Trapianti
Determinante per il successo del trapianto di cuore il livello di gravità della patologia diabetica
A cura di Natalia Ciani
Secondo uno studio pubblicato su “Circulation”, rivista ufficiale dell’American Heart Association, chi è affetto da patologia diabetica potrebbe essere automaticamente escluso dalla lista dei potenziali riceventi di un trapianto di cuore.
Alla luce dei dati forniti dall’organizzazione nazionale statunitense trapianti (United Network for Organ Sharing – UNOS -) che coordina la raccolta e la distribuzione di organi da trapiantare, un trapiantato diabetico, che non presenta complicanze, può sopravvivere tanto a lungo quanto un soggetto che ha ricevuto un trapianto senza essere affetto da diabete. Un diabetico-ricevente, con una storia della malattia in cui compaiono complicanze, invece, ha molte meno probabilità di sopravvivere a lungo, a confronto con trapiantati non affetti da diabete.
Ricerche precedenti che hanno esaminato l’impatto del diabete sui livelli di sopravvivenza in seguito ad un trapianto cardiaco hanno coinvolto per periodi abbastanza brevi un numero esiguo di pazienti. Tale tema rimane controverso. Ogni centro che effettua trapianti segue dei criteri propri, poiché non sono state fissate regole a livello nazionale che escludano i diabetici come soggetti trapiantabili.
La malattia diabetica è correlata all’insorgere di patologie cardiache, che rappresentano la prima causa di morte tra tali pazienti.
Secondo l’opinione di Mark Russo, medico e ricercatore della Columbia University’s International Center for Health Outcomes and Innovation Research a New York, nonostante una persona non possa essere esclusa a priori solo perché affetta da diabete, nel caso di trapianto, l’aspetto da tenere in considerazione è quello delle complicanze presenti, nonché della loro gravità.
Il Dr. Russo ed altri autori, hanno esaminato i livelli di sopravvivenza in più di 20.000 persone tra i 18 e i 52 anni che hanno ricevuto un trapianto tra il 1995 e il 2005, tra le quali vi erano ben 3.687 diabetici (tutti i soggetti sottoposti all’intervento sono stati inclusi nel database di UNOS).
I ricercatori hanno suddiviso i pazienti diabetici classificandoli sulla base del numero delle complicanze possedute (patologie cardiache, renali, del microcircolo e obesità con un BMI ≥35). L’aspettativa di vita non è risultata molto diversa tra pazienti diabetici (9.3 anni) e non diabetici (10.1), in assenza di complicanze; al contrario, in presenza di complicanze, tale aspettativa si è ridotta in modo significativo: 6.7 anni nel caso di una sola complicanza e 3.6 anni nel caso di presenza di due o più complicanze. Tutto ciò ha evidenziato un rapporto inversamente proporzionale tra aspettativa di vita e gravità della patologia diabetica.
Negli Stati Uniti, a fronte di un elevato numero di coloro che potrebbero beneficiare di un trapianto, potendo così sopravvivere in media altri 10 anni o in molti casi anche altri 20, c’è uno scarso numero di donatori. Per questo lo studio condotto ha una grande importanza per definire i criteri in base ai quali distribuire i cuori disponibili per essere trapiantati.
Un altro autore della ricerca, il Dottor Yoshifumi Naka, direttore del Cardiac Transplantation al NY Presbyterian Hospital, e assistente professore di chirurgia al Columbia University College of Physicians and Surgeons, ha evidenziato l’importanza di effettuare uno screening dei possibili riceventi, per comprendere benefici e rischi connessi a un possibile trapianto e al suo esito, in modo da identificare quei soggetti diabetici con gravi complicanze, per i quali è opportuno ricorrere a strategie terapeutiche diverse: dispositivi per assistere il ventricolo sinistro, pompe elettriche per sostenere l’attività cardiaca e liste d’attesa alternative per i candidati ad “alto rischio”. I diabetici che non hanno danni gravi, invece, possono essere tenuti presenti come soggetti potenziali riceventi di un cuore nuovo.
Traduzione e adattamento a cura di Natalia Ciani
Tratto da: Doctor’s Guide - Fonte: Columbia University Medical CenterData ultimo aggiornamento: Martedì, 21 Novembre 2006 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2006/n2006_064.html