Iperglicemia e rischio cardiovascolare
L’iperglicemia postprandiale dovrebbe essere trattata nei pazienti prediabetici e diabetici di tipo 2?
A cura di Valentina Maria Cambuli
Numerosi studi prospettici supportano il concetto che la glicemia postprandiale (PPG) sia un fattore di rischio cardiovascolare nei soggetti con alterata tolleranza glucidica (IGT).
Una meta-analisi ha dimostrato una relazione esponenziale fra i livelli di glicemia due ore dopo il carico di glucosio e l’incidenza di malattia cardiovascolare (CVD). Questa correlazione è più forte di quelle osservate con la glicemia a digiuno o con l’emoglobina glicosilata (HbA1c) e persiste dopo la correzione di altri fattori di rischio.
Per quanto siano disponibili meno dati per la popolazione diabetica, quelli a disposizione supportano anche in questo caso la PPG come un fattore di rischio cardiovascolare. Il trattamento della PPG con acarbose, è associato ad una riduzione degli eventi cardiovascolari sia nei pazienti con IGT che in quelli con diabete mellito.
L’acarbose riduce anche la progressione dello spessore medio-intimale, il quale rappresenta un end-point surrogato di aterosclerosi. È stato suggerito che l’effetto benefico potrebbe essere correlato ad un miglioramento della PPG e dei fattori aterogenetici associati – stress ossidativo, disfunzione endoteliale e fattori procoagulanti – e ad un miglioramento degli altri fattori di rischio cardiovascolari, come la pressione arteriosa sistolica (tramite un decremento dell’assorbimento di acqua e sali), l’ipertrigliceridemia post-prandiale e la insulino-resistenza.
Il trattamento della PPG con le glinidi migliora lo spessore medio intimale come anche i livelli di interleuchina-6 e di proteina C-reattiva; la correzione della PPG con analoghi di insulina ad azione rapida si associa al miglioramento della disfunzione endoteliale.
Il Kumamoto study suggerisce che la riduzione della PPG è strettamente associata con la diminuzione del tasso di retinopatia e nefropatia. Infine, il decremento della PPG nei pazienti con IGT riduce la progressione verso il diabete franco.
In conclusione, i medici dovrebbero aumentare gli sforzi per controllare la PPG nell’ottica di migliorare ulteriormente la HbA1c e, dovrebbero anche assicurare uno stretto controllo dei picchi glicemici post-prandiali così da ottimizzare le possibilità per il paziente di evitare le complicanze cardiovascolari. Per la prevenzione delle complicanze cardiovascolari, sono ancora necessari ulteriori trials di intervento prospettici, disegnati appositamente per rispondere a questa domanda.
Fonte Drugs. 2006;66(3):273-286
Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 29 Marzo 2006 6:30:00
A cura di Valentina Maria Cambuli
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2006/n2006_026.html