Ricerca

Studio sull’insulina orale per la prevenzione del diabete di tipo 1

A cura di Angela Colosimo

L’Istituto Nazionale della Salute americano (NHI), ha annunciato che alcuni ricercatori hanno dato inizio ad uno studio clinico sull’insulina orale per prevenire o ritardare il diabete di tipo 1 nei soggetti a rischio. Il progetto è condotto da TrialNet, un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale della Salute dedicato alla comprensione, alla prevenzione e al trattamento precoce del diabete di tipo 1, che al momento sta conducendo lo studio in più di 100 centri ospedalieri negli Stati Uniti, in Canada, in Europa e in Australia.

“Il nostro obiettivo è di prevenire il diabete di tipo 1 o di ritardarlo il più a lungo possibile – ha detto il responsabile dello studio TrialNet Jay Skyler, dell’Università di Miami - Se il diabete potrà essere ritardato, anche di parecchi anni, i soggetti a rischio saranno liberi per molto più tempo dalla difficile sfida del controllo glicemiaco e dallo sviluppo di complicanze”.

Nello studio, i ricercatori stanno verificando se, in un gruppo di persone a rischio di diabete di tipo 1, una capsula di insulina presa per bocca una volta al giorno possa prevenire o ritardare l’esordio della malattia. Uno studio precedente aveva peraltro suggerito che l’insulina orale può ritardare l’insorgere del diabete di tipo 1 di circa 4 anni nei soggetti con auto-anticorpi anti-insulina nel sangue. Studi sugli animali hanno anche dimostrato che l’insulina presa per bocca può prevenire il diabete di tipo 1. Alcuni scienziati pensano che la somministrazione dell’insulina attraverso il tratto digestivo induca tolleranza o comunque un rilassamento del sistema immunitario. L’insulina presa oralmente non ha effetti collaterali perché il sistema digestivo la distrugge velocemente. Per questo, per abbassare i valori glicemici, l’insulina deve essere iniettata o somministrata con un infusore.

Nel diabete di tipo 1, il sistema immunitario distrugge le cellule beta del pancreas. Le cellule beta percepiscono il livello di glucosio e producono l’ormone dell’insulina, che regola il livello degli zuccheri e li converte in energia. L’attacco immunitario alle cellule beta comincia prima che una persona sviluppi il diabete e continua ancora dopo che la malattia è stata diagnosticata. Nelle prime fasi dell’auto-immunità, fino a 10 anni prima che il diabete venga diagnosticato, auto-anticorpi possono essere presenti nel sangue. Questi, che vanno dal glutammato decarbossilato, all’IA-2, all’insulina stessa, indicano un maggiore rischio di sviluppare il diabete di tipo 1. Per una persona con alto rischio genetico e tutti e 3 gli anticorpi presenti nel sangue, il rischio di sviluppare il diabete nei successivi 5 anni è superiore al 50%.

Lo studio TrialNet, che considera gli eventi immuni e metabolici che precedono i sintomi del diabete, esamina i parenti di primo e secondo grado di persone con diabete di tipo 1 che potrebbero essere a rischio. Lo screening comporta un semplice esame del sangue per la ricerca degli auto-anticorpi per determinare il rischio di diabete. I soggetti coinvolti vengono accuratamente monitorati per lo sviluppo del diabete, e potrebbero essere i candidati ideali per partecipare allo studio sull’insulina orale o futuri studi che cercano di arrestare il processo auto-immune.

Gli studi del TrialNet mirano anche a preservare il più possibile la produzione di insulina nelle persone a cui è stato da poco diagnosticato il diabete. Nei mesi immediatamente successivi alla diagnosi, la maggior parte dei pazienti ha ancora cellule beta funzionanti che, con l’aiuto di iniezioni di insulina, contribuiscono al controllo del glucosio nel sangue. Se le cellule beta potessero essere protette, più pazienti sarebbero in grado di tenere sotto stretto controllo le glicemie e prevenire o ritardare i danni agli occhi, ai nervi, ai reni, al cuore e ai vasi sanguigni.

Uno studio del TrialNet tenta di contrastare l’attacco immune alle cellule beta con il Retuximab, un anticorpo monoclone che si lega e distrugge temporaneamente una specifica classe di cellule immuni. Il test sul Retuximab sta reclutando pazienti con diabete di tipo 1 diagnosticato nei precedenti 3 mesi. Il Retuximab è approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) per trattare specifiche forme di linfoma e pesanti forme di artrite reumatoide. Non è approvato per la prevenzione del diabete di tipo 1.

Sta per prendere il via anche uno studio che testa se il mofetil-micofenolato (MMF) o l’MMF più il daclizumab (DZB), farmaci approvati dalla FDA per prevenire il rigetto dopo un trapianto, possano rallentare o arrestare l’auto-immunità del diabete di tipo 1. Questo studio ha già raccolto il numero necessario di pazienti.

Studio per i neonati a rischio di diabete di tipo 1

L’esame dell’intervento nutrizionale per prevenire il diabete di tipo 1 (NIP) è uno studio pilota sull’acido docosaesaenoico, un acido grasso omega 3 che potrebbe avere benefici anti-infiammatori che prevengono lo sviluppo dell’auto-immunità precedente al diabete di tipo 1. Lo studio NIP è condotto su bimbi di meno di 5 mesi che hanno membri della famiglia diabetici e su donne incinte nel loro terzo trimestre i cui bambini sono a rischio di diabete di tipo 1, o perché la madre stessa è diabetica o perché lo sono i parenti più stretti.

Dal 5 al 10% circa dei quasi 21 milioni di soggetti con diabete sono affetti dal tipo 1, conosciuto come diabete giovanile o diabete insulino-dipendente. Il diabete di tipo 1 tende a sorgere nei bambini e negli adolescenti, ma può essere diagnosticato anche in persone più adulte. I pazienti hanno bisogno, per mantenere il controllo del glucosio nel sangue, di 3 o più iniezioni di insulina al giorno o di un infusore per l’insulina. Per prevenire complicazioni, devono monitorare regolarmente il loro livello di glucosio nel sangue, puntando ad un intervallo di valori il più possibile normali. La costante sfida di tenere sotto controllo la malattia carica di un enorme responsabilità sia i pazienti che le loro famiglie.

Gli studi del TrialNet sul diabete di tipo 1 sono appoggiati dall’Istituto nazionale del diabete e delle malattie digestive e infantili (National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases), dall’Istituto nazionale della salute del bambino e dello sviluppo umano (National Institute of Child Health and Human Development) e dall’Istituto nazionale di allergologia e delle malattie infettive (National Institute of Allergy and Infectious Diseases) all’interno dell’Istituto nazionale della salute (National Institutes of Health). Supportano l’iniziativa anche la Juvenile Diabetes Research Foundation International (JDRF) a l’American Diabetes Association (ADA).

Per maggiori informazioni sugli studi del TrialNet : www.diabetestrialnet.org.


Traduzione ed adattamento a cura di Angela Colosimo
Tratto da Medical News Today - Fonti: European Association for the Study of Diabetes

Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 2 Marzo 2007 17:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2007/n2007_012.html