Rischio cardiovascolare

Diabete ed ipertensione più importanti della razza nel rischio d’infarto

A cura di Natalia Ciani

Il diabete e la pressione alta, due condizioni legate a fattori genetici e ambientali, secondo uno studio condotto dai cardiologi del Johns Hopkins, svolgono un ruolo più rilevante rispetto al solo fattore razziale nel determinare chi ha maggiore probabilità di avere un infarto.

Gli esperti sanno da molto tempo che le differenze razziali hanno un peso nel determinare lo sviluppo dei fattori di rischio per questa patologia; ma i ricercatori sono riusciti soltanto a individuare il ruolo preciso giocato dalla razza nell’insorgere di altri fattori di rischio quali i fattori socio-economici, l’età, il sesso, l’abitudine al fumo, la storia familiare e altri problemi di salute come il diabete e l’ipertensione.

Lo studio, i cui risultati sono stati recentemente presentati alle sessioni scientifiche annuali dell’American College of Cardiology a New Orleans (USA), ha incluso 7.000 tra uomini e donne di età compresa tra 45 e 84 anni, di origine etnica diversa e che non presentavano sintomi di malattie cardiache.

Rispetto agli altri gruppi etnici, compresi gli ispanici e i caucasici, gli americani africani hanno presentato una percentuale più elevata (4.6 casi ogni 1.000 all’anno) di casi di infarto, con un tasso che è stato ben 5 volte superiore a quello dei cino-americani e quasi due volte rispetto a quello dei caucasici.

Tuttavia, queste apparenti differenze tra le razze sono sparite nel momento in cui gli studiosi hanno applicato tecniche statistiche per escludere i due tradizionali fattori di rischio. Secondo il Prof. Lima, associato di medicina e cardiologia al Johns Hopkins University School of Medicine e al suo Heart Institute, questi iniziali risultati si aggiungono alle scoperte fatte nell’ambito dello studio MESA (Multiethnic Study of Atherosclerosis), la prima analisi su larga scala relativa alla funzionalità cardiaca considerata in relazione alle differenze etniche o razziali.

L’indagine, in corso dal 2001, monitora partecipanti di differenti etnie per 6-8 anni per vedere chi incorre in un infarto e chi no. Ad oggi sono 79 i casi di insufficienza cardiaca congestizia. Altri risultati mostrano diversità razziali relative allo sforzo del cuore o alla contrazione che possono contribuire, anche se in modo meno determinante, alle differenze nell’insorgenza dell’insufficienza cardiaca. In effetti, i cuori degli afro-americani sono risultati contrarsi con minor forza rispetto ai soggetti di origine ispanica e caucasica e ai cino-mericani.

Secondo Lima ancora molto rimane da capire, ma lo stesso precisa che, se è vero che gli Afro-americani presentano un rischio molto elevato relativamente all’insufficienza cardiaca, non esistono condizioni, come il diabete e l’ipertensione, che presentino un più alto rischio.

Tra i risultati i ricercatori hanno riscontrato che gli afro-americani erano coloro i quali avevano i tassi più bassi di insufficienza cardiaca dovuta a infarto del miocardio (del 25%, al confronto con il 42% degli ispanici, del 40% dei caucasici e del 100% dei cino-americani).
Lima sostiene che probabilmente questi dati sono il frutto degli sforzi mirati alla prevenzione (controllo dell’ipertensione) che hanno riguardato tutti i gruppi razziali ad eccezione degli afro-americani.

Secondo i ricercatori il messaggio ai medici è chiaro: “Per prevenire l’insufficienza cardiaca negli afro-americani occorre curare e controllare l’ipertensione e il diabete”- e, inoltre – “è necessario rimuovere gli ostacoli che impediscono agli afro-americani di tenere sotto controllo il diabete e l’ipertensione, perché solo così è possibile ridurre i nuovi casi di infarto”.

Bahrami ritiene che il team di studiosi si debba concentrare sul trovare una spiegazione alle diverse percentuali che esistono per ciascun fattore di rischio e alla funzione svolta dai fattori biologici e ambientali.


Tratto da Medical News Today - Fonte: Johns Hopkins Medical Institutions
Traduzione e adattamento a cura di Natalia Ciani

Data ultimo aggiornamento: Giovedì, 10 Maggio 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2007/n2007_034.html