Ricerca
Isole pancreatiche residue: intervista a Hillary Keenan
A cura di Carmelo D’Alessio
Per conoscere i risultati degli studi della dr.ssa Keenan clicca qui
Abbiamo posto alcune domande a Hillary Keenan, uno dei ricercatori dello studio “50-Year Medalist Study”, in corso al Joslin Diabetes Center e alla Harvard Medical School di Boston (USA). Dopo la laurea in medicina, la Dr.ssa Keenan si è specializzata in Epidemiologia, svolgendo tiricinio in Genetica. Si occupa di diabete da 8 anni e, attualmente, gestisce il “Medalist Study” ed è attivamente impegnata come consulente statistico in altri studi. Keenan lavora a questo studio col Dr. George L. King, Capo ricercatore e Responsabile Ricerca al Joslin.
Come è possibile che alcuni pazienti abbiano ancora una residua funzione insulinica dopo 50 anni e più di diabete?
Non abbiamo certezze al riguardo. In questi soggetti, è possibile che le beta cellule non siano state completamente distrutte dal processo autoimmune o che si siano rigenerate, ma non ad un livello tale da poter sostenere da solo le esigenze dell’organismo. Non è chiaro perché gli anticorpi distruggano molte ma non tutte le beta cellule pancreatiche.In base a questi risultati, ci potrebbe essere un’associazione tra basso fabbisogno insulinico giornaliero, assenza di complicanze e longevità?
I nostri risultati non mostrano un’associazione tra marcatori della residua funzione insulare, ridotto fabbisogno insulinico ed assenza di complicanze. Neanche la longevità è stata specificatamente esaminata.Questi risultati sono sorprendenti. Perché solo ora?
C’è stato un solo altro studio (Bain et al) condotto su pazienti diabetici con più di 50 anni di durata della malattia, basato su dati estrapolati e non su esame clinico.Quali sono i prossimi passi?
Continuare a seguire questi soggetti al Joslin per lo studio (ancora in fase preliminare, ndt); ulteriori esplorazioni della residua funzione insulare e dei contributori di longevità in questa popolazione a vari livelli.È possibile oggi per i diabetici pensare ad una vita normale e longeva? Qual è il suo messaggio di speranza?
I pazienti diabetici possono avere una vita lunga e normale, così come dimostrano i soggetti del nostro studio. La mia speranza è che i bambini diabetici ed i genitori di quelli diagnosticati oggi vedano il futuro col diabete solo come un’ombra alle spalle.
A cura di Carmelo D’Alessio
Data ultimo aggiornamento: Martedì, 18 Luglio 2006 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2006/n2006_047.html