Terapia intensiva

Uno stretto controllo nel diabete tipo 1 non ha nessun effetto sull’abilità cognitiva

A cura di Silvia Bailo

Secondo uno studio condotto dai ricercatori del Joslin Diabetes Center, ci sono buone notizie per pazienti affetti da diabete tipo 1 che vogliono mantenere la glicemia sotto stretto controllo e così ridurre significativamente il rischio di avere le devastanti complicanze della malattia – cardiopatie, insufficienza renale, problemi agli occhi, cecità e danni nervosi. Lo studio, che è parte del Epidemiology of Diabetes Interventions and Complications study (EDIC), finanziato dal National Institutes of Health (NIH), è pubblicato nel New England Journal of Medicine.

L’ EDIC è uno studio a lungo termine del Diabetes Control and Complication Trial (DCCT), finanziato dal NIH, che mette a confronto un controllo intensivo della glicemia con una cura convenzionale in persone affette da diabete tipo 1. Le scoperte dello studio hanno stabilito l’efficacia di un rigido controllo della glicemia, poiché rallenta l’inizio e il progredire delle complicanze del diabete. Tuttavia, un controllo intensivo causa l’aumento di episodi di grave ipoglicemia. Dopo aver seguito i partecipanti allo studio per altri 12 anni, i ricercatori hanno mostrato che episodi multipli di grave ipoglicemia non causano una perdita dell’abilità cognitiva a lungo termine. Hanno avvertito tuttavia che è necessario un ulteriore studio per determinare se gli episodi di ipoglicemia nei bambini piccoli abbiano qualche effetto duraturo sulla capacità cognitiva, poiché i partecipanti più giovani al DCCT avevano 13 anni all’inizio dello studio.

“L’EDIC dà un’ulteriore conferma dell’efficacia di una terapia intensiva per il diabete e dei benefici di un buon controllo glicemico”, dice il principale ricercatore coinvolto nello studio, il Dr. Alan M.Jacobson, Capo del Joslin’s Behavioral and Mental Health Research Section e professore di psichiatria alla Harvard Mediacal School. Le scoperte preliminari dell’ EDIC sono state presentate nel giugno del 2006 alla sessione scientifica della American Diabetes Association. “Mentre episodi acuti di ipoglicemia possono danneggiare la mente ed essere anche pericolosi per tutta la vita, i pazienti affetti da diabete tipo 1 non devono preoccuparsi, perché questi episodi non danneggeranno le loro abilità a lungo termine di percepire, di ragionare e di ricordare”.

“L’ipoglicemia è un’ esperienza seria e allarmante”, dice Catherine Cowie, che supervisiona l’EDIC per il NIH. “Tuttavia, data l’importanza di un controllo intensivo della glicemia nella prevenzione delle complicazioni del diabete, è assolutamente rincuorante sapere che tali episodi non abbiano effetti a lungo termine sull’abilità cognitiva nei gruppi d’età studiati nel DCCT/EDIC”.

Le scoperte del DCCT hanno confermato la teoria di Dr. Elliott P. Joslin sui benefici di un rigido controllo del diabete nel ridurre le complicanze. I ricercatori del DCCT hanno esaminato 1.441 soggetti affetti da diabete tipo 1, di età compresa tra i 13 e i 39 anni. Circa la metà del gruppo è stata sottoposta ad una terapia intensiva o con microinfusore o con almeno tre iniezioni di insulina al giorno. Le restanti persone hanno seguito una terapia convenzionale con una o due iniezioni al giorno. Durante lo studio i valori di emoglobina glicata (A1C), che riportano il valore medio della glicemia nell’arco di diversi mesi, differivano tra i due gruppi di circa 2 punti percentuali (7.1% per il gruppo sottoposto a terapia intensiva contro il 9% per il gruppo che seguiva la terapia convenzionale). Alla conclusione dello studio, nel 1993, i ricercatori hanno riportato che il gruppo sottoposto alla terapia intensiva ha avuto il 76% in meno di malattie agli occhi, il 50% in meno di malattie ai reni e il 60% in meno di malattie nervose. In seguito alle loro scoperte, una terapia intensiva è stata raccomandata a tutti coloro che prendevano parte all’esperimento.

Ma il DCCT ha anche mostrato le conseguenze di uno stretto controllo: i pazienti sottoposti alla terapia intensiva avevano episodi di ipoglicemia abbastanza gravi da richiedere l’assistenza di un’altra persona con una probabilità tre volte maggiore rispetto a coloro che seguivano una terapia convenzionale. Queste scoperte hanno accresciuto la paura che, benché un rigido controllo possa abbassare il rischio di avere serie complicazioni dovute al diabete, questo possa anche portare ad una perdita a lungo termine delle capacità cognitive.

All’inizio del DCCT, al fine di valutare il potenziale impatto del trattamento del diabete e degli episodi ricorrenti di ipoglicemia sull’abilità cognitiva, tutti i pazienti sono stati sottoposti ad una serie di test cognitivi. Sono state analizzate le loro abilità in otto ambiti: risoluzione di problemi, apprendimento, memoria a breve termine, rievocazione, capacità di orientamento, attenzione, efficienza psicomotoria e velocità motoria. Quando questi test sono stati ripetuti durante il DCCT, in media 6 anni e mezzo dopo il suo inizio, non è stato osservato nessun effetto dannoso che fosse associato al tipo di trattamento o al numero di gravi episodi di ipoglicemia avuti dai pazienti.

Benché queste scoperte fossero incoraggianti, i ricercatori hanno riconosciuto la necessità di uno studio a lungo termine per determinare se col tempo l’aumento di episodi di ipoglicemia possa avere effetto sull’abilità cognitiva. Inoltre, un monitoraggio più lungo permetterebbe loro di esaminare se anche l’avanzare dell’età e la durata della malattia possano contribuire ad un declino nella capacità cognitiva.

Per rispondere a queste domande, il Dr. Jacobson e i suoi colleghi di altri 28 centri del paese hanno esaminato 1.144 partecipanti dell’esperimento DCCT originario: 588 pazienti che erano stati sottoposti alla terapia intensiva e 556 pazienti che avevano seguito la terapia convenzionale. Monitorando i coma ipoglicemici o gli attacchi durante i 12 anni seguenti il DCCT, 889 pazienti non hanno avuto alcun episodio di questo genere, 246 hanno avuto da uno a 5 episodi e 9 pazienti ne hanno avuti più di 5.

“Sebbene sia molto gratificante la scoperta che episodi di ipoglicemia abbastanza gravi abbiano un effetto non rilevante sulla capacità intellettuale, i pazienti diabetici devono comunque evitare l’ipoglicemia perché può provocare una temporanea riduzione nella loro abilità di prestare attenzione e di reagire tempestivamente, condizioni che possono causare serie conseguenze”, dice Christopher Ryan, professore di psichiatria, psicologia e sistemi comunitari alla School of Medicine della Pittsburgh University.

I ricercatori hanno valutato tutti i pazienti sottoponendoli agli stessi test neuropsicologici durante l’esperimento DCCT. Prendendo in considerazione l’età, il sesso, gli anni di educazione, la durata dello studio e il numero di test cognitivi effettuati, i ricercatori non hanno trovato alcun cambiamento in nessuno degli 8 ambiti esaminati. Alti valori di emoglobina glicata (A1C) tra i pazienti - che indicano un minore e non rigido controllo - erano associati ad un modesto declino nella velocità motoria e nell’efficienza psicomotoria, ma non influivano su nessun altro ambito cognitivo.

Il DCCT/EDIC è uno studio sulle complicanze del diabete tipo 1 iniziato quasi 23 anni fa e che continuerà fino al 2016. Lo studio è stato annunciato per l’alto tasso di certezza e per la qualità dei dati, dice Patricia A.Cleary, che è la direttrice del centro per il coordinamento dei dati per il DCCT/EDIC presso il Biostatistics Center della George Washington University.


Tratto da Medical News Today - Fonte: The New England Journal of Medicine, May 3, 2007
A cura di Silvia Bailo

Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 4 Giugno 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2007/n2007_044.html