Complicanze
Il diabete aggiunge 15 anni al rischio di attacco cardiaco
A cura di Valentina Fasano
Il diabete è l’equivalente clinico dell’avere 15 anni in più, spingendo uomini e donne malati di mezza età in una categoria ad alto rischio di malattie cardiovascolari.
Un uomo di 48 anni diabetico, ha il 20% di maggior rischio di infarto miocardio acuto rispetto a uno di 58 anni, così scrivono il Dr. Gillian L. Booth ed i suoi colleghi dell’Università di Toronto sulla rivista “The Lancet”.
Allo stesso modo, una donna di 54 anni diabetica, ha una possibilità su 5 di avere un attacco di cuore prima di raggiungere l’età del pensionamento. Inoltre, donne diabetiche di età compresa tra 20 e 34 anni, hanno tassi d’infarto cardiaco circa 40 volte superiori rispetto alle loro coetanee non diabetiche.
Questa stima aumenta con l’aumento delle donne diabetiche, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, che appartengono alla categoria ad alto rischio per malattie cardiovascolari e, il loro eventuale numero, è più basso di quello osservato nei non diabetici con cardiopatie comprovate.
Il Dr. Booth ed i suoi colleghi hanno condotto uno studio retrospettivo su 379.003 adulti con diabete e 9.018.082 adulti senza diabete che vivono nella provincia canadese dell’Ontario. Lo studio includeva tutti i residenti della zona di età pari o superiore a 20 anni al 1° Aprile 1994 e, di conseguenza, registrava tutti gli eventi legati a malattie cardiovascolari fino al 31 marzo 2000. Lo studio non distingueva tra diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2.
Gli autori definirono alto rischio un evento coronarico fatale o non fatale, eventualità stimata equivalentemente a 10 anni, a rischio pari o superiore del 20% o alla stessa percentuale di rischio per pazienti infartuati al miocardio.
In diabetici e non diabetici, il rischio di malattie cardiache aumenta con l’età ma per i diabetici il passaggio tra medio ed alto rischio avviene a circa 48 anni per gli uomini e 54 anni per le donne, cioè 14.6 anni prima del passaggio normale.
Il diabete inoltre ha eliminato di molto, ma non del tutto, il generico gap tra uomini e donne per le malattie cardiache. Si è visto che, dopo la correzione di alcuni fattori di rischio, gli uomini con diabete rischiano 1.22 volte in più delle donne diabetiche di avere un infarto.
I dati suggeriscono che “i giovani adulti con diabete hanno dal 12 al 40% in più di rischio rispetto ai loro coetanei senza diabete di contrarre malattie cardiache. Tuttavia, stime assolute sulle malattie coronariche o sugli attacchi di cuore in generale, sono più basse in questi gruppi rispetto alle stime convenzionali su rischi molto alti, e più basse dei loro coetanei non diabetici con malattie coronariche comprovate.
Lo studio è corredato di appositi registri medici per identificare le persone con diabete, così è possibile che “l’uso dei nostri algoritmi non ha identificato persone con diabete non diagnosticato”. Questa omissione vuole prevenire allo studio ipotesi nulle, scrivono i medici dell’equipe.
Una seconda limitazione è il fallimento nel distinguere l’uso di farmaci cardioprotettivi nei pazienti di ogni età. Ma le prescrizioni registrate erano a nome di pazienti con età pari o superiore a 65 anni, e dal 1994 al 1999 solo dall’8 al 25% dei residenti dell’Ontario di quell’età prendevano farmaci per il controllo dei lipidi, mentre dal 25 al 37% assumevano ACE-inibitori. Questo mostra che è improbabile che quei farmaci venissero usati tra i giovani.
Gli autori concludono che “le persone di mezza età o superiore con diabete sembrano più predisposti a malattie cardiovascolari ad alto rischio, pertanto strategie di riduzione del rischio sono molto importanti per loro”.
I pazienti diabetici più giovani sembrano avere un rischio basso/moderato, quindi i dati presenti sono a sostegno di strategie individualizzate di riduzione del rischio nei pazienti con diabete che hanno meno di 40 anni.
Tratto da: Medpage Today - Fonte: Lancet. 2006; 368:29-36
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 31 Luglio 2006 6:30:00
Traduzione e adattamento a cura di Valentina Fasano
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2006/n2006_051.html