Alimentazione e Dieta

Le diete dell’indice glicemico: sono di moda, sono confusionarie, ma forse no...

A cura di Linda Possanzini

È trendy, fa pensare alla dieta ed è difficile da comprendere. Con grande naturalezza, l’indice glicemico ha ispirato ogni genere di commento da parte di “esperti” e gran confusione tra i consumatori.

Ma, una ricercatrice dell’USC afferma che l’indice glicemico è alquanto impreciso, infatti, è di scarsa utilità per quelle persone che cercano di dimagrire.

“Vorrei che sparisse”, dice Elizabeth Mayer-Davis della Arnold School of Public Health, specializzata nella ricerca sul diabete. “Si tratta di una questione controversa. Certamente, ci saranno miriadi di persone che dissentiranno con quanto da me affermato.”

Fondamentalmente, si ritiene che l’indice glicemico aiuti le persone a differenziare i “carboidrati buoni” da quelli “cattivi” attraverso la suddivisione degli alimenti in diverse categorie a seconda dell’effetto che i carboidrati da questi contenuti hanno sui valori glicemici.

Tutti i carboidrati incidono sulla glicemia, ma il ragionamento si basa sul fatto che i cibi con un indice glicemico elevato aumentano la glicemia più velocemente e sono più dannosi, mentre quelli con un indice glicemico basso aumentando la glicemia in modo più lento sono migliori per la salute.

L’indice glicemico esiste da tempo, ma molta gente probabilmente ne ha sentito parlare per la prima volta con la dieta Atkins. Libri interi e diete sono concentrati sull’indice glicemico dove viene visto come la chiave per perdere peso “facilmente” o in modo “rivoluzionario”.

Mayer-Davis ha condotto uno studio pubblicato recentemente sul British Journal of Nutrition in cui si analizzavano i dati di più di 1.000 persone che presero parte ad uno studio a livello nazionale sui fattori di rischio del diabete. L’autrice afferma che l’analisi ha mostrato che, mentre i cibi con un basso indice glicemico tendevano ad avere un maggiore contenuto in fibre e quindi erano più sani, basare una dieta sull’indice glicemico dei cibi non ha vantaggi o per meglio dire effetti benefici chiari, soprattutto per quanto riguarda la perdita di peso.

L’autrice dello studio continua dicendo che uno dei motivi era la differenza tra i livelli d’indice glicemico determinati in laboratorio e come la gente mangia nella vita reale.

Per esempio, si possono trovare delle liste in cui si afferma che le mele, patate dolci e gli All Bran sono cibi a basso indice glicemico, mentre il cocomero, le patate al forno hanno un elevato indice glicemico. Tuttavia, le categorie sono state determinate in soggetti che erano a digiuno e poi sottoposti a test in laboratorio. Nella vita reale di tutti i giorni, gli effetti dei cibi sono influenzati da quando vengono consumati, se si è a stomaco pieno o vuoto, se si assumono farmaci e da altri fattori.

“Poiché l’indice è impreciso, è molto difficile dire come si comporterà su un qualsiasi individuo,” dice la Mayer-Davis.

Per le persone che provano a dimagrire, è un grave errore basarsi solo sull’indice glicemico tralasciando completamente le calorie totali, il contenuto di grassi degli alimenti e l’attività fisica.

Perfino per i pazienti diabetici, ci sono fattori ben più importanti da prendere in considerazione che gli indici glicemici dei cibi. Questi dovrebbero consultarsi con un nutrizionista ed essere consapevoli che per gestire la propria malattia è necessario attuare uno stretto controllo dei livelli glicemici, schemi dietetici e terapie farmacologiche.


Tratto da American Diabetes Association - Fonte Br J Nutr. 2004 Jun;91(6):803-4
A cura di Linda Possanzini

Data ultimo aggiornamento: Mercoledì, 29 Marzo 2006 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2006/n2006_024.html