Ricerca
Identificata una proteina secreta dal tessuto adiposo collegata all’insulino-resistenza
A cura di Linda Possanzini
Uno studio condotto dai ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center (BIDMC) ha identificato una proteina presente nelle cellule adipose che si ritiene sia responsabile dell’insulino-resistenza, stabilendo in tal modo un legame molecolare non identificato in precedenza tra l’obesità e il diabete di tipo 2 ed offrendo un nuovo potenziale bersaglio per lo sviluppo di farmaci per la cura del diabete. I risultati dello studio sono apparsi nel numero del 21 luglio della rivista Nature.
Secondo l’autrice Barbara B. Kahn, responsabile della Divisione d’Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo al BIDMC, i risultati ottenuti sia nelle cavie sia nell’uomo rappresentano la prima prova per cui elevati livelli della proteina RBP4 responsabile del trasporto del retinolo giocano un ruolo importante nello sviluppo dell’insulino-resistenza, un fattore di rischio primario per il diabete.
“L’essere resistente all’insulina è una delle cause principali di diabete”, afferma Kahn. “E anche in assenza di diabete, l’insulino-resistenza è un importante fattore di rischio per patologie cardiache e mortalità prematura”.
Prodotta dal pancreas, l’insulina, che è, di fatto, un ormone, aiuta le cellule in tutto il corpo ad assorbire il glucosio ed a convertire lo zucchero in energia. Negli individui insulino-resistenti, le cellule epatiche, adipose e muscolari sono incapaci di rispondere adeguatamente all’ormone, dando luogo ad un innalzamento dei livelli di glucosio e d’insulina nel sangue che può portare a sua volta alla comparsa del diabete e di patologie cardiovascolari.
Un precedente lavoro eseguito nel laboratorio della dott.ssa Kahn si era concentrato sulla comprensione del ruolo della proteina GLUT4 nello sviluppo dell’insulino-resistenza. Essendo noto che la sottoregolazione dell’espressione GLUT4 nel tessuto adiposo è una caratteristica pressoché universale degli stati d’insulino-resistenza (inclusa l’obesità, la sindrome metabolica e il diabete di tipo 2), precedenti membri del laboratorio svilupparono due modelli transgenici di topolini: uno con la sovraespressione specifica delle cellule adipose della GLUT4 e uno con la riduzione specifica delle cellule adipose della GLUT4. Si riscontrò che il topolino con la sovraespressione della GLUT4 presentava chiaramente una migliore tolleranza al glucosio e sensibilità all’insulina mentre, al contrario, il topolino con una ridotta espressione GLUT4 nel tessuto adiposo presentava insulino-resistenza ed un maggior rischio di sviluppare il diabete.
“I risultati evidenziarono che attraverso la manipolazione della GLUT4 nel tessuto adiposo s’influiva sulla sensibilità insulinica di tutto il corpo, molto probabilmente per mezzo della secrezione di proteine da parte delle cellule adipose”, spiega Kahn. “Abbiamo perciò misurato le molecole secrete dal grasso a noi note, incluse la leptina e l’adiponectina, ma abbiamo tuttavia riscontrato che i livelli erano normali in tutti i casi”.
Gli investigatori dello studio, guidati da Qin Yang, MD, PhD, e Timothy Graham, MD, nel laboratori Kahn, hanno condotto in seguito un’analisi per identificare una nuova proteina. “ Questo ha portato alla scoperta della RBP4”, dice Kahn.Un’ulteriore indagine riscontrò che sia l’innalzamento genetico sia farmacologico della RBP4 può causare l’insulino-resitenza e che la diminuzione genetica e farmacologia della proteina negli stati d’insulino-resistenza migliorerebbe la condizione. Negli individui obesi con diabete di tipo 2, tanto più la RBP4 è presente nel sangue tanto più grave sarà l’insulino resistenza.
Fino ad ora, la sola funzione della RBP4 nota agli scienziati era quella di trasportare il retinolo (vitamina A) ai tessuti. Grazie a questi nuovi risultati, sembra che questa proteina possa avere un'altra funzione e che il metabolismo della vitamina A e composti correlati potrebbero avere probabilmente un certo impatto indiretto sull’azione dell’insulina. “ C’è un’epidemia sempre più grande d’obesità e diabete di tipo 2 nel mondo occidentale”, dice Kahn “E, ancora più preoccupante, queste condizioni stanno diventando sempre più comuni, non solo negli adulti ma anche nei bambini e negli adolescenti”.
“È perciò chiaro che strategie di cura più efficaci sono necessarie per prevenire e trattare il diabete” La RBP4 potrebbe rappresentare una nuova speranza per lo sviluppo di terapie antidiabetiche”.
Tratto da: Beth Israel Deaconess Medical Center - Fonte: Nature, 436, 356-362 (21 Jul 2005)
Traduzione e adattamento a cura di Linda PossanziniData ultimo aggiornamento: Giovedì, 18 Agosto 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2005/n2005_046.html