Prevenzione complicanze

Lo stretto controllo glicemico dimezza il rischio cardiovascolare nei diabetici di tipo 1

A cura di Carmelo D'Alessio

Alla lista dei provati benefici a lungo termine dello stretto controllo glicemico nel diabete di tipo 1, ora possiamo aggiungere una notevole diminuzione del rischio di malattie cardiovascolari.

I risultati sono stati presentati al Meeting Annuale dell’American Diabetes Association, dopo aver analizzato gli eventi cardiovascolari come infarto, ictus ed angina nei pazienti che hanno partecipato diversi anni fa allo studio DCCT (Diabetes Control and Complications Trial).

“I pazienti seguiti più a lungo, sono stati quelli che ci hanno impressionato maggiormente per i durevoli benefici dello stretto controllo glicemico. Quanto prima la terapia intensiva inizia e quanto più a lungo nel tempo viene mantenuta, tanto migliori sono le possibilità di ridurre le complicanze debilitanti del diabete”, ha detto il Dr. Saul Genuth della Case Western University. Il Dr. Genuth coordina questo follow-up, denominato “Epidemiology of Diabetes Interventions and Complications study” (EDIC), che sta osservando gli effetti a lungo termine del precedente controllo glicemico intensivo del DCCT rispetto a quello convenzionale.

Nel 1993 i ricercatori del DCCT giunsero alla conclusione che il controllo glicemico intensivo riduce enormemente le complicanze oculari, nervose e renali del diabete di tipo 1 e, inoltre, secondo un altro studio pubblicato nel 2003, diminuisce il rischio di aterosclerosi. Ma, l’aspetto più rilevante del controllo intensivo è il suo valore nel lungo periodo.

Dopo sei anni e mezzo di DCCT, i livelli di emoglobina glicata (HbA1c) si attestarono su una media del 7% nel gruppo sottoposto a terapia intesiva e del 9% nel gruppo sottoposto a terapia convenzionale. Al termine dello studio, il gruppo in terapia convenzionale fu incoraggiato ad adottare il controllo intensivo ed i ricercatori iniziarono il follow-up a lungo termine dei partecipanti.

Ciò che sorprese i ricercatori è che i benefici dei primi sei anni di controllo intensivo persistevano malgrado il fatto che il gruppo prima trattato con terapia intensiva avesse raggiunto dopo lo studio un livello medio di HbA1c di 8%.

Nei nuovi risultati presentati, tra i 1.375 volontari che hanno continuato a partecipare allo studio, i pazienti in terapia intensiva hanno visto più che dimezzare gli eventi cardiovascolari rispetto al gruppo in terapia convenzionale (46 vs 98 eventi). Molti eventi hanno compreso infarti, ictus, angina e coronaropatie con necessità di angioplastica o by-pass. 31 pazienti in terapia intensiva (4%) e 52 in terapia convenzionale (7%) hanno avuto almeno un evento cardiovascolare durante i 17 anni di follow-up. L’età media dei partecipanti è di 45 anni ed il 53% sono maschi.

“Il rischio di cardiopatie è circa 10 volte maggiore nei diabetici di tipo 1 rispetto ai non diabetici. Ora è chiaro che l’iperglicemia contribuisce allo sviluppo di malattie cardiovascolari” dice il Dr. David Nathan del Massachusetts General Hospital, che ha co-diretto il gruppo di ricerca DCCT/EDIC. “La buona notizia è che, nei diabetici di tipo 1, lo stretto controllo glicemico riduce in modo significativo le cardiopatie oltre a retinopatia, neuropatia e nefropatia. È un traguardo difficile da raggiungere e mantenere, ma i vantaggi sono enormi. Il messaggio da cogliere è che si dovrebbe perseguire il prima possibile il buon controllo glicemico per ritardare o prevenire le gravi complicanze del diabete,” ha detto il Dr. Alan D. Cherrington, Presidente dell’American Diabetes Association.


Tratto da Doctor’s Guide - Fonte: National Institutes of Health
Traduzione e adattamento a cura di Carmelo D'Alessio

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 28 Giugno 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2005/n2005_040.html