Patologie associate

Diabete, terapia insulinica e cancro colonrettale

A cura di Linda Possanzini

Per due decenni, gli investigatori hanno riconosciuto dei fattori di rischio che influenzano sia il diabete di tipo 2 sia il cancro colonrettale – come l’obesità, la dieta occidentale ed uno stile di vita sedentario – e hanno ipotizzato un possibile collegamento tra queste due frequenti malattie. I dati raccolti mostrano che il diabete di tipo 2 è associato ad un rischio maggiore del 40-60% di cancro all’intestino crasso, e più specificamente, di tumore maligno del colon prossimale. Queste associazioni non dipendono dalla indice di massa corporea e vengono riportate molto più frequentemente rispetto quelle del cancro alla mammella e all’endometrio. In base allo studio “European Prospective Investigation into Cancer” (EPIC-Norfolk) le variazioni che si verificano nelle concentrazioni di emoglobina glicata sono responsabili di questo rischio aumentato e mettono in luce di conseguenza il ruolo del controllo glicemico nel determinare quali pazienti potranno sviluppare il cancro colonrettale. Contrariamente al diabete di tipo 2, non è stata determinata nessuna associazione tra il cancro colonrettale e il diabete di tipo 1, o quello gestazionale.

Alcuni dati recentemente pubblicati ottenuti da un vasto studio condotto su 1.2 milioni di persone (US cancer Prevention Study II) hanno confermato gli esiti di studi precedenti seppur di minori dimensioni per cui la presenza del diabete può influenzare l’esito nei pazienti con cancro all’intestino crasso. Inoltre, in un trial randomizzato controllato di chemioterapia adiuvante negli stadi II e III del cancro al colon, Meyerhardt et al. hanno riportato tra i soggetti con diabete mellito tassi notevolmente più elevati di mortalità e della riduzione della sopravvivenza libera da malattia – anche dopo aver aggiustato gli altri fattori predittivi degli esiti. Questo studio ha inoltre evidenziato che le curve della riduzione della sopravvivenza libera da malattia erano nei primi due anni per lo più identiche sia nei pazienti con diabete che in quelli senza. Sebbene queste osservazioni necessitino di ulteriori conferme, implicano che tra le persone affette da diabete e con cancro colonrettale, alcuni meccanismi non ancora identificati possono in alcuni casi influenzare la progressione della malattia in modo sfavorevole dopo il trattamento iniziale, piuttosto che la percezione che il diabete sia associato ad un trattamento iniziale compromesso, e ad un aumento della mortalità postoperatoria precoce.

Gli effetti del diabete mellito sul cancro colonrettale possono essere mediati attraverso meccanismi che variano da tempi più lunghi del transito intestinale all’iperinsulinemia. In relazione a quest’ultima, almeno nella fase iniziale dello sviluppo, il diabete di tipo 2 viene associato ad aumentate concentrazioni d’insulina circolante. L’insulina può stimolare la proliferazione delle cellule attraverso due percorsi: un percorso minore che comporta la diretta attivazione del recettore dell’insulina o del recettore I del fattore di crescita insulinica (IGF), ed un percorso maggiore attraverso l’inibizione delle proteine che si legano all’IGF (in particolare l’IGF-1 e l’IGF-2), dando luogo in teoria ad un’aumentata biodisponibilità dell’IGF-I al recettore IGF-I. Un ruolo importante dell’IGF-I nella carcinogenesi colonrettale è supportata da studi epidemiologici e modelli animali. Studi clinici anche indipendentemente collegano l’elevate concentrazioni circolanti di C-peptide, ad un aumentato rischio di cancro colonrettale.

Grazie all’UK General Practice Research Database, si è potuto osservare il ruolo dell’insulina nello sviluppo del cancro colonrettale. In un gruppo di studio di 24000 pazienti con diabete di tipo 2, 125 soggetti hanno sviluppato un cancro colonrettale dopo un follow up di durata media di 7 anni. è inoltre importante osservare che tra i pazienti in terapia insulinica da almeno 1 anno (n=3160), il rapporto di rischio corretto per l’età ed il sesso era 2.1, un’associazione positiva che è stata rafforzata dopo aggiustamenti per probabili malintesi . Sebbene è stato dimostrato che nell’animale l’iniezioni d’insulina esogena stimolino la crescita dei precursori del cancro colonrettale, questo studio fornisce la prova che nell’uomo un aumentato rischio di cancro all’intestino può essere un effetto indesiderato di un trattamento insulinico a lungo termine. Tuttavia, dopo mezzo secolo di un utilizzo clinico critico, l’insulina è improbabile che sia sottoposta ad un feroce attacco come è stato di recente per la terapia sostitutiva ormonale a base di estrogeni. Il contributo indispensabile dell’insulina alla cura del diabete e le riduzioni nelle complicanze non neoplastiche grazie all’ottimizzazione del controllo glicemico supera di gran lunga l’assoluto rischio di cancro colonrettale.

Yang et al tracciano un’analogia del rischio con gli individui con anamnesi familiare positiva per cancro colonrettale e, per implicazione, suggeriscono un controllo più rigido nei soggetti diabetici sotto terapia insulinica. Questo proposito è alquanto discutibile poiché si basa su un rischio stimato solamente due volte nei pazienti. Lo screening per il cancro colonrettale non è privo delle sue morbidità potenziali, e delle analisi dettagliate dei rischi e dei benefici che devono essere intraprese prima di raccomandare controlli più aggressivi nei pazienti con diabete di tipo 2. Poiché l’incidenza del diabete di tipo 2 aumenterà indubbiamente di pari passo con la crescente obesità, le associazioni tra il diabete ed il rischio di cancro colonrettale saranno al centro di sempre maggiori ricerche.


Fonte: BMJ. 2005; 330: 551-552
Traduzione e adattamento a cura di Linda Possanzini

Data ultimo aggiornamento: Martedì, 22 Marzo 2005 6:30:00
URL: http://www.progettodiabete.org/news/2005/n2005_019.html