Comunicato Stampa Diabete Italia
14 Novembre 2007: Giornata delle Nazioni Unite per il diabete, un problema di sanità pubblica a livello globale
Roma, 14 novembre 2007 - Un morto di diabete ogni 10 secondi; 380 milioni di ammalati entro i prossimi 20 anni; il 30 per cento degli abitanti dell’India colpiti da questa malattia, sempre entro il 2025. Sono le drammatiche cifre di una vera e propria “epidemia” di diabete che sta diffondendosi velocemente in tutto il mondo e, contrariamente a ciò che si pensa, più nei paesi in via di sviluppo: sette delle dieci nazioni con il maggior numero di “nuovi diabetici” appartengono a questa categoria. L’International Diabetes Federation (IDF) prevede che entro il 2025 quasi l’80 per cento di tutti i casi di diabete nel mondo si riscontrerà nei paesi a reddito basso o medio. È naturale pensare che agire per tempo sia necessario per porre un argine a una malattia destinata a creare gravi ripercussioni sanitarie, sociali ed economiche proprio in quei paesi che meno avrebbero bisogno di ulteriori freni allo sviluppo: i costi diretti del diabete sono stimati, infatti, tra il 6 e il 14 per cento dei costi sanitari totali e in ugual misura incidono quelli indiretti.
Per queste ragioni oggi, 14 novembre 2007, in tutto il mondo si celebra la Prima Giornata delle Nazioni Unite per il Diabete, istituita il 20 dicembre 2006 dall’Assemblea Generale dell’ONU, per sensibilizzare i Governi degli stati membri e le organizzazioni internazionali a mettere a disposizione le risorse per affrontare questa malattia con la prevenzione, l’educazione, l’accesso alle cure e la ricerca.
“La Risoluzione ONU riconosce quanto le organizzazioni internazionali, come l’IDF e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e tutte le associazioni e società scientifiche dei vari paesi, hanno sostenuto per anni”, dice Riccardo Vigneri, presidente di Diabete Italia, che ha promosso con Ministero della Salute e Commissione Igiene e Sanità del Senato un convegno sul tema a Roma. “Il diabete è in sensibile crescita, nei paesi industrializzati e in quelli in via di sviluppo, a tutte le età, con gravi rischi per la salute e costi elevati per i sistemi sanitari. È la prima volta che una malattia non infettiva ha la stessa attenzione sinora riservata all’AIDS, alla tubercolosi, alla malaria, in quanto considerata vero e proprio problema di salute pubblica a livello globale”, prosegue Vigneri.
La presa d’atto dell’ONU, inoltre, pone l’accento su un altro aspetto: bisogna coalizzare gli sforzi per affrontare questa sfida. Il diabete, quello di tipo 2 che rappresenta il 90% di tutti i casi di malattia, già oggi può e deve essere prevenuto. Per farlo è necessario adottare corretti stili di vita a livello individuale, cioè alimentazione equilibrata e attività fisica regolare. Ma sono anche necessarie politiche socio-sanitarie che incentivino questi comportamenti e che prevedano l’integrazione dell’assistenza specialistica con la medicina generale e con le diverse figure professionali coinvolte nella gestione della persona con diabete, per prevenire le gravi complicanze della malattia.
“L’Italia vanta un settore della diabetologia tra i più avanzati al mondo per quanto riguarda ricerca, legislazione, organizzazione dell’assistenza, partecipazione attiva di centinaia di associazioni del ‘terzo settore’ presenti capillarmente sul territorio. Ma tutto questo non basta: bisogna promuovere un cambiamento culturale nell’assistenza al malato e nella gestione di risorse e di percorsi assistenziali sempre più interdisciplinari e focalizzati sui rischi di salute e le aspettative della singola persona con diabete”, continua Vigneri.
Da diversi anni le organizzazioni della medicina specialistica, della pediatria diabetologica, della medicina generale, degli operatori, delle professioni sanitarie non mediche e del volontariato, con il concorso dell’Istituto Superiore di Sanità e degli stessi tecnici del Ministero della Salute stanno lavorando in questa direzione. Grazie anche a questo lavoro, è stato presentato oggi un documento da lungo tempo atteso: gli Standard Italiani per la cura del diabete mellito. Contiene linee-guida e raccomandazioni che hanno l’intento di fornire ai medici, alle persone con diabete, ai ricercatori e a quanti sono coinvolti nella cura della malattia indicazioni per la diagnosi e il trattamento del diabete e delle sue complicanze, nonché strumenti di valutazione della qualità della cura.
Gli Standard italiani per la cura del diabete mellito costituiscono il modello di riferimento per la cura del diabete, per l’assistenza e il disease management, costruiti per la realtà italiana. Traggono infatti origine da diverse linee-guida internazionali esistenti sul diabete, in particolare gli Standards of medical care dell’American Diabetes Association (ADA), e dalle fonti disponibili in letteratura, adattate e finalizzate al nostro Paese, il tutto integrato con le linee-guida italiane preesistenti.
“Si tratta di un lavoro enorme, che ha portato a un risultato importantissimo per l’efficacia e l’efficienza del sistema”, spiega Adolfo Arcangeli, presidente Associazione Medici Diabetologi. “Sappiamo da esperienze pratiche cliniche che la corretta gestione del diabete, dalla diagnosi alla cura, all’assistenza prestata in modo integrato e coordinato da tutti i professionisti coinvolti - medici, dietisti, operatori sanitari, podologi, specialisti in scienze motorie - riduce del 30 per cento il costo per i ricoveri, cioè la voce di spesa che da sola rappresenta la metà delle risorse che una persona con diabete assorbe dal Servizio Sanitario”, aggiunge. In cifre: una persona con diabete costa circa 3.000 Euro l’anno, il 54 per cento in più rispetto ad una persona non diabetica, che moltiplicato per i circa 3 milioni di diabetici noti, porta ad una spesa, per soli costi diretti, di circa 9 miliardi di Euro, la metà dei quali imputabili a ricoveri dovuti alle complicanze.
“La riduzione dei costi per ricovero, in effetti, si ottiene a fronte di un aumento dei costi per la spesa farmaceutica, che porta il saldo totale a circa un 10 per cento di risparmio”, spiega ancora Arcangeli. “Tuttavia, incidere in maniera così sensibile sui ricoveri e sulle complicanze significa da un lato, e non è poco, migliorare la qualità della vita delle persone con questa malattia, dall’altro ottenere nel medio periodo anche ulteriori sostanziosi vantaggi economici per il sistema”, conclude.
Comunicato stampa Diabete Italia
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 19 Novembre 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2007/n2007_077.html