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7° Forum Diabete Giovani a Genova

A cura di Guido Seu

Genova, 25 ottobre 2007 - Ha preso il via ieri all’Hotel Bristol il 7° Forum Diabete Giovani promosso da Novo Nordisk con il patrocinio della SIEDP – Società di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica.

Questo convegno assume un particolare significato nell’anno che è stato dedicato al Bambino con Diabete. Il Forum fa parte delle numerose iniziative con cui l’azienda farmaceutica Novo Nordisk vuole modificare quella l’idea comune del diabete e delle persone affette da questa grave e importante malattia, un’idea spesso basata su pregiudizi o concezioni oramai superate dai fatti e dalle attuali scoperte in campo di terapia e prevenzione. Le azioni sia a livello politico sia a livello sociale, hanno visto la collaborazione ed il patrocinio delle più importanti società scientifiche di diabetologia italiane, delle associazioni di pazienti, di organizzazioni internazionali come la IDF (International Diabetes Federation) e l’Unicef, e di istituzioni come il Ministero della Salute.

Al primo giorno hanno partecipato alcuni tra i più noti scienziati italiani, rappresentanti di associazioni, medici e politici. Il Forum ha affrontato temi come “Le sinergie tra la programmazione sanitaria ed il progetto DAWN (Diabetes Attitudes Wishes and Needs)”, dottoressa P. Pisanti del Ministero della Salute; “Le strategie europee sul diabete, professor F. Chiarelli di Chieti; l’“IDF Youth Charter”, professor M. Vanelli di Parma, “L’anno del bambino diabetico”, prof.ssa R. Lorini di Genova. La dr.ssa P. Marchionne di Trento ha chiuso l’incontro presentando lo “Youth Panel”, un gruppo di giovani che hanno scelto di diventare Ambasciatori del Diabete in Italia e nel Mondo.

Dall’incontro è emerso che l’offerta di salute del nostro sistema sanitario, grazie anche ai medici che lavorano in ambito diabetologico, è una tra le più invidiati ed efficienti nel mondo, anche se permangono alcune importanti carenze come il coinvolgimento dei medici di medicina generale e l’informazione dei cittadini sulla malattia.

Non sono però mancanze di natura professionale – sostiene la dr.ssa Pisanti - ma di una scarsa comunicazione e conoscenza nel rapporto tra medico diabetologo, paziente, famiglia, medico generico e gli altri attori del percorso assistenziale. È quindi necessario un cambiamento culturale all’interno del sistema sanitario nel suo insieme, non solo come strumento di cura ma anche come sistema di prevenzione e informazione.

Particolarmente toccante la relazione del prof. Vanelli che ha presentato l’IDF Youth Charter, per l’elaborazione del quale hanno collaborato un comitato di esperti provenienti da diverse parti del mondo.

I dati che emergono sono agghiaccianti. Vi è una differenza enorme tra mondo occidentale e terzo mondo. La testimonianza di un medico africano, riportata nella relazione del professor Vanelli, che è costretto, per mancanza dei fondi necessari alla cura di una malattia cronica come il diabete, a lasciar morire dei bambini affetti da questa patologia perché costerebbe troppo curarli, ha lasciato l’intera sala con un’emozione intensa, rafforzata dai numeri riportati secondo i quali la quasi totalità dei bambini con diabete, in certi stati del terzo mondo (“a 6 ore d’areo da noi!” come ha sottolineato il prof. Vanelli) vengono abbandonati a se stessi appena scoprono che hanno il diabete. Sempre in quei paesi non vi è notizia certa sul numero di bambini con diabete (che comunque moriranno) perché non esistono le strutture sufficienti per porre una diagnosi. Ma ha colpito anche l’intervento del prof. Chiarelli che ha ricordato ai presenti come gli italiani siano privilegiati anche in Europa, dove in alcuni paesi dell’est sussistono grosse difficoltà di approvigionamento dell’insulina, necessaria alla sopravvivenza dei bambini con diabete... Paesi aderenti alla comunità europea... Il prof. Vanelli, alla fine della sua relazione, ha lanciato una sfida alla Siedp, al Ministero della Salute e a Novo Nordisk di prendersi carico di questa “contraddizione” del mondo occidentale per far sì che vi sia un’azione di sostegno nei confronti di questi Paesi più sfortunati, una forma di “adozione” dei paesi poveri da parte dei paesi più ricchi.

Particolarmente stimolante anche l’intervento della dr.ssa Marchionne che ha presentato la nuova iniziativa dell’“Italian Youth Panel”, anch’essa promossa da Novo Nordisk. Si tratta di un gruppo di giovani che, riuniti per la prima volta a Riva del Garda lo scorso giugno, si sono impegnati ad essere testimoni del diabete in Italia e nel mondo. Si tratta di giovani caratterizzati dalla “Normalità, dalla diversità, dalla motivazione e dall’eccellenza” ha detto la la dr.ssa Paola Marchionne, psicopedagogista “che hanno avuto il coraggio di mettere in piazza quello che una malattia come il diabete nasconde per sua stessa natura non essendo riconoscibile dall’esterno, ma che al contempo condiziona pesantemente la vita di questi giovani”. Questi giovani, che porteranno la loro testimonianza presso le istituzioni e i media, sono supportati da un board di esperti, di cui la Marchionne e Marco Peruffo, un giovane alpinista con diabete, sono i coordinatori.

Oggi i lavori saranno dedicati ai cambiamenti nella cura del diabete e delle sue complicanze e nella prevenzione, partendo innanzi tutto dalla diagnosi precoce che, grazie ad una informazione più capillare, potrebbe prevenire le gravi situazioni di chetoacidosi e le complicanze tardive del diabete.


A cura di Guido Seu

Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 26 Ottobre 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2007/n2007_070.html