Diagnostica
Screening sugli adolescenti per le anomalie del metabolismo dei carboidrati
A cura di Giuseppe Perillo
L’epidemia di sovrappeso infantile ha portato a credere in un’esplosione di anomalie nella regolazione del glucosio nei bambini e nei ragazzi. Queste alterazioni progrediscono, nei soggetti geneticamente suscettibili, da una fase di sovrappeso ad una di insulino-resistenza, al pre-diabete fino alla diagnosi di diabete di tipo 2. Attualmente, il numero di bambini affetti da alterazione del metabolismo glucidico e l’interazione di pubertà, etnia/razza, adiposità, fitness e stato socio-economico, non sono conosciuti perché non è mai stato effettuato uno studio esaustivo sulla popolazione.
Al fine di sopperire a questa mancanza, il Dr. Dolan ed i suoi colleghi, hanno monitorato 2.501 studenti della Princeton School District di Cincinnati (USA), non ispanici, sia bianchi che neri. Gli studenti sono stati esaminati studiandone peso corporeo, glicemia plasmatica a digiuno ed insulina. Un test orale di tolleranza al glucosio (OGTT) è stato effettuato agli studenti che: 1) avevano un indice di massa corporeo (BMI) >85° percentile per età e peso; 2) glicemia a digiuno al di sopra della media dei partecipanti della stessa razza, sesso e fase di sviluppo sessuale; 3) glicemia a digiuno superiore a 110 mg/dl. Più di un terzo degli studenti ha mostrato di avere i requisiti per essere valutati con OGTT, e 887 vi sono stati realmente sottoposti. I risultati dell’OGTT sono stati usati per collocare gli studenti in 4 categorie: normoglicemici (glicemia a digiuno <110 mg/dl e dopo 2 ore dal carico <140 mg/dl); intolleranti ai carboidrati (glicemia a digiuno compresa fra 110 e 126 mg/dl e dopo 2 ore dal carico ≤140 mg/dl); pre-diabetici (una glicemia a digiuno ≥126 mg/dl e/o dopo 2 ore dal carico ≥200 mg/dl); diabetici (entrambe le glicemia a digiuno >126 mg/dl). Gli studenti ai quali è stato diagnosticato il diabete sono stati sottoposti ad una accertamento per stabilire se si trattasse di tipo 1 o tipo 2.
Il Dr. Dolan ed i suoi colleghi hanno trovato, nell’intero gruppo di studenti, una sorprendente bassa percentuale di anomalie del metabolismo glucidico. L’intolleranza ai carboidrati è stata riscontrata solo nel 2.48%, i pre-diabetici erano solo lo 0.28% ed i diabetici lo 0.36%, di questi ultimi solo un terzo era di tipo 2. Anche nel gruppo di 887 soggetti ad alto rischio, 9 hanno avuto una ridotta tolleranza al glucosio, 3 sia una ridotta tolleranza al glucosio che un’alterata glicemia a digiuno e 7 erano nella fase di pre-diabete. La percentuale di studenti ad alto rischio con intolleranza ai carboidrati riscontrata dal Dr. Dolan, è stata drasticamente bassa rispetto a quanto era stato riscontrato in studi condotti su una popolazione ad alto rischio in ambiente clinico. Nel contesto degli studi clinici in soggetti ad alto rischio, i rapporti di ridotta tolleranza al glucosio sono stati almeno 10 volte maggiori. Per esempio, il Dr. Sinha ed i suoi colleghi avevano riscontrato presso il loro centro di rilevazione dell’obesità, una ridotta tolleranza al glucosio (definita solo come una glicemia dopo 2 ore dal carico fra 140 e 200 mg/dl) nel 25% dei ragazzi in sovrappeso di età compresa tra 4 e 10 anni e nel 21% di adolescenti in sovrappeso in età compresa tra 11 e 18 anni. Similmente, il Dr. Goran ed i suoi colleghi avevano riportato che, una ridotta tolleranza al glucosio era stata riscontrata nel 28% di un gruppo selezionato di giovani Ispanici in sovrappeso e con una positiva storia familiare di diabete di tipo 2. Il Dr. Gomez-Diaz ed i suoi colleghi avevano invece riportato glicemia a digiuno >110 mg/dl nel 6.2% di un gruppo di ragazzi dai 4 ai 17 anni in sovrappeso; 13.3% aveva valori di glicemia a digiuno >100 mg/dl ed il 14.8% presentava una ridotta tolleranza al glucosio. Tutto ciò suggerisce che, anche con un 50% circa di studenti appartenenti ad una minoranza etnico/razziale, un’alta percentuale di elevato BMI (34.99%) e la maggioranza di studenti in o completanti la pubertà (88%), esaminando una popolazione “normale” di bambini e poi ancora valutando un gruppo creduto ad alto rischio, non si riesce ad ottenere un gruppo di soggetti con anomalie gluco-regolatorie comparabili a quelle trovate negli studi clinici.
Il fatto che gli autori abbiamo alterato la definizione di intolleranza ai carboidrati e pre-diabete, può portare a delle difficoltà nell’interpretare questo studio. Gli autori hanno considerato alla stessa stregua alterata glicemia a digiuno e ridotta tolleranza al glucosio nella loro definizione di intolleranza ai carboidrati. Entrambe erano state precedentemente definite come pre-diabete dall’American Diabetes Association. Inoltre, gli autori hanno usato il termine pre-diabetico per valori glicemici, sia a digiuno che durante il test orale di tolleranza al glucosio, che erano nel range diabetico. Alterando queste definizioni, gli autori hanno aggiunto una potenziale confusione su come i loro risultati saranno comparati con altri studi passati o futuri.
Un Pannello Consensuale convenuto all’ADA nel 2000, raccomanda che lo screening per il diabete di tipo 2 sia effettuato nei “giovani ad alto rischio”. Lo screening per il diabete, è stato raccomandato ai bambini ed agli adolescenti obesi e con una positiva storia familiare di diabete di tipo 2, alcuni raggruppati sotto una certa razza/etnia ed altri raggruppati per insulino-resistenza, nigricans, dislipidemia o policisti ovariche. Il test è stato eseguito, in assenza di sufficienti dati riguardanti la storia naturale del diabete di tipo 2, nei soggetti pediatrici per i seguenti motivi: 1. E’ stato presunto che la malattia era comune nella popolazione generale tanto quanto i gruppi ad alto rischio facilmente identificabili; 2. la malattia era seria in termini di morbosità e mortalità; 3. la malattia aveva un prolungato periodo di latenza durante il quale non vi erano sintomi; 4. il test è stato adeguatamente sensibile e specifico; 5. L’intervento è stato indispensabile a prevenire o ritardare l’insorgenza o il trattamento della malattia ad uno stadio iniziale. Il test è stato raccomandato ai soggetti pediatrici in quanto si teme che la lunga durata del diabete possa condurre ad un eccesso di complicanze micro e macrovascolari ed all’aumento dei costi sanitari.
La percentuale molto bassa di diabete non diagnosticato negli studenti del Princeton School District, accoppiati con i risultati precedenti di una percentuale molto bassa di diabete non diagnosticato in bambini ed adolescenti del Third National Health and Nutrition Examination Survey, pone il problema di quando lo screening per il diabete di tipo 2 debba essere effettuato. Questo studio suggerisce che esaminare tutti i bambini che presentano anomalie del metabolismo glucidico, non è indicato perché ha una resa veramente bassa ed è quindi sconsigliabile un suo utilizzo diffuso nelle comunità o nelle scuole. Esaminare i bambini ad alto rischio potrebbe essere indicato, ma sembra che usando il BMI, la glicemia a digiuno e l’insulinemia, non si riesca ad identificare un gruppo con sufficienti rischi, tali da giustificare l’esame stesso. Ulteriori analisi e studi sono necessari per meglio definire i bambini ad alto rischio che potrebbero beneficiare di un OGTT, al fine di diagnosticare coloro che ricadono nello spettro delle anormalità del metabolismo glucidico.
Fonte: The Journal Of Pediatrics, June 2005 Volume 146 Number 6
Traduzione e adattamento a cura di Giuseppe PerilloData ultimo aggiornamento: Giovedì, 21 Luglio 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2005/n2005_045.html