Linee guida

Nuove linee guida per la diagnosi ed il controllo della sindrome metabolica

A cura di Ginette Marra

La American Heart Association (AHA) ed il National Heart, Lung, and Blood Institute (NHLBI) hanno pubblicato nuove linee guida per la diagnosi ed il controllo della sindrome metabolica. La sintesi, una sinossi completa di tutte le dichiarazioni scientifiche, è stata pubblicata il 12 Settembre e spiega le nuove linee guida. Di seguito, un anticipo dell’articolo apparso su Circulation.

“La sindrome metabolica ha ricevuto una maggiore attenzione negli ultimi anni,” scrivono il Dr. Scott M. Grundy, presidente del gruppo di esperti, ed i suoi colleghi della AHA e della NHLBI. “Riguarda i multipli i fattori di rischio di origine metabolica che compaiono per indurre direttamente lo sviluppo di malattia aterosclerotica e cardiovascolare (ASCVD). Questa moltitudine di fattori di rischio legati al metabolismo è fortemente associata al diabete mellito di tipo 2 o ai rischi dovuti alla condizione dello stesso metabolismo”.

Lo studio evidenzia il fatto che la sindrome metabolica è un disordine complesso, che non ha un singolo fattore come la sua causa. Tuttavia, i fattori di rischio maggiori stanno nell’obesità addominale e nella resistenza all’insulina. Altri fattori di rischio metabolici, sono la dislipidemia aterogenica (concentrazioni di elevati livelli di trigliceridi e di apoliproteine B, piccole particelle di colesterolo LDL e bassi livelli di colesterolo HDL), pressione alta, iperglicemia, uno stato pre-trombotico ed uno stato pre-infiammatorio. Altre condizioni possono influire sulla sindrome metabolica come, ad esempio, uno stile di vita sedentario, l’età, squilibri ormonali, predisposizione genetica o etnica.

Studi prospettici sulle popolazioni, dimostrano che la sindrome metabolica è associata ad un rischio quasi raddoppiato di sviluppare malattie cardiovascolari ed aterosclerotiche e quintuplo di sviluppare il diabete.

“La presenza della sindrome metabolica è associata ad un rischio maggiore a lungo termine di malattie cardiovascolari e aterosclerosi e diabete di tipo 2 , e questo deve assolutamente essere importante nella pratica clinica” scrivono gli autori. “Interventi sullo stile di vita meritano tutta l’attenzione per la riduzione dei fattori di rischio durante tutta l’esistenza; questi interventi includono il controllo del peso corporeo, l’incremento dell’attività fisica ed una dieta mirata a ridurre i rischi per quanto riguarda le malattie cardiovascolari ed aterosclerotiche.”

Gli interventi sullo stile di vita devono mirare ad una riduzione dell’obesità addominale e alla riduzione dal 7% al 10% del peso corporeo durante il primo anno di cura e bisogna continuare a perdere peso fino a raggiungere il peso forma desiderato (indice di massa corporea < 25 kg/m2) ed un giro vita inferiore a 102 cm. per gli uomini ed inferiore a 88 cm. per le donne.

Si raccomanda un’attività fisica moderata, dai 30 ai 60 minuti, da cinque a sette giorni alla settimana. La dieta deve ridurre l’assunzione di grassi saturi (< 7% al totale delle calorie), i livelli del colesterolo (< 200 mg/giorno), ed i grassi totali (25% - 35% al totale delle calorie). La maggior parte dei grassi nella dieta deve provenire da grassi non saturi, ed i zuccheri semplici vanno limitati.
Altre importanti criteri sono stati resi noti dal National Cholesterol Education Program Adult Treatment Panel III (NCEP-ATP III) per la diagnosi clinica della sindrome metabolica, secondo criteri molto severi e clinicamente utili, e si raccomanda di usare questi parametri senza effettuare grandi modifiche.

Le definizioni del NCEP-ATP III richiedono definite anormalità in almeno tre delle cinque misure cliniche: circonferenza del girovita, trigliceridi alti, livelli bassi di colesterolo HDL, pressione arteriosa alta e glicemia a digiuno. Le modifiche apportate dal gruppo di esperti includono la riduzione del peso corporeo alla soglia minima, nel caso si tratti di individui o di gruppi etnici che hanno una predisposizione all’insulino–resistenza; dando attenzione sempre ai livelli di trigliceridi, ai livelli di colesterolo HDL e di pressione, considerando questi valori anomali se trattati farmacologicamente; avendo cura di verificare che una pressione alta si riferisca a una soglia normale sia della pressione sistolica che diastolica; e abbassando la soglia del glucosio dai 110 ai 100 mg/dl a digiuno.

Per i pazienti con una storia di sindrome metabolica di almeno 10 anni, a rischio maggiore di malattie cardiovascolari ed aterosclerotiche, le linee guide stabiliscono che il trattamento farmacologico di due o più fattori di rischio può aiutare a limitare gli stessi rischi. Si raccomanda di usare trattamenti farmacologici in accordo con AHA, NHLBI, e l’American Diabetes Association (ADA) per fattori di rischio individuali, ma non specificatamente per ridurre i rischi del diabete di tipo 2 che non dipende dai trattamenti mirati a prevenire malattie cardiovascolari e arteriosclerosi.

Gli esperti descrivono un trattamento specifico dei rischi metabolici sia per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e arteriosclerosi che per il trattamento del diabete di tipo 2, includendo il trattamento della dislipidemia aterogenica, ipertensione, iperglicemia, stati pre-trombotici e stati infiammatori.

“Ricerche aggiuntive sono necessarie per capire meglio la patofisiologia che sta alla base della sindrome metabolica al fine di individuare gli obbiettivi per una terapia,” concludono gli esperti.


Tratto da Medscape - Fonte Circulation. Posted online Sept. 12, 2005
A cura di Ginette Marra

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 27 Settembre 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2005/n2005_052.html