Prevenzione delle complicanze
Riduzione della pressione e controllo glicemico intensivo nei diabetici di tipo 2
A cura di Anna Manetti
All’ultimo Congresso della European Society of Cardiology, tenutosi a Vienna all’inizio di Settembre 2007, è stata presentata una ricerca del gruppo ADVANCE, diretto dal Prof. Stephen MacMahon, del George Institute for International Health, presso l’Università di Sydney (Australia), i cui risultati dimostrano che la combinazione del farmaco ACE-inibitore (che cioè blocca l’enzima di trasformazione dell’angiotensina) perindopril e del diuretico indapamide è ben tollerata e riduce il rischio di gravi problemi vascolari e di mortalità nei pazienti con diabete di tipo 2.
Moltissimi pazienti diabetici sono resi invalidi o muoiono per complicanze cardiovascolari ed è già stato dimostrato che i rischi associati al diabete possono essere ridotti dalla terapia contro l’ipertensione. Il dott. MacMahon ha però avanzato l’ipotesi che un abbassamento della pressione sanguigna possa essere importante per tutti i pazienti diabetici, non solo per quelli con ipertensione e il gruppo ADVANCE si è prefisso di dare una risposta a queste tre domande:
- Una terapia tesa all’abbassamento della pressione nei pazienti diabetici è di beneficio quando la pressione sistolica rimane sotto 145 mm Hg?
- Tali benefici si presentano sia nei pazienti ipertesi che in quelli normotesi?
- E possono trarre vantaggio da tale terapia altri trattamenti di prevenzione ai problemi cardiovascolari, come gli ACE inibitori?
Lo studio ha coinvolto pazienti diabetici di tipo 2 ipertesi e normotesi, di età dai 55 anni in su, che avevano altri fattori di rischio di problemi vascolari. È stata somministrata una sola compressa giornaliera della combinazione delle sostanze attive: 2 mg. di perindopril più 0.625 mg. di indapamide al giorno per i primi tre mesi, seguita quindi da 4 mg. di perindopril più 1.25 mg. di indapamide per il periodo successivo. Era ammesso l’uso di altre comuni terapie anti-ipertensive a discrezione del medico curante, con l’esclusione dei diuretici a base di tiazide.
I risultati principali sono stati monitorati a due livelli: macrovascolare, come ictus non mortale, infarto miocardico, o decessi improvvisi per qualsiasi causa cardiovascolare, e microvascolare, fra cui neuropatie insorgenti o in peggioramento e malattie oculari da diabete.
In questa sperimentazione, la più estesa fra quelle sulla prevenzione delle complicanze del diabete, gli 11.140 pazienti sono stati assegnati a caso o ad un placebo (5.571 di età media di 66 anni) o alla combinazione perindopril-indapamide (5.569 ugualmente di età media di 66 anni). Le caratteristiche cliniche dei pazienti in questi due gruppi erano simili con una media di pressione sistolica di 145 mm Hg e diastolica di 81 mm/Hg, un’emoglobina glicata media di 7.5%, simili precedenti di malattie macro e microvascolari (fra 32% e 10%) e presenza di microalbuminuria (26%). Nei due gruppi vi era anche un uguale uso di altri farmaci contro i disturbi cardiovascolari o antidiabetici.
Dopo 4.3 anni di follow-up, nel gruppo di pazienti trattato con la terapia attiva si riscontravano significative riduzioni della pressione del sangue in confronto col gruppo a placebo: una pressione sistolica di 134.7 contro 140.3 mm/Hg e una diastolica di 74.8 contro 77 mm/Hg.
Quanto alla mortalità in generale, la terapia attiva ha prodotto una riduzione del rischio relativo (RR) del 14%. Quando il RR è stato ridotto ulteriormente (18%), questa era attribuibile principalmente ad eventi cardiovascolari, piuttosto che ad altri motivi (8%).
Le conseguenze associate di gravi eventi macro/microvascolari sono risultate significativamente migliorate con la terapia attiva (riduzione del RR, 9%), sebbene tale beneficio sia diminuito se suddiviso tra casi macrovascolari (riduzione del RR,8%) e microvascolari (riduzione del RR 9%).
Altri relativi benefici, compresi fra i risultati vari osservati con la terapia attiva, non hanno raggiunto sufficiente rilevanza in confronto col placebo. Anche una terapia di combinazione con altri farmaci per abbassare la pressione del sangue (Ace-inibitori, statine o una sostanza antipiastrine) non ha mostrato connessioni significative al rischio relativo.
Benché non siano stati rilevati effetti degni di nota sull’abbassamento dei casi di malattie coronariche, cerebrovascolari o oculari, la terapia attiva ha avuto un effetto sui problemi renali con una riduzione del 21% nei nuovi casi di microalbuminuria e una tendenza benefica riguardo ai casi nefrologici nuovi o in peggioramento (RR,18%).
Riguardo ai diversi fattori di rischio, non sono state notate differenze significative fra i due gruppi per i dati cardiovascolari e sui lipidi, il che indica che la terapia attiva non pone maggiori rischi del placebo. Invece, questa terapia ha favorito un minor uso di tutti i farmaci ipotensivi (74% contro 83%) e un impiego minore anche degli ACE-inibitori (50% contro 60%), mentre la quantità di tutti gli altri farmaci sussidiari adoperati rimaneva inalterata.
Quindi, secondo i ricercatori, una terapia di routine per i pazienti diabetici di tipo 2 con questa combinazione di perindopril-indapamide darebbe una serie notevole di benefici ai pazienti, simili per tutti i sottogruppi più importanti.
Infine, il dott. MacMahon ha messo in rilievo il vantaggio che ci si può attendere su base mondiale se anche solo la metà dei diabetici nel mondo fosse sottoposta a questa terapia: un milione e mezzo di decessi sarebbero evitati nel quinquennio 2010 – 2015.
Tratto da Doctor’s Guide - Fonte: Lancet, Vol. 370, N. 9590, 8 September 2007
Traduzione ed adattamento a cura di Anna ManettiData ultimo aggiornamento: Lunedì, 15 Ottobre 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2007/n2007_066.html