Intervista col prof. Marco Songini
Presto anche in Italia la nuova insulina inalabile
A cura di Guido Seu
Il prof. Marco Songini è Primario dell’Unità Operativa di Diabetologia dell’Azienda Ospedaliera Brotzu. Studioso di fama internazionale, si occupa di alcuni importanti ricerche sull’eziologia del diabete mellito con particolare riferimento alla Sardegna che, purtroppo, insieme alla Finlandia ha il triste primato di esordi di diabete di tipo 1. Questo tipo di diabete, una volta definito “giovanile” perché ha esordio prevalentemente prima dei 40 anni di età, richiede da subito la somministrazione dall’esterno di insulina, un importante ormone prodotto dal pancreas che serve a permettere l’utilizzo degli zuccheri da parte dell’organismo e che il pancreas, in presenza di questa patologia, non è più in grado di produrre. Da quando è stata scoperta oltre 80 anni fa, l’insulina viene somministrata sotto cute, con iniezioni o, più recentemente, con i microinfusori. Sebbene i sistemi per l’iniezione siano sempre meno invasivi il dover ricorrere alle iniezioni resta un problema per molti pazienti e medici. Inoltre, dagli studi emerge la necessità di un controllo glicemico sempre più stretto, con un numero crescente di pazienti ai quali viene consigliata una terapia intensiva, che richiede cioè una somministrazione più frequente dell’insulina.
Prof. Songini, oggi abbiamo appreso dalle notizie dei giornali che dal prossimo maggio 2006 verrà introdotta anche in Italia la nuova insulina inalabile, o “spray”. Ci può spiegare in poche parole di cosa si tratta, come si utilizza e in che modo agisce questo tipo di insulina?
L’idea della somministrazione dell’insulina per via inalatoria nasce dal fatto che quella polmonare risulta una delle strade più praticabili per sostituire le classiche iniezioni. Si è anche ipotizzata la terapia per bocca, per esempio in compresse, ma l’insulina è costituita da molecole troppo grandi per penetrare integre nella mucosa gastrointestinale. Inoltre, essa viene metabolizzata in più piccoli peptidi privi di attività biologica. La somministrazione polmonare, grazie alle caratteristiche degli alveoli, offre invece una via d’entrata molto più permeabile per le macromolecole. Attualmente esistono fondamentalmente due tipi di somministrazione polmonare, una in polvere, detta anche “spray”, che verrà introdotta a breve anche nel nostro Paese, e l’altra in aerosol. L’insulina in polvere viene inalata tramite un erogatore simile a quello utilizzato per l’asma. Quando raggiunge i polmoni, viene assorbita direttamente nel sangue e, per questo, agisce molto rapidamente al pari dei moderni “analoghi” dell’insulina iniettabile. Ha però, rispetto a queste, una più lenta discesa del suo effetto. Grazie allo speciale erogatore, può naturalmente essere dosata a seconda delle esigenze del paziente. Affinché il dosaggio, sia il più possibile riproducibile, il paziente deve effettuare una lenta e profonda inspirazione per aspirare la polvere nebulizzata all’interno di una camera trasparente. L’insulina da inalare è confezionata in blister a dosaggi singoli, che possono essere conservati senza particolari precauzioni.
È vero, come abbiamo sentito dire, che potrà evitare a moltissime persone affette da diabete di abbandonare le vecchie iniezioni o i microinfusori?
La prima cosa che va detta è che questa insulina non è per ora indicata in generale per il trattamento del diabete tipo 1 e tantomeno per i bambini. Le ragioni sono più di una. Per prima cosa è meno precisa nell’assorbimento del dosaggio rispetto alle insuline tradizionali. In secondo luogo, è meno facile da usare per la difficoltà dei sistemi meccanici di erogazione. Infine, l’esposizione della mucosa polmonare ad alti dosaggi di insulina (ne viene assorbita solo il 10% di quella somministrata) potrebbe esporre i pazienti più giovani a problemi nel lungo termine - anche se finora non esistono evidenze al riguardo. Altro aspetto importante è che non può sostituire del tutto quella iniettabile in quanto, essendo una insulina ad azione rapida, non è in grado di fornire una copertura “basale”, che agisca cioè durante tutto il giorno o la notte, indispensabile per i pazienti di tipo 1.
Per quanto riguarda la sua efficacia, le ricerche hanno dato risultati molto incoraggianti, anche se può essere parzialmente compromessa da momentanee affezioni polmonari che ne potrebbero diminuire l’assorbimento.
Quali indicazioni ha l’insulina inalabile?
Dal punto di vista strettamente medico, l’insulina inalabile non rappresenta un miglioramento rispetto alla cura, se non per il fatto che essendo più facilmente accettata dai pazienti, potrebbe aumentare l’adesione alla terapia e quindi migliorarne, diciamo, “indirettamente” il controllo metabolico. Teoricamente è indicata per tutti i pazienti che hanno bisogno di introdurre insulina rapida esogena, cioè dall’esterno; quindi sia di tipo 1 in associazione alla basale somministrata per sottocute, che di tipo 2 quando dieta ed ipoglicemizzanti orali non sono più sufficienti.
Secondo alcuni studi, nel mondo occidentale, l’insulina inalabile potrà avere un maggiore impatto se nel diabete di tipo 2 si inizierà ad usare l’insulina molto prima e in modo più aggressivo per combattere la progressione delle complicanze del diabete. Nei paesi in via di sviluppo, dove i tabù nei confronti dei trattamenti iniettivi possono avere radici culturali più profonde, ci si potrebbe aspettare che l’insulina inalabile possa portare maggiori benefici. Ma i bilanci della sanità di questi paesi, talmente ridotti da costringerli ad utilizzare ancora l’insulina animale, difficilmente consentiranno un larga diffusione di questo tipo di insulina.
In base agli studi e all’esperienza dei pazienti che utilizzano insulina inalabile, quale è il livello di gradimento e adesione a questa terapia? È poi davvero così comoda da somministrare?
L’aspetto che sicuramente non è da sottovalutare è proprio il fatto che migliora la qualità della vita di chi non sopporta di doversi fare tante iniezioni al giorno. Pur avendo altri inconvenienti dovuti per esempio ad una modalità di somministrazione più “visibile” rispetto alle penne da insulina o ai microinfusori - pur essendo di dimensioni ridotte, circa quelle di un astuccio per occhiali, va inalata con respiri lenti e profondi, richiedendo più tempo e attirando quindi più facilmente gli sguardi e la curiosità, mentre i normali sistemi iniettivi sono praticamnte “invisibili” - potrebbe essere gradita soprattutto dai pazienti che si sono ammalati di diabete in età adulta e che spesso sono quelli che più malvolentieri accettano la terapia multi-iniettiva.
Esistono effetti secondari derivati dall’insulina inalabile?
Può provocare tosse, una leggera riduzione della capacità polmonare e raucedine. Comunque, dagli studi fin qui eseguiti, non è stato rilevato nulla di preoccupante. Naturalmente, come ogni altra insulina esogena, può portare a ipoglicemie se dosata in maniera sbagliata o in situazioni particolari (per esempio un attività fisica imprevista).
Abbiamo sentito che alcuni pazienti, per esempio con problemi di asma o fumatori, non possono utilizzare questo tipo di insulina. È vero?
Per i possibili effetti secondari prima descritti, la FDA, cioè l’autorità americana di controllo sui farmaci e gli alimenti, ha deciso per precauzione di vietarla a fumatori ed asmatici.
Possiamo sperare che nuove formulazioni di insulina inalabile possano davvero sostituire definitivamente l’insulina iniettabile?
È un primo piccolo passo. Un passo che tutti aspettavamo e che finalmente è stato fatto. Per ora abbiamo una cosa che è ancora “zoppa”, che cammina con difficoltà e non in modo perfetto, ma è una cosa concreta, disponibile a breve sul mercato. Possiamo quindi sperare che venga ulteriormente migliorata (ottimizzandone l’assorbimento, semplificando le tecniche di inalazione, introducendo anche quella ad azione lenta). Oppure affiancata o superata da altri prodotti (per esempio l’insulina orale, assorbita dalla mucosa della bocca). Insomma, è sicuramente un importante messaggio di speranza per tutti i diabetici.
A cura di Guido Seu
Data ultimo aggiornamento: Lunedì, 30 Gennaio 2006 19:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2006/n2006_005.html