Prevenzione delle complicanze

Una gestione del diabete attenta al contesto culturale dei pazienti con basso reddito aiuta a migliorare la loro salute

A cura di Alberto Zambelli

Un nuovo studio rivela che una gestione del diabete che tenga in considerazione l’ambiente culturale del paziente può favorire un aumento dell’aspettativa di vita ed una diminuzione dello sviluppo delle complicanze legate al diabete stesso.

“Una gestione ottimizzata conduce ad una riduzione della comparsa di complicanze a lungo termine, quali cecità, infarto, amputazioni e danni neurologici,” spiega il ricercatore Todd Gilmer.

La ricerca si è concentrata su 3.893 persone diabetiche che hanno partecipato al San Diego’s Project Dulce, un’importante conferenza con l’obiettivo di promuovere gli standard di cura dell’American Diabetes Association. La popolazione-bersaglio era soprattutto costituita da persone con basso reddito, sottoassicurata e di etnia latina.

I partecipanti allo studio hanno mostrato “miglioramenti clinicamente significativi nell’emoglobina glicata (HbA1c), pressione arteriosa, colesterolo LDL e trigliceridi,” sottolinea Gilmer, professore associato presso il dipartimento di medicina preventiva e familiare dell’Università della California di San Diego (USA).

Il valore di emoglobina glicata, che indica quanto i pazienti controllano la glicemia, il colesterolo LDL (colesterolo cattivo) e la pressione arteriosa, rappresenta un importante indicatore di rischio tra la popolazione diabetica. Lo studio è apparso nella rivista online Health Services Research.

Il team medico comprendeva un infermiere professionista/educatore specializzato nella gestione del diabete, un assistente medico ed un dietista con la caratteristica di essere tutti bilingue e multiculturali. I pazienti sono stati visitati dall’infermiera per una durata di 50 minuti ed è stato chiesto loro di tornare per una ulteriore visita. E’ stata effettuata inoltre una visita presso il dietista della durata di 25 minuti. I pazienti hanno anche partecipato ad un programma formativo di autogestione della durata di 8 settimane condotto da educatori specializzati anch’essi diabetici appartenenti allo stesso gruppo etnico e culturale dei pazienti.

I ricercatori hanno utilizzato i risultati clinici e i dati relativi ai costi secondo quello che Gilbert descrive come “un modello che simula gli effetti a lungo termine dell’attuazione di politiche sanitarie per la gestione del diabete.” Questo modello valuta il numero di anni di vita che i pazienti guadagnano da un trattamento che tiene conto della loro qualità di vita in base al tempo impiegato per somministrare tale tipo di trattamento.

I costi medici diretti in base alla durata di vita del paziente sono risultati più alti per i pazienti che hanno ricevuto una educazione all’autogestione e alla gestione specifica del diabete. Tuttavia, un’ulteriore analisi, ha mostrato che circa un terzo dei costi aggiuntivi di attuazione del trattamento erano controbilanciati da una riduzione delle spese per la cura delle complicanze legate al diabete nel corso della vita del paziente.

“Se questi soggetti vivessero più a lungo senza complicanze... il trattamento offrirebbe loro una qualità di vita migliore,” spiega Gilmer. “Ne vale davvero la pena.”

“Le strategie utilizzate nel corso dello studio dovrebbero farci riflettere sulla reale esigenza di raggiungere determinati obiettivi e prevenire le complicanze legate al diabete,” spiega Julienne Kirk, professore associato presso il dipartimento di medicina collettiva e familiare della Wake Forest University.

I risultati dello studio dovrebbero incoraggiare i sistemi sanitari a considerare l’opportunità di intraprendere programmi formativi di autogestione e gestione specifica per i pazienti ad alto rischio, conclude Gilmer.


Traduzione ed adattamento a cura di Alberto Zambelli
Tratto da Medical News Today - Fonte: Health Behavior News Service

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 6 Marzo 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2007/n2007_014.html