Ricerca e prevenzione

La terapia con gli anticorpi previene il diabete tipo 1 nei topi

A cura di Valentina Maria Cambuli

I ricercatori della Università di Pittsburgh (USA), hanno prevenuto con successo il diabete tipo 1 in topi predisposti a sviluppare la malattia, usando un anticorpo contro un recettore posto sulla superficie di cellule immuni T. Secondo i ricercatori questi risultati, pubblicati sul numero di Gennaio di Diabetes, hanno implicazioni significative nella prevenzione del diabete tipo 1.

Più di 700.000 americani soffrono di diabete tipo 1, un disordine autoimmune in cui il proprio organismo attacca, in pratica confondendosi, le cellule pancreatiche producenti insulina, causando livelli cronicamente elevati di glucosio nel sangue e potendo portare alle complicanze di questa condizione: cecità, nefropatia, cardiopatia, neuropatia. Noto in precedenza come diabete giovanile, il diabete tipo 1 è solitamente diagnosticato ad uno stadio precoce, in alcuni casi anche in età adulta.

In questo studio, i ricercatori hanno trattato topi NOD (diabetici non obesi) con un anticorpo – un tipo di proteina prodotta dal sistema immune che riconosce ed aiuta a combattere le infezioni esterne e altre sostanze estranee all’organismo – diretto contro un recettore noto come CD137 situato sulla superficie delle cellule immuni chiamate cellule T. Trattando i topi NOD con gli anticorpi anti CD137 è stato soppresso in modo significativo il rischio di sviluppare diabete, mentre la maggior parte dei topi di controllo hanno sviluppato il diabete nell’arco dei primi sei mesi di vita.

È interessante il fatto che la terapia con l’anticorpo non sembra curare i topi NOD perchè i ricercatori hanno comunque individuato linfociti nelle loro cellule pancreatiche, segno questo di infiammazione ed autoimmunità pancreatica. In più, quando i ricercatori hanno isolato le cellule dalla milza dei topi trattati ed hanno iniettato queste cellule nei topi NOD immuno-deficienti, sette su nove hanno sviluppato diabete tipo 1, indicando che il topo donatore aveva ancora cellule T patologiche. Dall’altra parte, quando i ricercatori hanno trasferito un certo subset di cellule T dai topi trattati con anti-CD137 che hanno espresso due altri recettori come CD4 e CD25 in un altro topo NOD immuno-deficiente, si è prevenuto lo sviluppo di diabete nel topo recipiente.

Secondo il medico ricercatore William M. Ridgway, professore assistente al dipartimento di reumatologia e immunologia clinica della Pittsburgh School of Medicine, questa terapia, se somministrata precocemente, potrebbe offrire un metodo percorribile di prevenzione del diabete in persone a rischio genetico di svilupparlo. I loro ed altri studi suggeriscono che il CD137 giochi un ruolo importante nello sviluppo e nella predisposizione genetica al diabete tipo 1. In particolare, in questo ultimo studio è stato per la prima volta dimostrato che la terapia con l’anticorpo CD137 può sopprimere lo sviluppo dei diabete tipo 1 nei topi e che l’effetto è dipendente dalla induzione di un certo subset di cellule T regolatorie. Se fosse possibile dimostrare una simile predisposizione genetica ed effetto terapeutico in pazienti umani con diabete tipo 1, quanto trovato potrebbe costituire un passo significativo per prevenire la malattia.


Traduzione ed adattamento a cura di Valentina Maria Cambuli
Tratto da Medical News Today - Fonti: University of Pittsburgh Medical Center , Diabetes 2007 56: 186-196

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 23 Gennaio 2007 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2007/n2007_006.html