Trapianti
Isole pancreatiche suine: una soluzione per il diabete?
A cura di Anna Manetti
Il diabete, la quarta maggior causa di morte nei paesi progrediti, può essere davvero chiamata una peste moderna. Le iniezioni di insulina aiutano a stabilizzare questa condizione, ma non forniscono una cura.
Il trapianto di cellule di isole produttrici di insulina, da donatori o da cadaveri, è un approccio su cui si studia per un trattamento a lungo termine del diabete, ma è irto di difficoltà. La MicroIslet, Inc. di S. Diego ritiene che la risposta possa essere il trapianto di isole di suini incapsulate. La società ha dimostrato con prove la validità di questa idea attraverso molteplici studi su animali ed è decisa ad iniziare quest’anno le sperimentazioni cliniche sull’uomo di questa rivoluzionaria tecnologia.
Al Global Diabetes Summit, recentemente svoltosi a Columbus (USA), il presidente e direttore scientifico di MicroIslet, Dott. Jonathan Lakey, ha esposto le possibilità di cura dei diabetici con isole pancreatiche suine. “Lo xenotrapianto (da una specie ad un’altra) è potenzialmente idoneo a risolvere molti dei problemi associati con il trapianto di cellule di isole da un uomo all’altro”. ha detto. Il Dott. Lakey ha presentato dati molto interessanti dagli studi preclinici, eseguiti dalla sua società su animali e ha tracciato i possibili programmi, con cui le isole di origine suina potrebbero un giorno emergere come un’importante modalità di cura per il diabete di tipo 1.
Il diabete è divenuto un’epidemia globale con enorme impatto economico. Più di 194 milioni di persone soffrono di diabete nel mondo. Circa il 10% di esse hanno il diabete di tipo 1, che si presenta in genere precocemente e richiede iniezioni di insulina varie volte al giorno. La International Diabetes Foundation valuta che l’assistenza per il diabete consumi il 10% dell’intero budget per la Sanità, di 132 miliardi di dollari, nei soli Stati Uniti di America. La maggior parte di tale costo va nella cura di una vertiginosa serie di complicanze, spesso gravi o a rischio di morte, che includono insufficienza renale, cecità e problemi circolatori che possono causare la perdita di un arto.
Nonostante i progressi, la terapia insulinica chiaramente non è la risposta ottimale per la cura del diabete. Un pancreas sano produce insulina solo quando è necessario ed esattamente nella quantità giusta, in risposta a impercettibili segnali biologici. I diabetici, decidendo le dosi di insulina per un’ iniezione, possono avvicinarsi solo approssimativamente a tale complesso meccanismo. Per questo motivo, pur con uno stretto controllo, molti diabetici soccombono ad alcune delle complicanze del diabete già elencate.
Una tecnica chirurgica sperimentale, nota come trapianto di isole pancreatiche, è stata usata con successo per ripristinare l’abilità del corpo di produrre insulina. L’operazione consiste nell’estrarre le cellule produttrici di insulina dal pancreas di un donatore e iniettarle nella vena porta o nella cavità peritoneale. Le cellule trapiantate si installano e, se tutto va bene, cominciano a produrre insulina in risposta all’ingestione di zuccheri e amidi, in modo simile a come agisce un pancreas normale.
Il trapianto di isole ha avuto un successo limitato per diverse ragioni. Dato che il corpo riconosce le cellule come estranee, cerca di eliminarle e “rigettarle”, come accade nel trapianto di reni, fegato o altri organi. I pazienti che si sottopongono ai trapianti di isole devono quindi assumere farmaci anti- rigetto per il resto della loro vita o per la durata del trapianto. Per ridurre o eliminare l’insulina si deve quindi accettare in cambio la necessità di prendere farmaci immunosoppressivi. Per questo, i trapianti di isole pancreatiche sono attualmente limitati a quei pazienti che non possono controllare il loro diabete o le sue complicanze con iniezioni di insulina, oppure che già si devono sottoporre a trapianti di organi a causa di tali complicanze.
Un altro problema dei trapianti di isole è la scarsa disponibilità di pancreas umani della qualità necessaria. La scarsità di organi da donatori è aggravata dalla relativamente bassa quantità di isole fra le cellule pancreatiche. Spesso si ha bisogno di due organi per ottenere cellule sufficienti a far sì che il trapianto riesca con successo.
Anche quando le isole trapiantate attecchiscono e cominciano a produrre insulina, l’effetto può non durare a lungo. E’ possibile che, come risultato del rigetto, le cellule perdano gradualmente la capacità di produrre insulina. In uno studio pubblicato nel 2005, solo il 40% dei trapiantati erano indipendenti dall’insulina un anno dopo il trapianto e, dopo tre anni, il loro numero era sceso al 17%. L’elemento positivo, tuttavia, era che la maggior parte dei pazienti era in grado di usare meno insulina e di controllare meglio la malattia.
L’innovazione di MicroIslet implica l’uso di cellule di isole estratte dal pancreas di uno specialissimo branco di suini, tenuto in stretta quarantena. Normalmente tali cellule sarebbero immunogeniche, essendo derivate da una diversa specie. Le tecnologie di MicroIslet attenuano però, il problema del rigetto, incapsulando le cellule in un materiale biocompatibile, detto alginato, una gelatina viscosa derivata da alghe e usata comunemente in molti alimenti e in prodotti dentari e medici. La copertura protettiva di alginato permette alle cellule di ricevere le sostanze nutrienti e di secernere l’insulina, oltre alle scorie, tramite il flusso sanguigno e servire nello stesso tempo come una barriera che impedisce al sistema immunitario dell’ospite di penetrare nella capsula, distruggendovi le isole trapiantate.
La procedura sperimentata da MicroIslet presenta numerosi vantaggi rispetto al trapianto convenzionale di isole. Dato che le cellule sono estratte da suini, l’offerta è virtualmente illimitata ed è eliminata la dipendenza da donatori di organi. Inoltre, tutto il procedimento è strettamente controllato: dall’estrazione delle cellule fino alla preparazione di quelle scelte per il trapianto. Questa attenzione dà come risultato cellule più robuste e compatibili di quelle ottenute da cadaveri.
I pazienti che ricevono isole suine non necessitano di farmaci immunosoppressivi continuativamente, cosa che migliora enormemente la loro qualità di vita. Né tale procedura implica uno scambio fra una terapia gravosa (l’insulina) ed un'altra (i farmaci anti-rigetto). Come nota il Dott. Lakey: “L’eliminazione di questi problemi amplia molto il numero di diabetici che possono trarre beneficio dal trapianto”.
La MicroIslet ha fornito prove, con diverse sperimentazioni su animali, della validità teorica di questo nuovo trattamento del diabete. Isole pancreatiche suine sono state innestate con successo in topi e scimmie, garantendo agli animali un controllo glicemico autoregolato.
Con questi dati, la società ha già presentato alla U.S. Food and Drug Administration (FDA) la sua richiesta di permesso a sperimentare le isole pancreatiche suine sull’uomo. Il 7 dicembre 2007, vi è stato un primo incontro con la FDA e ci si propone di iniziare la sperimentazione umana nel 2008.
Tratto da Medical News Today - Fonte: www.microislet.com
Traduzione e adattamento a cura di Anna ManettiData ultimo aggiornamento: Mercoledì, 23 Gennaio 2008 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2008/n2008_002.html