Terapia

Uso dell’insulina glargine in gravidanza

A cura di Carmelo D’Alessio

L’insulina glargine è un analogo dell’insulina umana con un’attività ed un profilo relativamente costanti per l’arco delle 24 ore senza picchi d’azione. Nel diabete di tipo 1, è sempre più riconosciuta la sua capacità di fornire un buon controllo glicemico e di ridurre il rischio di ipoglicemia. È verosimile che glargine possa essere utilizzata nelle gravide affette da diabete perché in esse lo stretto controllo glicemico e la prevenzione dell’ipoglicemia, possono ridurre, il più elevato rischio di esiti avversi. Malgrado gli studi sugli animali dimostrino la sicurezza e l’efficacia dell’insulina glargine durante la gravidanza, il suo utilizzo nelle gestazioni umane non è attualmente raccomandato.Questo è dovuto al fatto che scarsi sono in letteratura le segnalazioni rigurdanti la sicurrezza dell’uso di glargine in grvidanza.Gli articoli sino ad ora pubblicati, riferite a pazienti che hanno utilizzato glargine nelle prime settimane di gravidanza non hanno mostrato effetti avversi di tale insulina sia in termini di outcome materno che fetale. Lo studio che qui commentiamo si riferisce all’uso di glargine in pazienti diabetiche durante l’intera gravidanza (voce bibliografica dello studio).

In questo studio sono state esaminate le cartelle cliniche di tre cliniche private olandesi ed identificate sette donne con diabete di tipo 1 che hanno deliberatamente usato glargine in gravidanza, pur essendo informate deipossibili rischi. Le donne (tre primipare e quattro multipare) avevano un’età media di 34 anni (range 29–39) e una durata del diabete di 12 anni. Cinque pazienti hanno continuato il loro uso pre-concenzionale dell’insulina glargine durante l’intera gravidanza. Due pazienti, dopo 15 e 27 settimane di amenorrea, sono passate dall’uso dell’insulina NPH a quello della glargine, a causa di frequenti episodi d’ipoglicemia notturna. Il controllo glicemico durante la gravidanza era eccellente in sei pazienti (HbA1c : 5.2–6.9%) e subottimale in una (HbA1c 6.4–8.1%), con una media di emoglobina glicata di 6.4%. Nelle due pazienti passate ad insulina glargine, la frequenza di ipoglicemie si è ridotta. L’ipertensione ha complicato due gravidanze, mentre cinque sono state senza complicazioni. Tutte le pazienti hanno partorito nei termini (37–40 settimane), tre per via vaginale e quattro con taglio cesareo. Sette bambini, con peso medio di 4.180 gr., sono nati senza difetti congeniti e non hanno presentato complicazioni neonatali durante l’osservazione di routine nei reparti di neonatologia.

L’insulina glargine ha diversi potenziali vantaggi sulla gestione della glicemia nel diabete di tipo 1, come dimostrato dall’eccellente controllo glicemico raggiunto in sei delle sette donne esaminate e dalla scomparsa dell’ipoglicemia notturna nelle due di queste che hanno preferito glargine all’insulina umana ad azione intermedia. L’insulina glargine differisce dall’insulina umana dall’aggiunta di due molecole di arginina alla catena B e dalla sostituzione dell’asparagina con la glicina nella posizione 21 della catena A. Nei topi, questa molecola d’insulina umana modificata non ha effetti avversi sulla riproduzione, sullo sviluppo embio-fetale e su quello post-natale. Questo studio osservazionale in sette gravidanze, propone che glargine sia un’insulina sicura nella gravidanza umana.

L’insulina glargine è assai simile all’insulina umana, malgrado abbia un’affinità inferiore per il recettore insulinico. Il dato controverso è la sua affinità sei volte maggiore per i recettori IGF-1 e, gli studi sperimentali suggeriscono, solo a dosi elevate, un’aumentata mitogenicità sulle linee cellulari tumorali. Ciò giustifica il timore per il suo uso in gravidanza. Solo piccole quantità d’insulina materna (1–5%) passano la placenta ed entrano nella circolazione fetale, come documentato per l’insulina umana e per l’analogo ad azione rapida lispro, con elevati livelli di insulinemia. È assai probabile che il trasferimento placentare dell’insulina glargine sia simile a quello dell’insulina umana e degli altri analoghi, benchè non sia stato provato.

Da quanto detto emerge la necessità di un trial randomizzato di vaste proporzioni per stabilire l’efficacia e la sicurezza di questa insulina nelle gravide diabetiche.


Abbiamo chiesto un parere su questa notizia alla dottoressa Annunziata Lapolla.
La dr.ssa Lapolla fa parte dal 1988 del Comitato di coordinamento del Gruppo di Studio Diabete e Gravidanza della SID (Società Italiana di Diabetologia) di cui è stata coordinatrice fino al 2002. Partecipa al Gruppo di Lavoro Europeo, coordinato dal prof. Hod, per il progetto di “Quality Development in Perinatal Care” della Wordl Health Organization (OMS), e al Working Group on Diabetic Pregnancy dell’EAPM e ad altri importanti gruppi di lavoro nazionali ed internazionali. Si occupa dell’ambulatorio specifico per le gravide diabetiche presso l’Unità Operativa di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione Clinica dell’Ulss 16 di Padova.

“Come dice l’autrice dello studio riportato in questa news, anche se gli studi sino ad ora pubblicati mostrano che l’utilizzo di tale insulina non si accompagna ad un outcome negativo della gravidanza, sono necessari ulteriori studi con casistiche più ampie, per verificare l’effettiva sicurezza di glargine in gravidanza. In questo contesto gli esperti internazionali di gravidanza ed il gruppo di studio della SID e della SIGO diabete e gravidanza - continua la dr.ssa Lapolla - consigliano, in attesa che questi studi siano a disposizione, di sospendere precauzionalmente già in programmazione di gravidanza la glargine; lo stesso dicasi se la donna è all’inizio della gravidanza (1-10 settimane) periodi importanti per l’eventuale sviluppo di malformazioni. Il problema è un po’ diverso se si è in presenza di una paziente gravida dopo le 10 settimane di gravidanza, quando l’organogenesi si è conclusa”.


Fonte: Diabetes Care. 28:2594-2595, 2005
Traduzione ed adattamento a cura di Carmelo D’Alessio

Data ultimo aggiornamento: Venerdì, 10 Febbraio 2006 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2006/n2006_006.html