vi sono garanzie che il trapianto abbia successo: infatti a 5 anni dall’intervento la percentuale d’insuccesso è del 25-50%.

La dottoressa Kathie Hermayer, professoressa di medicina presso la Divisione di Endocrinologia, Diabetologia, e Malattie Genetiche alla Medical University di Charleston in South Carolina (USA), è decisa a cambiare questa situazione e ritiene che uno stretto controllo glicemico al momento del trapianto e alcuni giorni dopo aumenterà le probabilità di successo nei pazienti diabetici. La dottoressa Hermayer e la sua collega, la capo infermiera Nancy Finch, in collaborazione con il loro team di ricercatori stanno conducendo uno studio sulla relazione che intercorre tra un controllo glicemico intensivo e il trapianto di rene nei soggetti affetti da diabete di tipo 1 o 2.

Allo studio prenderanno parte a rotazione 90 persone visto l’aumento dei trapianti grazie alla maggiore disponibilità di organi compatibili. Ogni partecipante permarrà nello studio per un periodo compreso tra i 3 e i 30 mesi dopo il trapianto e comunque gran parte dei soggetti sarà seguito per circa 15 mesi.

Metà dei partecipanti seguirà una terapia insulinica intensiva e durante l’intervento verrà sottoposta a infusione d’insulina per endovenosa con l’obiettivo di mantenere la loro glicemia in un range di valori compresi tra 70 e 100 mg/dl nei tre giorni seguenti il trapianto. Anche dopo essere stati dimessi dall’ospedale dovranno effettuare uno stretto controllo glicemico con una terapia insulinica multiiniettiva giornaliera per mantenere la loro glicemia preprandiale tra 70 e 100 mg/dl, e quella postprandiale sotto 140 mg/dl.

I restanti 45 partecipanti – il cosiddetto gruppo di controllo – riceverà insulina durante l’intervento solo se ve ne sarà bisogno e nei tre giorni seguenti il trapianto si cercherà di mantenere la loro glicemia in un range compreso tra 70-180 mg/dl. Dopo la dimissione dall’ospedale seguiranno o la sola terapia insulinica, o una combinazione d’insulina e ipoglicemizzanti orali, o una terapia a base di soli ipoglicemizzanti orali, in modo da mantenere il loro livello glicemico preprandiale tra 90- 130 mg/dl e quello postprandiale sotto 180 mg/dl.

Dopo il trapianto i vari partecipanti, provenienti da ogni parte del South Carolina, riceveranno assistenza durante i follow up a livello locale. Ritorneranno in ospedale una volta a settimana per il primo mese e ogni due settimane per il secondo mese, con una visita finale un mese dopo. Dopo di ciò, il team seguirà i partecipanti insieme ai loro medici di base.

“Stiamo cercando di capire qualcosa in più sui trapianti. Come funzionano? Il paziente ha rigettato il nuovo rene? È colpa di un’infiammazione o un’infezione?” dice la dottoressa Hermayer. Se il corpo di un paziente rigetta l’organo trapiantato, solitamente lo fa entro 3 mesi dall’intervento e se riesce a superare questo periodo le probabilità di rigetto calano drasticamente. Inoltre, la durata media di un trapianto è di 10-12 anni.

La dottoressa Hermayer anticipa che i soggetti nel gruppo sotto controllo glicemico intensivo presenteranno un minore tasso di rigetto, infezione, e ricovero rispetto a quelli del gruppo di controllo. “In studi precedenti, abbiamo esaminato il controllo glicemico intensivo in 65 pazienti diabetici e abbiamo visto che vi era una diminuzione del 14% dei casi di rigetto tra quelli con glicemie comprese tra 70 e 180 mg/dl rispetto a quelli con valori più elevati al momento dell’intervento e poco dopo. Proprio questa situazione ci ha dato l’idea per questo studio. Se i risultati confermeranno quanto la dottoressa Hermayer sostiene, potrebbero esserci importanti novità nell’ambito dei trapianti per i diabetici.


Tratto da American Diabetes Association - Fonte: Diabetes Forecast, Novembre 2007 - Traduzione e adattamento a cura di Linda Possanzini

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 27 Marzo 2008 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2008/n2008_016.html