Alimentazione
Ulteriori Approfondimenti sull’Indice glicemico e la sua Utilità
A cura di Alberto Zambelli
Nei lavori sulla riproducibilità dei valori legati all’indice glicemico, i ricercatori del Jean Mayer USDA Human Nutrition Research Center on Aging presso la Tufts University (USDA HNRCA), hanno stabilito che valori multipli dell’indice glicemico (valore del tasso di assorbimento del glucosio nel flusso sanguigno) utilizzando un semplice alimento campione, il pane bianco, ha prodotto livelli relativamente elevati di variabilità inter-individuale (tra diversi individui) e intra-individuale (nello stesso individuo). Ulteriori studi si concentreranno su una più efficace determinazione dell’intensità e della fonte di questa variabilità. L’obiettivo è di meglio comprendere come l’indice glicemico sia legato al rischio di malattia cronica in un ampio gruppo di individui.
Alice Lichtenstein, autrice e direttrice del Cardiovascular Nutrition Laboratory presso il USDA HNRCA ed i suoi colleghi hanno esaminato 14 risposte glicemiche di partecipanti allo studio a seguito dell’assunzione di 50 grammi di carboidrati nella forma di pane bianco (alimento campione) e glucosio dissolto in acqua (alimento di riferimento) per diversi giorni. Questo esperimento è stato ripetuto 3 volte per ogni individuo.
“Utilizzando il glucosio come alimento di riferimento, precedenti studi indicavano che il pane bianco ha un indice glicemico pari a circa 70”, spiega Lichtenstein. “Nel nostro studio, la media combinata è risultata di 71, praticamente identico al valore pubblicato. Tuttavia, i valori degli individui oscillavano tra 44 e 132. Queste differenze nella risposta glicemica apparivano poco chiare”.
Inoltre, per lo stesso individuo, i valori del test variavano anche oltre il 42%. “Questi risultati mostrano che analizzare l’indice glicemico su gruppi di individui rappresenta un utile indicatore per determinare il rischio di malattia cronica, ma presenta invece ampia variabilità se analizzato sul singolo individuo”, spiega Lichtenstein.
L’indice glicemico serve a valutare quanto velocemente il glucosio presente nei cibi viene assorbito dal flusso sanguigno, in forma di glucosio puro. Alcuni nutrizionisti consigliano l’indice glicemico come strumento di controllo della glicemia, in particolare per i soggetti diabetici. Altri utilizzano l’indice glicemico medio degli alimenti per predire il rischio di malattie croniche in ampi gruppi di persone. Potenziali fattori devianti, come il contenuto di grassi o fibre dell’alimento, non vengono inclusi nel calcolo.
“Ci sono molti fattori che possono influenzare l’indice glicemico di un alimento”, spiega Lichtenstein. “Ad esempio, un pezzo di pane bianco potrebbe avere un indice glicemico elevato ma, se la persona insieme al pane mangia del formaggio o della carne, l’effetto dell’assunzione di alimenti multipli potrebbe portare a risultati inaspettati. Poiché la maggior parte dei pasti è composta da alimenti multipli, è necessario valutare l’importanza dell’utilizzo dei valori di indice glicemico determinati su alimenti singoli per combinazioni di alimenti. Allo stesso modo, è importante sapere se il cibo consumato prima del pasto altera la risposta glicemica che ne consegue”.
“Forse sarebbe opportuno sviluppare strumenti di ricerca migliori ed applicazioni più rigide per i valori di indice glicemico”, spiega la dottoressa. “Sono necessari ampi studi su diversi gruppi di individui per determinare la causa dell’ampia variabilità inter-individuale e soprattutto intra-individuale dei valori di indice glicemico. Se riusciamo a determinare la fonte della variabilità, possiamo utilizzare l’indice glicemico come strumento sia per ricerche cliniche più complesse che per applicazioni medico-sanitarie”.
Lichtenstein ed i suoi colleghi hanno ricevuto il sostegno dal National Institute of Diabetes e Digestive and Kidney Diseases per approfondire i loro studi sull’indice glicemico e le sue possibili applicazioni.
Tratto da Medical News Today - Fonte: Tufts University, Health Sciences
Traduzione e adattamento a cura di Alberto ZambelliData ultimo aggiornamento: Giovedì, 25 Ottobre 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2007/n2007_069.html