Interviste
Diabete e tecnologia: intervista al Dott. Marco Songini
A cura di Angela Colosimo
Dottore, lei ha partecipato lo scorso Aprile in America ad un convegno sulla tecnologia applicata al diabete. Quanto è stato importante prendervi parte?
È stato molto importante, perché a differenza di altri convegni che esaltano il solo valore della tecnologia, questa volta l’attenzione era focalizzata anche alle tematiche legate alla qualità della vita per i diabetici. Voglio dire che gli enormi passi avanti fatti nel campo tecnologico a volte fanno dimenticare che l’aspetto fondamentale per la vita di un diabetico riguarda proprio la qualità della sua esistenza: è quindi necessario saper conciliare l’innovazione tecnologica con un corretto uso clinico degli strumenti messi a disposizione del paziente. Soprattutto perché ci troviamo di fronte ad una malattia cronica: ad un paziente che guarirà tra poco non importa se dovrà passare alcuni giorni immobilizzato o perforato da aghi, mentre ad uno che si porterà per sempre con sé la malattia le cose cambiano.Per quanto riguarda la rappresentanza italiana al meeting? Come si muove la diabetologia italiana rispetto a quella degli altri Paesi?
Ero l’unico portavoce italiano, proprio in rappresentanza della nostra comunità. Per quanto riguarda la diabetologia italiana, non ha nulla da invidiare a quella degli altri Paesi. È molto capillarizzata, e attraverso i molti centri diabetologici si instaurano rapporti proficui tra paziente e team medico. A volte pecca di rigidità, ma questo aspetto è legato alla presenza di moltissime società farmaceutiche.Fra i temi trattati c’è stato quello del microinfusore: come vede lei oggi la terapia con microinfusore in alternativa a quella con iniezioni di insulina? Deve essere presente una preparazione psicologica?
Ad oggi manca un solo gradino per chiudere il cerchio e arrivare alla creazione di un pancreas artificiale. Mi sento di dirlo constatando quanto la terapia attraverso microinfusore sia migliorata negli anni: al momento l’apparecchio gestisce l’erogazione dell’insulina, ma lo fa solo dopo che il paziente ha inserito manualmente il valore glicemico. In sostanza, prima bisogna provarsi la glicemia e poi dare l’input al microinfusore per l’erogazione dell’insulina. Non è lontano il momento in cui sarà l’apparecchio stesso, attraverso sofisticate tecnologie, a rilevare i dati rilevanti per le erogazioni di insulina nell’organismo. L’aspetto psicologico per l’uso del microinfusore non è diverso da quello rilevante per la terapia con iniezioni: oggi è sempre più frequente anche l’uso pediatrico e, anche se probabilmente l’imparare ad usarlo costa più fatica, il versante “emozionale” non ne risente diversamente che dalla terapia tradizionale.Quanto influiscono gli aspetti psicologici nella cura del diabete?
Moltissimo. Il diabete è influenzato moltissimo dalla psicologia, soprattutto nella fase di accettazione della malattia. Ma anche dopo: basti pensare che si ritiene che gli aspetti psicologici siano uno dei fattori che possono contribuire a ritardare o – ahimè – accelerare la comparsa di complicanze.
Basandoci sui numeri, è dimostrato che un buon 50% delle terapie rischia di fallire proprio perché al momento dell’esordio è mancato l’approccio psicologico nel team che ha trattato il paziente diabetico.Un altro dei temi trattati al convegno è stato quello inerente la famiglia e le difficoltà che deve attraversare quando è presente un soggetto diabetico. Come è cambiato l’approccio al diabete in famiglia e qual è il modo più corretto di affrontare un eventuale esordio?
È importante considerare che un diabetico ha una famiglia che lo segue, in tutto il percorso della malattia. I genitori devono imparare ad accettare la patologia proprio come il bambino o l’adolescente che ne è affetto. Accade spesso che il senso di attaccamento ai genitori sia molto più forte quando insorge il diabete, perché frutto di una dipendenza quasi totale, e dall’altra parte succede che i genitori sono assaliti dai sensi di colpa per la malattia dei figli. Bisogna evitare questi estremi, e responsabilizzare lentamente i bambini tenendo al tempo stesso al coinvolgimento dei genitori. Per questo motivo la tendenza è di ridurre al minimo il numero dei ricoveri, fin dall’inizio, ed effettuare qualsiasi controllo successivo all’esordio in day hospital.
Intervista a cura di Angela Colosimo
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 25 Giugno 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2007/n2007_050.html