Controllo

Un controllo glicemico rigoroso dimezza le malattie cardiache nel diabete di tipo 1

Una ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine il 22 dicembre scorso attesta che il controllo glicemico intensivo fa diminuire di circa il 50% il rischio di malattie cardiache ed ictus nei diabetici di tipo 1. Queste conclusioni sono basate sul follow-up dei pazienti che hanno partecipato più di dieci anni fa al Diabetes Control and Complications Trial (DCCT), un importante studio clinico finanziato dai National Institutes of Health.

Il Dr. Saul Genuth della Case Western University, a capo della nuova ricerca Epidemiology of Diabetes Interventions and Complications (EDIC), che esamina gli effetti a lungo termine del controllo glicemico intensivo a paragone di quello convenzionale, ha dichiarato: “Abbiamo constatato che la riduzione di eventi cardiovascolari dovuta al controllo glicemico intensivo è maggiore di quella ottenuta con l’uso dei farmaci per abbassare la pressione e il colesterolo. I benefici del controllo intensivo rafforzano considerevolmente il principio che questa terapia dovrebbe cominciare appena possibile ed essere mantenuta più a lungo possibile.”

Il Dr. David Nathan del Massachussetts General Hospital, associato a tale ricerca, ha aggiunto: “Il rischio di malattie cardiache nei diabetici di tipo 1 è dieci volte più alto che nei non diabetici. Mantenere un rigoroso controllo glicemico è difficile, ma se ne ricavano enormi vantaggi. Il controllo intensivo non solo riduce notevolmente le malattie cardiache ma anche i danni agli occhi, ai nervi e ai reni dei diabetici di tipo 1. Quanto più a lungo seguiamo i pazienti, tanto più siamo colpiti dai benefici duraturi di questa terapia.”

I risultati del DCCT, annunciati nel 1993, avevano dimostrato chiaramente che il controllo glicemico intensivo previene o rallenta le complicanze riguardanti occhi, nervi e reni del diabete di tipo 1. Tuttavia, i ricercatori non avevano seguito i partecipanti abbastanza a lungo per sapere se questa terapia poteva diminuire anche il rischio di infarto e ictus.

Il DCCT aveva messo a confronto gli effetti del controllo intensivo delle glicemie rispetto a quello convenzionale in 1.441 pazienti diabetici di tipo 1, fra i 13 e i 39 anni di età, dal 1983 al 1989. In quel periodo, la terapia convenzionale consisteva in una o due iniezioni di insulina al giorno con un controllo giornaliero delle urine o della glicemia. Ai pazienti, assegnati a caso al trattamento intensivo, era stato richiesto di mantenere i livelli glicemici il più possibile vicini alla norma. Dovevano cioè cercare di avere valori di emoglobina glicata (HbA1c) non più alti di 6%, con almeno tre iniezioni di insulina al giorno o con l’uso di un microinfusore, guidati da un frequente autocontrollo delle glicemie.

Alla fine di questa ricerca, i valori di HbA1c erano in media del 7% nel gruppo che seguiva la terapia intensiva e del 9% nei pazienti trattati con la terapia convenzionale, che furono quindi incoraggiati a adottare il controllo intensivo. I risultati del DCCT hanno provocato un importante cambiamento nel modo in cui i medici gestiscono i loro pazienti con diabete di tipo 1.

Continuando a seguire i partecipanti allo studio, i ricercatori notarono che la terapia intensiva riduceva lo sviluppo di aterosclerosi e pubblicarono questa scoperta nel 2003. Fu anche osservato un vantaggio sorprendente del controllo intensivo: i suoi effetti di lunga durata. I benefici dei primi sei anni di tale terapia infatti continuarono anche quando i livelli glicemici del gruppo trattato intensivamente erano gradualmente aumentati con valori di HbA1c di circa 8%, simili a quelli del gruppo trattato in modo convenzionale, che erano diminuiti.

Nei risultati ora pubblicati, il controllo glicemico rigoroso ha abbassato il rischio di eventi cardiovascolari del 42% e quello di eventi gravi, compresi infarti ed ictus, del 58%. Fra i 1.375 volontari che continuano a partecipare allo studio, i pazienti in trattamento intensivo hanno avuto meno della metà di eventi cardiovascolari che il gruppo in terapia convenzionale (46 rispetto a 98 casi comprendenti infarti, ictus, angine e coronaropatie, che hanno richiesto angioplastica o bypass coronarici). Trentuno dei pazienti trattati intensivamente (4%) e 52 di quelli in terapia convenzionale (7%) hanno avuto almeno un evento cardiovascolare durante i circa 17 anni di follow-up dall’inizio del DCCT. L’età media dei partecipanti è ora di 45 anni e il 53% è costituito da uomini.

Il controllo glicemico è altrettanto importante anche per i diabetici di tipo 2? Si moltiplicano le conferme che un controllo rigoroso dia benefici a tutti i diabetici, ma tale controllo è difficile da mantenere e può portare a episodi di ipoglicemia. I ricercatori si aspettano una risposta definitiva dalla sperimentazione ACCORD, un importante studio sui modi di diminuire il rischio di malattie cardiache e ictus negli adulti con diabete di tipo 2, i cui risultati sono attesi nel 2009.

Si calcola che i casi di diabete di tipo 1 siano fra il 5 e il 10% di tutti quelli diagnosticati negli USA (quasi un milione di persone). Questa forma di diabete colpisce generalmente bambini e giovani, che hanno bisogno di tre o più iniezioni di insulina al giorno o di un microinfusore per mantenere il livello di controllo glicemico atto a prevenire o ritardare le complicanze a lungo termine. Nella maggioranza dei pazienti diabetici di tipo 1, trattati con un controllo glicemico convenzionale, com’era definito prima del DCCT, insorgevano una o più complicanze, fra cui danni al cuore, ai vasi sanguigni, agli occhi, ai nervi e ai reni. Oggi, è molto meno probabile che si verifichino tali complicanze se i pazienti iniziano la terapia intensiva immediatamente dopo l’esordio del diabete.


Tratto da Doctor’s Guide - Fonte: National Institutes of Health
A cura di Anna Manetti

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 24 Gennaio 2006 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2006/n2006_003.html