Trapianti

Una nuova tecnica chirurgica aumenta la sicurezza del trapianto di isole pancreatiche

A cura di Valentina Maria Cambuli

I ricercatori dell’Università del Minnesota di Minneapolis (USA) hanno messo a punto una nuova tecnica per chiudere il sito d’accesso dopo il trapianto di isole pancreatiche nella vena portale del fegato. La nuova tecnica è in grado di ridurre le complicanze rispetto alle tecniche precedenti, come è stato dichiarato a Chigago nel corso del congresso della Società di Radiologia del Nord America. Il Dr. Saravanan Krishnamoorthy, radiologo al Centro Medico Universitario del Minnesota, ha comunicato che, fra il Gennaio 2002 e il Marzo 2005, 13 pazienti affetti da diabete tipo 1 scarsamente controllato, sono stati sottoposti a 15 trapianti (due pazienti sono infatti stati sottoposti a due trapianti) di isole pancreatiche attraverso una iniezione percutanea nella vena portale del fegato in anestesia locale.
Il team del Minnesota ha usato una guida ecografica per trovare la vena portale destra (utilizzata in 12 procedure) o la sinistra (utilizzata in tre casi). Il successo è stato ottenuto al primo tentativo in 10 casi e al secondo tentativo in quattro casi. In un paziente invece si sono resi necessari vari tentativi. L’unica tecnica usata è stata quella detta “a sandwich”, che ha permesso un tasso inferiore di complicanze. Attraverso la cute sono stati inseriti dapprima un ago e quindi un catetere nella vena porta sotto guida ecografica e le isole sono state poi infuse. Le cellule si sono alloggiate nella vena porta ed hanno iniziato a produrre insulina. Durante la procedura, la pressione della vena porta veniva monitorata per essere sicuri che la vena non fosse occlusa.

Il sito d’accesso veniva chiuso con un “sandwich” di acciaio inossidabile o serpentine di platino e gel, inserito attraverso il catetere, finché la chiusura fosse completa e l’ago e il catetere rimossi. Le serpentine hanno il compito di rallentare il flusso sanguigno e il gel agisce come un tappo. Il procedimento deve essere ripetuto fino ad arrivare alla cute o fino a bloccare il sanguinamento.

Le cellule impiantate hanno cominciato a produrre insulina in un arco di tempo variabile da alcuni giorni ad un mese. Il team non ha rilevato trombosi della vena porta, ematomi, emorragie lungo il tragitto del catetere o setticemia nei 30 giorni dopo il trapianto. Non vi è stato alcun decesso.

Il Dr. Krishnamoorthy sostiene che, con questo approccio, il trapianto di cellule pancreatiche risulta una tecnica sicura e minimamente invasiva che potrebbe essere usata anche come procedura ambulatoriale ed essere utilizzata anche per procedure percutanee diverse dal trapianto di isole. Con le metodiche precedenti i pazienti avevano bisogno di una mini-laparotomia per esporre la vena porta, e un catetere doveva essere posizionato per la visualizzazione diretta. Una delle più comuni complicazioni di questa procedura aperta era la perdita di sangue dalla vena porta. Nel team del Minnesota solo un paziente, quello che aveva necessitato di svariati tentativi per il trapianto, aveva perso sangue. Con la procedura aperta i rischi di sanguinamento ed infezione erano più alti e i tempi di recupero più lunghi.

Per quanto il trapianto percutaneo di isole pancreatiche sia al momento sperimentale, il Dr. Krishnamoorthy sostiene che il metodo a “sandwich” prevenga molte delle complicanze delle tecniche fino ad ora utilizzate. Un mese dopo la procedura tutti i pazienti producevano insulina da loro stessi e nessuno necessitava di iniezioni o aveva provato complicanze maggiori. Dopo un anno circa, il 75% dei pazienti non necessita di insulina, tuttavia il nuovo ricorso alle iniezioni di insulina esogena incrementava all’aumentare del tempo dal trapianto. Al momento attuale, inoltre, non è noto se i pazienti possano ripetere i trapianti di isole per via percutanea.


Fonte: BMJ. 2005;331:1290 (3 December)
Traduzione e adattamento a cura di Valentina Maria Cambuli

Data ultimo aggiornamento: Sabato, 24 Dicembre 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2005/n2005_076.html