Prevenzione cardiovascolare
Il diabete modifica la prevalenza della resistenza all’aspirina a basse dosi
A cura di Valentina M. Cambuli
Una bassa dose di aspirina potrebbe non permettere una adeguata inibizione piastrinica nei pazienti diabetici. Questo è il risultato di uno studio presentato alla 56^ sessione scientifica annuale dell’ American College of Cardiology (ACC). Lo studio cross-over in doppio cieco, presentato il 26 Marzo, ha mirato a determinare gli effetti di 3 differenti dosaggi di aspirina sulla aggregazione piastrinica in pazienti diabetici e non diabetici. Secondo il ricercatore che ha condotto lo studio, il Dr. Paul Gurbel, direttore del Sinai Centre for Thrombosis Research di Baltimora, nel Maryland (USA), non si è mai studiato quale sia la dose ottimale di aspirina, atta a prevenire attacchi cardiaci in pazienti con diabete.
Nello studio, 120 pazienti, di cui 30 diabetici, con malattia arteriosa coronarica stabile, sono stati randomizzati a ricevere dosi crescenti di aspirina: 81 mg (bassa dose), 162 mg, o 325 mg al giorno. Ciascuna dose era assunta per 4 settimane, per un totale di 12 settimane. L’aggregazione piastrinica è stata estensivamente valutata alla fine di ogni periodo di 4 settimane. Le risposte alla aspirina sono state misurate con metodi specifici e non specifici per la cyclooxygenase 1 (COX-1).
La prevalenza totale della resistenza all’aspirina era inferiore al 5% durante il periodo di trattamento con 81 mg, usando il metodo diretto di misurazione della COX-1. La resistenza agli 81 mg era più alta nei pazienti diabetici quando misurata con le misurazioni indirette della COX-1, includendo i livelli di adenosina difosfato (ADP: 27% nei diabetici contro il 14% nei non diabetici) e la aggregazione collagene-indotte (27% contro 4%). Risultati significativi sono stati trovati anche utilizzando altre metodiche di misurazione. Il Dr. Gurbel ha notato che in generale, l’incremento della dose di aspirina in pazienti diabetici riduce la prevalenza della resistenza ad un livello simile a quello osservato nei pazienti non diabetici. Alla dose di 325 mg, per esempio, l’aggregazione piastrinica indotta dal collagene cade in modo significatico, da 54% al 29% fra i pazienti diabetici
Tuttavia i ricercatori non hanno osservato un effetto dose-dipendente della aspirina nella aggregazione ADP indotta nei pazienti diabetici. Questo suggerisce un beneficio potenziale dell’uso dei bloccanti dei recettori dell’ADP in addizione a dosi più alte di aspirina in pazienti diabetici selezionati.
Studi futuri e più ampi sono comunque necessari per valutare l’efficacia clinica di dosi elevate di aspirina in pazienti diabetici e l’impatto del diabete e di altre variabili sulla risposta delle piastrine all’aspirina e sul dosaggio più adeguato da adottare.
Tratto da Doctor’s Guide - Fonte: 56th annual scientific session of the American College of Cardiology (ACC)
Traduzione e adattamento a cura di Valentina M. CambuliData ultimo aggiornamento: Giovedì, 26 Aprile 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2007/n2007_030.html