Rischio cardiovascolare
Chi rischia un infarto? Non più questione di etnia, ma di diabete e ipertensione
A cura di Silvia Bailo
Diabete e ipertensione, due condizioni radicate nella genetica e nell’ambiente, giocano un ruolo molto più rilevante dell’etnia nel determinare chi ha più probabilità di avere un infarto, secondo l’ultimo studio dei cardiologi del Johns Hopkins.
Secondo gli esperti, si sa da lungo tempo che esistono differenze razziali tra chi realmente sviluppa fattori di rischio per la salute, con gli Afroamericani che hanno quasi il doppio di probabilità in più di esser soggetti al diabete e un terzo di probabilità in più di soffrire di ipertensione rispetto agli Americani di razza caucasica.
Ma i ricercatori hanno determinato solo ora il ruolo preciso giocato dall’etnia rispetto ad altri fattori di rischio, compresi fattori socio-economici, età, sesso, il fumo, l’anamnesi, e altri problemi di salute, come il diabete e l’ipertensione.
Il team del Johns Hopkins ha presentato le proprie scoperte il 27 Marzo a New Orleans alla sessione scientifica annuale dell’ American College of Cardiology.
Nel corso dello studio, i ricercatori hanno monitorato quasi 7.000 uomini e donne, dai 45 agli 84 anni di età, di differenti etnie e con nessun sintomo di cardiopatia. Negli Afroamericani l’infarto si manifesta con percentuali significativamente più alte (4,6 casi su 1.000 all’anno) rispetto a tutte le altre razze, inclusi gli Ispanici e i Caucasici. La loro percentuale era quasi cinque volte maggiore rispetto a quella dei Cino-Americani (1 caso su 1.000 all’anno) e quasi il doppio rispetto a quella dei Caucasici (2,4 casi su 1.000 all’anno).
Tuttavia, queste apparenti differenze di rischio tra diverse etnie sono quasi sparite (scendendo da una probabilità di due a uno, una differenza significativa, a una probabilità di una volta e mezzo a uno, una differenza quasi insignificante) quando i ricercatori hanno usato tecniche statistiche per escludere i due tradizionali fattori di rischio per le cardiopatie.
“Quando tutti i principali fattori di rischio sono presi in considerazione, le differenze etniche sulla comparsa dell’infarto si riducono quasi esclusivamente alla maggiore incidenza di diabete e ipertensione negli Afroamericani”, dice il Dr. João Lima, ricercatore decano che collabora allo studio.
Secondo Lima, professore associato di medicina e radiologia alla Johns Hopkins University School of Medicine e al Heart Institute, questi primi risultati si aggiungono ad altre interessanti scoperte del cosiddetto Multiethnic Study of Atherosclerosis (MESA, Studio Multietnico dell’Arteriosclerosi).
Lo studio, iniziato nel 2001, sta monitorando i propri partecipanti, di diverse etnie, per un periodo che va dai sei agli otto anni, per vedere in chi si manifesta un infarto e in chi no. È la prima analisi a larga scala delle differenze etniche o razziali nel funzionamento del cuore. Finora 79 partecipanti allo studio hanno avuto uno scompenso cardiaco congestizio.
Altri risultati presentati al meeting hanno mostrato differenze tra etnie nella contrazione cardiaca, che possono contribuire a disparità nella comparsa dell’infarto, benché in minor misura. Infatti si è scoperto che negli Afroamericani il cuore si contrae con minore intensità rispetto a quello di Ispanici, Caucasici o Cino-Americani.
Lima avverte, tuttavia, che molto deve ancora esser compreso riguardo alle cause alla base di disparità razziali e a come fermarle.
Egli mette in evidenza che, mentre gli Afroamericani corrono un rischio molto più alto di infarto, non c’è un numero altrettanto alto per il rischio di avere un attacco cardiaco che, come diabete e ipertensione, spesso porta all’infarto.
In MESA, i ricercatori hanno trovato una relazione opposta, con gli Afroamericani che hanno la più bassa percentuale di attacchi cardiaci dovuti ad infarto miocardico (al 25 per cento), mentre altre etnie avevano una percentuale molto più alta: Americani di razza caucasica (40 per cento), Ispanici (42 per cento), e Cino-Americani (100 per cento).
Lima dice che la differenza potrebbe esser dovuta agli sforzi ben riusciti per prevenire la malattia tra tutti i gruppi etnici, eccetto gli Afroamericani, nel controllare l’ipertensione.
La sanità ha prestato una grande attenzione per tenere l’ipertensione sotto controllo, quindi potrebbe essere corretto che questo fattore di rischio sia sotto un più rigido controllo in alcuni gruppi etnici piuttosto che in altri”, dice Lima. “Gli Afroamericani, chiaramente, hanno infarti soprattutto per cause diverse dall’attacco cardiaco”.
Secondo il capo ricercatore il Prof. Hossein Bahrami, il messaggio ai medici è chiaro”, evitare gli infarti negli Afroamericani richiede un trattamento aggressivo del diabete e dell’ipertensione. Questi sono due fattori di rischio che devono esser tenuti sotto controllo, sia attraverso un maggior numero di esami clinici, che attraverso una maggiore enfasi sulle terapie”.
Bahrami, membro decano nella ricerca di cardiologia al Johns Hopkins, dice che rimuovere le barriere contro gli Afroamericani per controllare il loro diabete e la loro ipertensione potrebbe essere decisivo per ridurre nuovi casi di infarto. Tra tutti i gruppi etnici, ogni anno l’infarto è diagnosticato a circa 550.000 Americani.
Bahrami dice che i prossimi passi del team saranno determinare perché esistano differenti percentuali per questi fattori di rischio e il ruolo giocato da fattori biologici e ambientali.
Il finanziamento per questo studio, che sta avendo luogo in sei centri negli Stati Uniti, proviene dal National Heart, Lung and Blood Institute, membro del National Institutes of Health.
Traduzione e adattamento a cura di Silvia Bailo
Tratto da Science Daily - Fonte: Johns Hopkins Medical InstitutionsData ultimo aggiornamento: Venerdì, 6 Aprile 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2007/n2007_025.html