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Nuova terapia promettente per il diabete di tipo 1 di nuova insorgenza
A cura di Ginette Marra e Linda Possanzini
È un passo avanti significativo, forse storico, contro la lotta al diabete di tipo 1, che ha appena realizzato un’equipe di 25 biologi e medici francesi, belgi e tedeschi. L’equipe coordinata dalla Dott.ssa Lucienne Chatenoud, è riuscita per la prima volta al mondo, ad ottenere remissioni a lungo termine di questa malattia. Vediamo come.
Il diabete mellito di tipo 1 è una patologia cronica autoimmune causata dall’azione patogenetica dei linfociti T sulle cellule beta responsabili della produzione d’insulina. Il processo patologico irreversibile provoca una diminuzione o una distruzione totale della loro capacità di produrre insulina. Precedenti studi clinici hanno mostrato che la continua soppressione immunitaria rallenta temporaneamente la perdita di produzione d’insulina. Da qui l’interesse di agire direttamente sui linfociti T cercando di contrastare la loro azione. Assunti ai primi stadi del diabete, tali trattamenti permetterebbero di conservare una frazione significativa di cellule beta.
Un anticorpo monoclonale può essere definito come una molecola efficace biologicamente, prodotto su modello industriale, capace di interferire con un procedimento fisiopatologico.
Sono stati studiati gli effetti di un anticorpo anti-CD3 umanizzato non attivato sulla perdita di produzione d’insulina nei pazienti con diabete di tipo 1. Nelle 6 settimane seguenti la diagnosi, 24 pazienti sono stati assegnati casualmente a ricevere o un solo ciclo di trattamento di 14 giorni con l’anticorpo monoclonale o nessun anticorpo e sono stati studiati durante il primo anno di malattia.
Il trattamento con l’anticorpo monoclonale ha mantenuto o migliorato la produzione d’insulina dopo un anno in 9 dei 12 pazienti nel gruppo di trattamento, mentre solo 2 dei 12 controlli presentava una risposta sostenuta. L’effetto del trattamento sulle risposte insuliniche è durato almeno 12 mesi dal momento della diagnosi. I livelli d’emoglobina glicosilata e i dosaggi insulinici sono anche stati ridotti nel gruppo trattato con l’anticorpo monoclonale. Non si sono verificati effetti collaterali gravi, e quelli più comuni sono stati febbre, rash cutanei ed anemia. “L’unico effetto secondario che ha trattenuto la nostra attenzione è stato l’insorgere, anche se transitorio, segni clinici e biologici di mononucleosi infettiva dovuta al virus di Epstein-Barr, tengono a precisare. L'eccellente risposta immunitaria sviluppata contro il virus in tutti i pazienti trattati dimostra l’assenza di immuno- soppressione al termine del trattamento di sei giorni con l’anticorpo”, hanno detto i ricercatori.
Il trattamento con questo anticorpo monoclonale attenua il deterioramento nella produzione d’insulina e migliora il controllo metabolico durante il primo anno di diabete mellito di tipo 1 in gran parte dei pazienti. A tal proposito, i ricercatori hanno affermato: “I risultati ottenuti dimostrano che il trattamento con l’anticorpo anti- CD3 induce, in una percentuale importante di questi pazienti, un arresto della progressione del diabete con la stabilizzazione della produzione di insulina endogena, se non anche un netto miglioramento della produzione in alcuni dei pazienti. Questo effetto si è potuto notare in molti pazienti e si è tradotto in una riduzione considerevole della dose di insulina necessaria, e questo ben al dì sotto della soglia generalmente considerata di insulino-dipendenza. Nel gruppo che presentava la migliore produzione endogena iniziale di insulina, il 75% dei pazienti ha potuto diminuire nettamente il fabbisogno di insulina, mentre questo non è successo nel gruppo trattato con placebo.”
Questi risultati aprono prospettive nuove sull’immunoterapia del diabete insulino-dipendente e dimostrano inoltre, che si può riuscire a fermare la progressione della malattia dal momento in cui questa è all’esordio. Potrebbe permettere alle persone affette da diabete di nuova insorgenza di sopravvivere con la loro propria insulina.
Tratto da New England Journal of Medicine e Le Monde - Fonte: NEJM. 352:2598-2608 June 23, 2005 Number 25
Traduzione e adattamento a cura di Ginette Marra e Linda PossanziniData ultimo aggiornamento: Giovedì, 30 Giugno 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2005/n2005_042.html