Autocontrollo

L’automonitoraggio glicemico non produce nessun miglioramento significativo nei diabetici di tipo 2 non in terapia insulinica

A cura di Linda Possanzini

Segue intervista col dr. Francesco Paolo Volpe

Il regolare automonitoraggio della glicemia, per lo meno nelle persone affette da diabete di tipo 2 e che non utilizzano insulina come terapia, non dà luogo a nessuna riduzione clinicamente significativa nel controllo glicemico. Questo è quanto viene evidenziato in uno studio della durata di 1 anno presentato dalla American Diabetes Association al 67° Congresso Scientifico Annuale.

Secondo il Dr. Andrew J. Farmer, dell’Università di Oxford e principale investigatore dello studio DiGEM (Diabetes Glycemic Education and Monitoring), non si sono ottenute riduzioni clinicamente significative nei risultati delle misurazioni dell’emoglobina glicata (A1C). “Inoltre, non si è osservato nessun altro effetto dovuto ad un automonitoraggio della glicemia più intensivo.”

Il Dr. Farmer ha messo in evidenza che questi risultati non sono validi per le persone con diabete di tipo 1 o 2 che utilizzano l’insulina poiché si hanno già numerose prove dei vantaggi derivanti dall’automonitoraggio glicemico nel prevenire i casi d’ipoglicemia e nell’aggiustamento della terapia, della dieta e dell’attività fisica per raggiungere un controllo glicemico ottimale in questo gruppo di pazienti.

Il diabete è la quinta causa di morte negli USA e il tipo 2 colpisce principalmente gli adulti in sovrappeso e con più di 40 anni. Attualmente i bambini e gli adolescenti in sovrappeso e che non svolgono attività fisica sono sempre più numerosi e di conseguenza i casi di diabete di tipo 2 nei soggetti più giovani stanno diventando sempre più frequenti.

PERCHÉ IL DiGEM

L’automonitoraggio della glicemia (SMBG) per il diabete che non richiede la terapia insulinica risulta alquanto costoso ma si è visto che è in grado di migliorare il controllo glicemico. Tuttavia, prove esistenti si sono dimostrate inconcludenti. Quindi, non è chiaro se sia l’SMBG o un altro fattore il responsabile dei miglioramenti glicemici.

Perciò, l’obiettivo dello studio DiGEM è stato quello di determinare se l’SMBG sia più efficace rispetto all’assistenza medica standard nel migliorare il controllo glicemico nei diabetici di tipo 2 non insulino trattati.

METODOLOGIA DEL DiGEM

I soggetti con diabete di tipo 2 sono stati reclutati da 48 medici di famiglia. Dopo lo screening, 453 adulti (età media 65.7, 57% uomini) sono stati randomizzati a uno dei tre gruppi:

RISULTATI

È stata eseguita un’analisi con gli esiti primari dell’A1C di 12 mesi aggiustata per valori base. Tutti sono stati inclusi nel programma. A 12 mesi, 57 pazienti (13%) non sono stati più seguiti con follow up.

Alla fine dell’anno, il 66% dei pazienti che hanno ricevuto il trattamento meno intensivo e il 52% di quelli nel gruppo più intensivo hanno proseguito l’automonitoraggio per due volte a settimana per un periodo di 12 mesi.

Al periodo base, la A1C media nei tre gruppi era uguale a 7.5%. Dopo 12 mesi, i risultati erano nuovamente uguali. La differenza media di A1C tra il gruppo di controllo e quello di automonitoraggio meno intensivo è stata di -0.14% e, tra il gruppo di controllo e quello più intensivo, di -0.17%. In base a questi risultati si nota che le differenze tra i tre gruppi non sono statisticamente significanti.

“Una differenza di -0.5% o maggiore è generalmente necessaria per considerare una terapia clinicamente efficace, e noi abbiamo potenziato lo studio per essere in grado di vedere una differenza se esistente, ma non l’abbiamo riscontrata.,” afferma il Dr. Farmer.

“I pazienti e i medici dovranno tenere conto dei risultati per prendere decisioni riguardo l’appropriato uso dell’automonitoraggio glicemico”.


Intervista al dr. Francesco Paolo Volpe

Dr. Volpe, l’argomento di questo studio è molto attuale viste le continue strette alla spesa sanitaria pubblica. Ma conosciamo anche i grandi interessi economici che stanno dietro il consumo di dispositivi e presidi per il monitoraggio della glicemia. L’argomento assume una maggiore rilevanza quando parliamo di diabete tipo 2, il più diffuso tra la popolazione.

Domanda: Quando leggiamo articoli a difesa o contro l’uso del monitoraggio glicemico nel diabete non insulino trattato, ci viene sempre da pensare che questi studi possano essere in qualche modo “guidati”, in un senso o nell’altro. Quali srumenti abbiamo per valutarne la reale indipendenza?

Risposta: Gli strumenti sono i soliti a nostra disposizione quando l’argomento è di natura scientifica: la lettura rigorosa dei materiali e metodi di studio, la possibilità di confrontare i risultati, respingendo le conclusioni troppo sbrigative. La tentazione di semplificare il lavoro saltando direttamente al riassunto dei risultati è il primo nemico da cui guardarsi.

D: Noto che lo studio è stato realizzato con pazienti seguiti dai medici di medicina generale. Questo potrebbe influire sui risultati dello studio?

R: Non certo in senso negativo. D’altronde i circa 10 pazienti reclutati da ciascun medico di medicina generale sono stati poi randomizzati e distribuiti nei tre bracci dello studio. Piuttosto mi lascia molto perplesso il risultato assolutamente nullo di un buon terzo di pazienti, i quali sarebbero stati educati,motivati e monitorati da personale diverso dai medici generici, eppure non si sono schiodati dal 7,5% di HbA1c neppure dopo un anno!

D: Controllare la glicemia 6 volte alla settimana, può essere sufficiente per sperare di ottenere un risultato, o sarebbero stati più indicativi rilevamenti più frequenti?

R: Sei determinazioni settimanali possono essere poche o molte.
La cosa importante è non fare ripetute determinazioni glicemiche sempre alla stessa ora, ma esplorare le eventuali iperglicemie post-prandiali o le glicemie sostenute a digiuno, con determinazioni “a scacchiera” prima o dopo i pasti, anche in giorni differenti.

D: In che modo può intervenire, una persona affetta da diabete di tipo 2, una volta rilevata una glicemia fuori norma per correggerla? E i risultati di questa correzione, con quali tempi si possono verificare?

R: La persona con diabete di tipo 2, una volta rilevati i dati, deve tenere un diario preciso e discuterne col medico. Nel suo caso non c’è urgenza di intervenire, ma è importante raccogliere dati per una corretta strategia terapeutica a lungo termine.

D: Non sarebbe più utile, mantenendo di routine un monitoraggio diradato delle glicemie, intensificarlo nei periodi di maggior scompenso fino al raggiungimento dei risultati desiderati?

R: Sì, non c’è dubbio

D: Può, il monitoraggio della glicemia, essere utilizzato come uno strumento di responsabilizzazione per il paziente un po’ “distratto” o “superficiale” nella terapia?

R: Anche su questo argomento concordo con Lei, ha colto nel segno.

D: Infine, ha senso fare indagini medie su gruppi ristretti (453 pazienti) e pensare poi di applicarne i risultati su vasta scala (per esempio come accade in Italia dove da alcune regioni vengono imposti dei tetti alla fornitura delle strisce reattive per la misurazione della glicemia) senza tener conto che ogni individuo è una persona a se stante?

R: È vero. Ma oserei dire che non tanto la scarsa numerosità dello studio, piuttosto il suo sospetto intento di screditare il monitoraggio lo rende poco accettabile come base di decisioni generalizzabili. Sono convinto che comunque il nostro sistema sanitario, a volte vituperato, sia in questo campo notevolmente superiore a quello statunitense.

D: A conclusione della nostra chiacchierata, cosa ci vuol dire e cosa vuol dire ai frequentatori del nostro sito?

R: La ringrazio di questa opportunità: vorrei ribadire, in conclusione, che oltre al mantenimento di una buona glicemia a digiuno e post-prandiale il diabetico di tipo 2 deve porre la massima attenzione a tutti i fattori di rischio cardio-vascolare, a partire dal fumo, per arrivare alla sedentarietà, che si collega all’obesità e alla dislipidemia, attraverso l’ipertensione arteriosa. In questo senso il diabete mellito 2 è molto differente dal tipo 1, in cui il monitoraggio delle glicemie è molto, se non tutto.

Intervista a cura di Guido Seu


Fonte: American Diabetes Association’s 67th Annual Scientific Sessions
Traduzione ed adattamento a cura di Linda Possanzini

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 6 Settembre 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2007/n2007_056.html